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Archivio per Sumeri

Scoperto un mito sumero sconosciuto di 4.000 anni fa


Su Storicang un articolo che documenta la scoperta di un testo sumero riguardo a divinità infere, fatti che narrano un filo diverso rispetto alla classica mitologia greca, aspetti diversi che portano a considerazioni nuove; un estratto:

Il testo narra di come Iškur viene catturato nel Kur (il mondo sotterraneo), provocando una serie di disastri in tutto il mondo: i fiumi smettono di scorrere, gli animali non trovano cibo e i neonati muoiono prematuramente. Di fronte a questa enorme catastrofe, Enlil, il re degli dei, convoca un’assemblea per trovare qualcuno in grado di salvare Iškur. Ed è proprio qui che entra in scena l’inaspettato protagonista di questa storia: una volpe. A differenza di altri miti mesopotamici in cui gli eroi sono solitamente dei guerrieri o semidei sempre pronti a compiere qualsiasi impresa, per quanto ardua, in questa storia è un umile animale che si offre di portare a termine una missione così pericolosa.
La traduzione del testo suggerisce che è la volpe stessa a riuscire a ingannare i guardiani degli inferi: «Non rifiutò il pane e l’acqua che le offrirono, ma li nascose in un sacco invece di consumarli», si legge sulla tavoletta. Questo stratagemma ricorda altri racconti mitologici in cui i viaggiatori che visitano l’aldilà evitano di mangiare o bere per non rimanere intrappolati lì per sempre. In questo modo, quindi, la volpe, nota nella mitologia mesopotamica per la sua astuzia, sembra essere la chiave per liberare Iškur e ripristinare l’ordine perduto.

Belili, dea sumera: colei che piange Dumuzi e custode degli inferi | Iridediluce


Ancora una rivisitazione del mito classico di Ade e degli inferi; in realtà, non è una rivisitazione, in quanto lo è la visione greca di questo mondo oscuro e del suo regnante, patriarca, che nell’antecedente versione sumera era molto più espansa e femminile, molto più matriarcale, comprendente in modo diverso anche la figura di Persefone: cambiano i regimi e cambiano le regole, si riscrive la Storia rendendola funzionale ai vincitori. Da IrideDiLuce:

Nel cuore del mito mesopotamico, dove dèi e mortali si intrecciavano, la dea sumera Belili emerse come figura di profonda bellezza e dolore. Conosciuta sia come sorella del dio Dumuzi che come capo scriba degli inferi, la sua storia portava con sé il peso di un antico dolore, i cicli della vita e della morte e i misteri del mondo naturale.
Belili, una dea avvolta nel misticismo degli inferi, ricopriva due ruoli distinti. Come sorella di Dumuzi, era la sua piagnona, lamentando il suo destino mentre scendeva nella terra dei morti. Le sue lacrime e il suo dolore riecheggiavano in incantesimi che enfatizzavano il suo profondo legame con la morte e la rinascita. Rappresentava il dolore, ma anche la speranza di rinnovamento, poiché il ritorno annuale del fratello simboleggiava la promessa di una vita ripristinata.
Belili era anche la principale scriba degli inferi, un ruolo che la legava all’amministrazione della morte stessa. Conservava i registri delle anime dei defunti, guidandole nel regno delle ombre. Questa posizione la consolidò come scriba degli inferi.

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Ziku, Dea sumera della creazione e della vita | Iridediluce


Le divinità non vanno dimenticate, sennò muoiono. L’oblio uccide ogni cosa. Da IrideDiLuce l’invito a non dimenticare:

Nel vuoto silenzioso, prima che il tempo avesse inizio, Ziku, la dea sumera, regnava come essenza primordiale. Era la dea madre, colei che dava la vita e l’eterna nutrice dell’esistenza. Nota come Zi nella tradizione accadica e legata al Sige babilonese, Ziku incarnava la fertilità, la creazione e l’ordine cosmico. Le civiltà antiche la veneravano come la forza sacra da cui nascevano gli dei e i mondi.

