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Archivio per Storm Thorgerson

Pink Floyd, la storia di A Saucerful of Secrets (e del supereroe Marvel nascosto sulla copertina)


Su VirginRadio un articolo sulla copertina del secondo album dei Floyd, “A saucerful of secrets”, lavoro del 1968, lontano anni luce dai nostri eventi ma, insomma, per certi altri versi non troppo; ecco il contributo:

Nel 1967, quando l’acid-rock iniziò ad invadere le strade di Londra, c’era una band rappresentava la vera e propria colonna sonora di quella rivoluzione culturale e musicale. Ma non si trattava più dei Beatles o dei Rolling Stones, erano i giovani Roger Waters, Syd Barrett, Nick Mason Richard Wright, e insieme si facevano chiamare Pink Floyd. La band divenne rapidamente il suono di un nuovo movimento e pose le fondamenta del prog-rock psichedelico con il primo album The Pipers At The Gates Of Dawn per poi affermarsi con il disco seguente A Saucerful of Secrets grazie anche all’ingresso in formazione di David Gilmour che aiutò il gruppo e Syd Barrett a completare i brani.

A Saucerful of Secrets è un disco fondamentale per la leggendaria band inglese, ricco di elementi mistici, psichedelici e immaginifici non solo nel sound ma anche nell’incredibile copertina, la prima realizzata per la band da Hipgnosis, lo studio dell’indimenticato Storm Thorgerson.
Anche se non è certamente ricordata tra le cover più simboliche della band, è una delle rappresentazioni visive più accurate dei primi Pink Floyd con il contrasto tra oscurità e misticismo ultraterreno. I Pink Floyd commissionarono la realizzazione della copertina direttamente a Thorgerson e Powell nel 1968. Per creare l’immagine, così pregna di psichedelia, Thorgerson decise di stratificare i vari simboli legati ai temi trattati dalla band in un collage che tentava di rappresentare le visioni oniriche di tre “stati alterati di coscienza”: religione, droghe psichedeliche e la musica dei Pink Floyd.

La copertina contiene diversi tipi di immagini, alcune disegnate appositamente e altre ispirate da disegni già esistenti. Nel piccolo cerchio vicino al centro, le sagome dei membri della band sono rappresentate in una piccola fotografia. Il diagramma circostante raffigura le varie fasi planetarie e a sinistra è presente un’immagine di Doctor Strange, l’eroe Marvel tratto direttamente dal numero 158 del fumetto Marvel Strange Tales. La sagoma del dottor Strange può essere individuata sulla destra della copertina.
Da lontano la copertina dell’album A Saucerful of Secrets può sembrare un miraggio verde scuro, ma da vicino, il design psichedelico e ricco di dettagli può tenere gli occhi occupati per ore. Completo di immagini cosmiche e supereroi Marvel, questa è una delle copertine più complicate, accurate e rappresentative dell’intera carriera dei Pink Floyd.

PINK FLOYD: UNA INEDITA INTRODUZIONE AL LIBRO “THE DARK SIDE OF THE MOON 50° ANNIVERSARY” – DI JILL FURMANOVSKY | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia la segnalazione di una piccola intro di Jill Furmanovsky, inedita e quindi ora pubblicata sul sito della fotografa, che doveva accompagnare la pubblicazione di “Pink Floyd, The Dark Side of the Moon, 50th Anniversary”; nello scritto, Jill racconta molte cose, alcune ve le incollo qui:

I Floyd e Hipgnosis avevano un rapporto speciale. Syd Barrett, Roger Waters e David Gilmour avevano conosciuto Po e Storm quando andavano a scuola a Cambridge. A metà degli anni Sessanta vennero tutti a Londra per formare quella che sarebbe diventata una delle unioni più creative tra musica e design. Venero il loro lavoro, come la maggior parte degli studenti di grafica. Hipgnosis aveva uno studio angusto e disordinato, con un lavandino al posto del water, sopra una libreria greca in Denmark Street, a Soho. Era un mistero come da lì uscissero opere d’arte così belle e incontaminate.
Anche se erano sempre di corsa per rispettare qualche scadenza ormai lontana, Storm e Po trovavano il tempo di vedere gli studenti. Nel 1973 andai a mostrare loro il mio portfolio, che conteneva già una notevole selezione di foto dei Pink Floyd. Da un anno lavoravo come fotografa interna al Rainbow Theatre di Londra, dove la band provava spesso e dove aveva anche tenuto una serie di concerti nel febbraio dell’anno precedente. Una foto dal vivo mostra la vocalist Clare Torry, che ha cantato la gloriosa voce originale nella versione dell’album “The Great Gig In The Sky”.

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StormT


Aspetti di espletare idee frattalizzate, di fronte al tuo interlocutore, mentre indossa occhiali a specchio in cui ritrovi i tuoi ricordi.

SYD BARRETT: “HAVE YOU GOT IT YET?” – IL TRAILER DEL NUOVO DOCUMENTARIO | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia l’annuncio dell’uscita di Have You Got It Yet? The Story of Syd Barrett & Pink Floyd, documentario su Syd Barrett e su cosa ha significato per lui e per noi il periodo in cui è stato con i Floyd, all’inizio della loro parabola. In basso il trailer del film:

Icona di culto, enigma, recluso… la vita di Syd Barrett, membro fondatore dei Pink Floyd, è piena di domande senza risposta. Fino a oggi.
Mettendo insieme la sua ascesa cometaria alla celebrità pop, i suoi impulsi creativi e distruttivi, l’esaurimento nervoso, l’uscita dalla band e la successiva vita solitaria, questo documentario si inserisce nel contesto sociale degli esplosivi anni Sessanta. Diretto da Storm Thorgerson (Hipgnosis) e dal pluripremiato regista Roddy Bogawa, presenta nuove interviste agli amici, agli amanti, alla famiglia e ai compagni di band di Syd, Roger Waters, David Gilmour e Nick Mason. Il documentario – che prende il nome da una canzone inedita che Barrett portò alle sue ultime prove con i Pink Floyd – include anche interviste a legioni di artisti ispirati dalla breve permanenza di Barrett nella band – Pete Townshend degli Who, Graham Coxon dei Blur, Andrew VanWyngarden degli MGMT e altri ancora – oltre agli ex manager dei Pink Floyd Peter Jenner e Andrew King, al drammaturgo Tom Stoppard e alla sorella di Barrett, Rosemary Breen.
Il sito ufficiale del documentario: https://www.sydbarrettfilm.com/

Inside Out – La prima autobiografia dei Pink Floyd – Recensioni – SENTIREASCOLTARE


La segnalazione di questo articolo che avevo perso, su SentireAscoltare: InsideOut, la biografia dei Pink Floyd visti da Nick Mason, il loro batterista. Vi lascio alla segnalazione:

Inside Out, ovvero la prima autobiografia dei Pink Floyd, è un libro scritto da Nick Mason, batterista della band britannica nonché – a tempo perso – pilota di auto sportive. Il testo è uscito in origine nel 2004, ma la versione di cui vi parliamo in questa sede è quella pubblicata in inglese – aggiornata con gli eventi occorsi successivamente a quell’anno – nel 2017, e poi ristampata in italiano da EPC Editore a novembre 2018. Tanto per dire che nonostante di questo libro si sappia già molto, rimane comunque una lettura assai piacevole sia per i fan del gruppo che per i meno addentro alle questioni pinkfloydiane.