Molto di questa dea è ormai perduto nel tempo. Della sua eredità restano solo piccoli sussurri. Nessuna immagine o scultura conosciuta rivelava la forma di Ziku. La sua essenza, come le forze cosmiche che incarnava, era percepita più che vista.
Ha plasmato la vita con mani delicate, guidando l’esistenza dal vuoto. Il simbolismo sfuggiva a Ziku. Lei era l’essenza stessa della creazione, la forza invisibile dietro l’inizio della vita. Era la forza silenziosa che plasmava l’esistenza, la madre invisibile dell’universo.

Nessuna città antica la rivendicò come sua patrona e non vi fu alcun luogo sacro in suo onore. Alcuni credevano che la sua esistenza andasse oltre la necessità di santuari terreni, dimorando invece nei cuori di coloro che ricercavano il suo potere silenzioso. I rituali dedicati a Ziku, se mai sono esistiti, sono andati perduti nel tempo. L’assenza di riti documentati non ha fatto che accrescere il mistero che circonda questa antica dea.

Dominae nocturnae


Sul blog LaMisuraDelleCose un post dedicato alle lamie, antropologico e mitologico; un estratto:

Mormo, Gello, Carco, Empusa. Sono figure terrificanti appartenenti al genere delle Lamie, spesso evocate assieme ad altre entità femminili oscure quali Gorgo, Acco, Alfitò e Mormolice nei racconti con cui le nutrici spaventavano i bambini. Ma prima di entrare a far parte del folklore, e assumere contorni sempre più mostruosi e ripugnanti, la loro origine va ricercata lontano nel tempo, nel mito delle donne serpente e nella demonologia semitica.
Lamia era, almeno in origine, un nome proprio. Di lei si dice fosse figlia di Poseidone (θυγατέρα τῆς Ποσειδῶνος), la prima donna a cantare gli oracoli, e che la prima Sibilla giunta a Delfi dall’Elicona, dove era stata allevata dalle Muse, fosse sua figlia (Plutarco, De Pythiae oraculis, 9). Ed è sempre Plutarco a dirci che, secondo il mito (ἐν τῷ μύθῳ), quando è a casa, prima di andare a dormire, la Lamia è cieca, poiché ripone gli occhi dentro un vaso, per poi rimetterseli quando esce (De curiositate, 2). Nelle favole e nelle leggende, la figura di Lamia si confonde con altre entità femminili oscure. E così, alcuni ricordano che la madre di Scilla, spaventoso mostro marino, era la notturna Ecate (νυκτιπόλος Ἑκάτη, Apollonio RodioArgonautiche, IV, 829-830): “La malefica Scilla Ausonia che la notturna Ecate, detta anche Crateide, partorì a Forco”.

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Ninkurru, dea sumera dell’arte e della creazione | Iridediluce


In questo periodo – lungo periodo – sono molto colpito dall’archetipo di Ade e del suo Ade, un mondo greco alla fine, estremamente patriarcale, ma non è stato sempre così: nell’antica Mesopotamia sumera questo concetto era patrimonio di entità femminili come Ninkurru, e IrideDiLuce esplora un po’ questo luogo cultuale, dando delle riletture molto belle e sorprendenti; un estratto che delinea valenze non così esclusivamente “mortali”, dando forza al mito odierno della morte unita alla creatività – diverso comunque da “morte ed eros”.