Pur essendo una “fonte diretta”, Inside Out non è un libro caratterizzato da un approccio enciclopedico: dentro non ci troverete ogni minuto vissuto – nemmeno troppo pericolosamente – dalla formazione britannica. Crediamo volutamente, visto anche l’aplomb tipicamente british con cui Mason tratta soprattutto le questioni più spinose legate alla storia dei Floyd (due su tutte: l’estromissione dal gruppo di Syd Barrett e la separazione conflittuale tra Roger Waters e il trio Mason/Wright/Gilmour più o meno da The Wall in avanti), evitando così di mettere in piazza troppi dettagli – del resto è lui stesso a informarci che una volta finito di scriverlo, il libro ha passato il vaglio e le aggiunte/correzioni dei compagni di lungo corso. I pregi di Inside Out stanno altrove, per esempio in una scrittura ironica e fluente capace di raccontare le fasi salienti dell’ascesa di uno dei gruppi più seguiti al mondo con una verve degna d’un romanziere, e come se fosse la storia di una formazione emergente qualsiasi salita alle cronache quasi per caso: sembra di vederlo, il buon Mason, mentre al pub, tra una pinta e l’altra, ti racconta sghignazzando di quando si spezzarono i tiranti che tenevano fermo il maiale gigante gonfiato a elio che si doveva fotografare per la copertina di Animals, e il suddetto viaggiò autonomamente per i cieli britannici evitando solo per pura fortuna di causare possibili incidenti aerei. Un po’ come se fosse stata una bravata da ragazzini, e non un evento che dimostra l’intraprendenza, il coraggio artistico di un gruppetto di inglesi interessato alla tecnica applicata a ogni campo – del resto i Nostri studiavano architettura – almeno quanto alla musica.

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SYD BARRETT: “HAVE YOU GOT IT YET?” – IL DOCUMENTARIO | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia la segnalazione della realizzazione di Have You Got It Yet? The Story of Syd Barrett and Pink Floyd, un documentario che verte su Syd Barrett, il fondatore dei Floyd; ovviamente sono molto gli attori coinvolti, tutti dell’entourage Floyd, tutti coloro che hanno avuto una parte nelle vicende di Syd. Vi lascio a un estratto dall’articolo:

Il documentario esplora l’enigmatico Barrett, che ha scritto i primi due successi dei Pink Floyd e ideato il nome della band. Nel 1968, pochi anni dopo la fondazione del gruppo, Barrett fu costretto a lasciare i Pink Floyd quando i suoi compagni di band si allarmarono per la sua stabilità mentale e l’uso di droghe psichedeliche.
“Barrett abbandonò la musica e tornò a casa, a Cambridge, per gli ultimi 30 anni della sua vita e per il suo primo amore, la pittura“, si legge nel comunicato stampa del documentario. Alcuni dei maggiori successi mondiali dei Pink Floyd – Dark Side of the Moon, Wish You Were Here e The Wall – esaminano i temi della follia e della celebrità, tra cui “Shine On You Crazy Diamond” e “Wish You Were Here”, scritte come tributo a Barrett. Have You Got It Yet? è stato diretto dal pluripremiato regista Roddy Bogawa e dal defunto graphic designer Storm Thorgerson, co-fondatore dello studio Hipgnosis che ha creato alcune delle più famose copertine di album rock di tutti i tempi, tra cui Dark Side of the Moon e Wish You Were Here dei Pink Floyd. Thorgerson conosceva Barrett fin dagli anni ’60.
“Il film è stato completato da Bogawa con il fotografo Rupert Truman degli StormStudios e il produttore Julius Beltrame dopo la prematura scomparsa di Storm nel 2013“, si legge nel comunicato. “Il produttore Orian Williams… è entrato nel progetto mentre era ancora in produzione“. Il documentario, prodotto da Believe Media e A Cat Called Rover, contiene interviste inedite ai membri della band Pink Floyd David Gilmour (amico d’infanzia, e che riempì essenzialmente il vuoto lasciato da Barrett), Nick Mason e Roger Waters, oltre alla sorella di Barrett, Rosemary Breen, ai manager dei Pink Floyd Peter Jenner e Andrew King, a Pete Townshend degli Who, Graham Coxon dei Blur, Andrew VanWyngarden degli MGMT, al drammaturgo Tom Stoppard e ad altri. L’attore Jason Isaacs è il narratore del film.

Orian Williams ha commentato: “La parte più difficile nel raccontare la storia di Syd Barrett è stata l’interpretazione del suo processo di armonia e di come l’inaspettata sinergia sonora e la discordanza visiva, entrambe apparentemente casuali, fossero pianificate e ben pensate. Roddy Bogawa ci dà un’idea di come Barrett abbia incanalato il genio, la follia e la sperimentazione nei Pink Floyd, il contenitore in cui tutto ha preso vita ma che ha anche portato via Syd“.

“SQUARING THE CIRCLE”: THE STORY OF HIPGNOSIS – IL TRAILER | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia un post per segnalare un singolare documentario, riguardante la storia di HiGnosis, lo studio grafico responsabile di molte cover dei Floyd ma non solo: Squaring the Circle: The Story of Hipgnosis, 101 minuti diretti da Anton Corbijn.

I tre membri superstiti dei Pink Floyd hanno rilasciato nuove interviste, il che è quanto di più vicino a Roger Waters e David Gilmour ci sia mai stato negli ultimi anni. Nel corso del film, c’è più affetto personale per la brillante immaginazione di Thorgerson che per l’apparente maleducazione e la bruschezza di tutta la sua vita. È quindi buffo e significativo che il più grande difensore del carattere e della personalità di Thorgerson sia Waters, un uomo la cui irascibilità ha fatto storcere il naso a un po’ di persone nel corso degli anni. Ma Thorgerson ha fatto l’unica cosa che Waters non poteva perdonare, ovvero prendersi il merito dell’idea del maiale che vola alto sopra una zona industriale, cosa che il cantautore dei Floyd sostiene con enfasi essere sua, ponendo così fine a un’amicizia splendidamente irritabile.

Il film non è altro che una testimonianza dei budget assurdamente elevati delle case discografiche negli anni ’70, che non potevano essere spesi tutti in nastri analogici. “Squaring the Circle” è molto divertente quando si addentra nelle copertine degli album, che magari riconoscete ma a cui non avete mai pensato per più di tre secondi. Come la copertina di “Wings Greatest”: Sapevate che Paul McCartney ha fatto portare in elicottero una statua da lui acquistata sulla cima di una montagna per le riprese? Il risultato: qualcosa che all’occhio moderno sembrerebbe essere stato realizzato in PhotoShop in 10 minuti. Poi c’è il servizio per una copertina di 10cc che prevedeva di trovare una pecora e un lettino da psichiatra e di metterli uno sopra l’altro… nelle acque basse di un lago. Powell rimane sconcertato per aver fatto tutto quel lavoro e poi l’immagine è stata perversamente ridotta da Thorgerson quasi alle dimensioni di un francobollo sul modello finito. Naturalmente, l’effetto dell’uomo in fiamme sulla copertina di “Wish You Were Here” è stato realizzato da un vero uomo in fiamme; anche oggi, quando non è possibile ingaggiare uno stuntman, l’idea di avere tutti gli effetti catturati con la macchina fotografica conferisce un intrigo continuo che nessuna copertina generata al computer potrà mai avere.

L’aspetto un po’ ironico è che il lavoro di progettazione di Corbijn è poco debitore nei confronti di Hipgnosis. Guardando le fresche interviste di “Squaring the Circle”, sembra di vedere una versione live-action di una delle sue iconiche immagini di band, in uno splendido e austero bianco e nero che è praticamente l’opposto della colorata giocosità di Hipgnosis, che di solito evitava del tutto le immagini di band (o, nel caso del debutto di Peter Gabriel, trovava modi interessanti per renderle irriconoscibili). Ancora più ironia: quando l’era di Hipgnosis viene ritratta come se stesse per finire, il principale sospettato dell’omicidio è MTV e i suoi spumeggianti artisti synth-pop dei primi anni ’80 – illustrati sullo schermo dai Depeche Mode, che molti aficionados del pop riconosceranno come la band a cui Corbijn è stato maggiormente associato nel corso dei decenni.

PINK FLOYD: IL “BEST OF” MAI USCITO | PinkFloydItalia


Su PinkFloydItalia una ghiotta segnalazione, mancata. La riporto integralmente qui sotto – guardate che fantastica copertina avrebbe avuto – perché è una bella chicca per gli appassionati della band, e poi chiudo il post con una registrazione bootleg del febbraio ’77, quarantacinque anni fa, in pieno momento Animals – godetevi l’assolo delirante alla fine…

Ai tempi dell’apertura Londinese della mostra ufficiale “Pink Floyd: Their Mortal Remains“, si era pensato di fare uscire, oltre al libro ufficiale, anche un nuovo “Best Of”, è uno dei retroscena inclusi nel nuovo libro di Aubrey “Po” Powell, una delle menti, assieme a Storm Thorgerson, dello studio fotografico “Hipgnosis”.
Infatti è riportato in “Through The Prism“, questo il titolo del libro, che l’uscita era stata concordata e poi stroncata durante la London Exhibition nel 2017. Descritto come un album “Best Of”, avrebbe dovuto vedere la luce in doppio CD e quattro LP e avrebbe offerto una rassegna del catalogo dei Pink Floyd fino a quella data. Purtroppo un malinteso con Roger Waters e l’indifferenza generale per la release, ne hanno decretato la fine del progetto.

L’immagine è un concept di Storm Thorgerson, che Aubrey pensava avesse potuto funzionare per questo progetto, poi scartato. A questo link la pagina di Amazon Italia per acquistare “Through the Prism: Untold Rock Stories from the Hipgnosis Archive” in lingua Inglese.

 

PINK FLOYD: “A MOMENTARY LAPSE OF REASON” – REMIXED & UPDATED IN USCITA SINGOLA | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia l’annuncio del remix di MomentaryLapseReason, album dei Floyd dell’87 già riedito nel cofanetto LaterYears e che ora è acquistabile da solo. Per veri fan e collezionisti…

Chi ha già acquistato il box integrale non troverà niente di nuovo, per chi ancora non lo ha invece, è una buona occasione per riscoprire questo album, e farlo in maniera inedita visto il grande lavoro svolto. Potrà piacere o meno, ma lasciatemi dire che in Surround 5.1 e a un volume adeguato, l’album ha una nuova “vita”. C’è molto meno “eco degli anni ’80” nella produzione, che infatti non è così intrisa di riverbero come lo era la versione originale.
L’album sarà disponibile su Cd, Cd+Dvd, Cd+Blu-Ray, in Digitale e su Doppio Vinile 180 gr. inciso a 45 rpm per una migliore qualità sonora. In aggiunta, per la prima volta, l’album sarà presentato in 360 Reality Audio, una nuova esperienza musicale immersiva che replica in modo molto simile il campo sonoro onnidirezionale delle performance live, utilizzando le tecnologie 360 Spatial Sound. Questa tecnologia sarà in futuro implementata sulle future uscite del catalogo Pink Floyd.

David Gilmour: “Alcuni anni dopo aver registrato l’album, siamo giunti alla conclusione che avremmo dovuto aggiornarlo per renderlo ‘più senza tempo’, con più strumenti tradizionali che ci piacevano e che eravamo più abituati a suonare. Questo era qualcosa cui pensavamo l’album ne avrebbe beneficiato. Abbiamo anche cercato e trovato alcune parti della tastiera di Rick inutilizzate in precedenza che ci hanno aiutato a creare una nuova atmosfera, un nuovo feeling per l’album“.

Nick Mason: “Non ci sono dubbi sui vantaggi nell’essere in grado di trovare nuovi elementi all’interno della musica, o più spesso nello scoprire elementi che sono stati sopraffatti da tutta quella nuova scienza… Mi è piaciuto ri-registrare tracce di batteria con un tempo di studio illimitato. Momentary Lapse è stato registrato sotto notevole stress e vincoli di tempo, e in effetti parte del missaggio finale è stato fatto contemporaneamente alle prove per il tour. È stato anche bello avere l’opportunità di migliorare parte del lavoro di Rick. Ancora una volta, quell’ondata positiva di tecnologia potrebbe aver fornito troppe opportunità digitali per sopraffare l’atmosfera della band. Spero che questo sia uno dei vantaggi di questo remix!”

L’album presenta anche una nuova copertina che utilizza una foto alternativa dei letti di Robert Dowling dal servizio fotografico originale della copertina dell’album, diretto dal compianto Storm Thorgerson. Facendo eco all’iconica copertina originale, la copertina dell’album 2021 è stata progettata e diretta da Aubrey Powell/Hipgnosis e Peter Curzon/StormStudios.

Aubrey Powell: “Stavo cercando di aggiornare l’iconica immagine di cinquecento letti che il mio partner in Hipgnosis, Storm Thorgerson, aveva progettato. Guardando negli archivi ho scoperto una versione in cui il mare stava invadendo il set, poco prima che Storm scattasse la foto e si preoccupava che avrebbe perso tutti i letti. Volevo anche fare qualcosa di più dell’ultraleggero. Non c’erano scatti dell’aereo in primo piano, quindi ne ho scovato uno simile ma bianco e ho chiesto a Peter Curzon di ritoccare la fusoliera con la giusta colorazione, il rosso, quindi metti l’ultraluce nell’immagine in posizione frontale. David Gilmour e Nick Mason hanno dato la loro approvazione e, voilà, un nuovo approccio a un preferito originale“.

Una versione speciale del video di Learning To Fly è disponibile con audio immersivo Sony 360RA: se guardi il nuovo video espressamente con le cuffie, sperimenterai un suono 360RA simulato:

La differenza dalla versione precedente del singolo si sente eccome; è più floydiano, ecco.

PINK FLOYD: “MIND OVER MATTER” – IL LIBRO DI STORM THORGERSON IN EDIZIONE ITALIANA


Su PinkFloydItalia l’annuncio dell’uscita di Mind Over Matter – Tutto l’Immaginario dei Pink Floyd, tradotto integralmente in lingua Italiana. Il libro tratta della interazione tra Pink Floyd e lo studio Hipgnosis di Storm Thorgerson e Aubrey «Po» Powell ed è un’opera assai intrigante, resa assolutamente dalla quarta che riporto fedelmente qui sotto e dalla intro di David Gilmour.

Definire i Pink Floyd una rock band è riduttivo. Non solo perché la loro musica è andata ben oltre i confini tradizionali del rock, ma soprattutto perché i loro dischi hanno stabilito degli incredibili record di vendita. The Dark Side of the Moon, il loro album di maggior successo, è rimasto in classifica per 927 settimane consecutive nella top 100 di Billboard, per un totale di quasi 18 anni, vendendo oltre 25 milioni di copie. Ma un successo simile non si costruisce solo con della grande musica. E un gruppo onirico come i Pink Floyd ha bisogno di trasmettere il senso delle sue canzoni attraverso immagini evocative, iconiche e immortali. Senza un vero connubio tra immagini e suono, molto probabilmente i Pink Floyd non sarebbero entrati nella storia. Una copertina come quella di The Dark Side of the Moon è celebre quanto (forse anche di più) delle canzoni presenti nel disco. Ecco perché questo non è un libro illustrato come tanti altri. Mind over matter, infatti, non si limita a celebrare il più grande gruppo rock della storia, ma racconta attraverso immagini splendide (spesso inedite) e testimonianze di prima mano l’incontro tra due team geniali: lo studio Hipgnosis di Storm Thorgerson e Aubrey «Po» Powell e i Pink Floyd. Per decenni il loro sodalizio ha dato vita a un immaginario visivo dirompente (copertine dei dischi, filmati proiettati ai concerti, videoclip e grafiche di ogni genere), che ha lasciato un’impronta indelebile nell’arte e nel rock. Questo libro racconta, con una quantità di retroscena senza precedenti, una storia leggendaria.

quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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