Sebbene nessuna stella o corpo celeste portasse il suo nome, la presenza di Ninkurru era profondamente percepita nei regni visibili e invisibili. In quanto artigiana divina, plasmava la bellezza dalla pietra e dall’argilla, ma le voci sulla sua influenza si estendevano ben oltre il mondo mortale.
Il dominio di Ninkurru si trovava sottoterra e tra le imponenti montagne.
Alcuni miti parlavano del suo legame con il KUR, il vasto e oscuro mondo sotterraneo. Qui, veniva invocata insieme a divinità come Nergal e Ningishzida, guardiani dei morti. Durante i riti funebri, i partecipanti invocavano il suo nome, cercando conforto e guida per le anime in viaggio oltre il velo della vita. Alcuni credevano addirittura che condividesse un legame con Nergal, regnando al suo fianco nella terra dei morti.
Eppure, Ninkurru non era legata solo all’oscurità. La sua essenza dimorava tra le possenti montagne, dove la pietra grezza della creazione attendeva il suo tocco. Il significato stesso del suo nome, “Signora della Terra”, suggeriva un profondo legame con queste imponenti vette. Tra le loro cime rocciose, sovrintendeva all’arte divina della scultura, dando forma alle statue sacre che si ergevano nei templi e nelle case.
Gli adoratori credevano che le montagne custodissero i segreti della creazione e che Ninkurru, in qualità di loro custode, ne elargisse le ricchezze a coloro che erano degni del suo favore.

Più che una dea dei luoghi, Ninkurru regnava nel regno dell’artigianato e dell’arte, una sfera sacra dove le divinità plasmavano il mondo con le loro mani. Apparteneva a un’assemblea celeste di artigiani divini, al fianco di Kulla e Ninagala. Insieme, creavano bellezza e ordine, e la loro abilità rifletteva il potere degli dei sul mondo materiale. L’atto stesso della creazione onorava Ninkurru, poiché ogni immagine scolpita portava la sua benedizione.

Ninshubur, dea sumera: messaggera fedele di Inanna e intercessore divino | Iridediluce


Quando i messaggeri divini erano donne: Ninshubur, la messaggera sumera. Da IrideDiLuce:

La presenza di Ninshubur aleggiava nei miti dell’antica Mesopotamia. Era una guardiana, una guida e una voce per il divino. Sebbene non governasse un regno né comandasse legioni, la sua eredità risuonava in ogni cosa che toccava. La sua lealtà era ineguagliabile. Senza Ninshubur, Inanna non sarebbe mai risorta dalla terra dei morti. Le sue azioni insegnarono all’umanità il valore della perseveranza, della fedeltà e il potere di una lealtà incrollabile. Ninshubur incarnava anche il coraggio. Proteggeva Inanna dai mostri di Enki, difendendo il sacro “io” contro ogni ostacolo. La sua forza non risiedeva nelle armi, ma in una risolutezza incrollabile. Dimostrava che il coraggio non consiste sempre nella forza, ma nel restare saldi quando tutto sembra perduto.
In quanto messaggera divina, collegava i regni. Portava preghiere dai mortali agli dei e trasmetteva la volontà divina al popolo. Il suo ruolo ispirò l’idea degli intercessori, coloro che mediavano tra l’umano e il sacro. La sua influenza persisteva nei rituali, negli inni e persino nelle preghiere personali dei fedeli. Attraverso i suoi legami celesti, Ninshubur collegava la terra al cielo. La costellazione di Orione, nota come Sipazianna, divenne il suo simbolo astrale. La sua presenza tra le stelle ricordava all’umanità che vegliava su di loro, guidandone i passi e proteggendone il destino.
L’eredità di Ninshubur andava oltre i suoi miti. Le sue storie ispiravano valori di lealtà, servizio e protezione. I leader la vedevano come il simbolo del consigliere fedele, colei che agisce per il bene comune. Le famiglie la onoravano con preghiere, credendo che potesse intercedere presso gli dei. La sua immagine, sepolta sotto i templi, si ergeva a custode di santità e stabilità. Ninshubur ricordava agli antichi Sumeri che la forza si trovava nella fedeltà, il coraggio nella perseveranza e la divinità nel servizio.

La discesa della Dea Inanna negli Inferi | Iridediluce


Non era una figura maschile a frequentare gli inferi, a esserne proprietaria; non era un essere patriarcale e penetrare quegli antri per poi tornarne: i Sumeri avevano una visione molto più matriarcale della questione, e tutto il loro mondo aveva altri connotati: IrideDiLuce ce lo segnala ancora una volta.

Racconto mitologico sumero della dea Inanna/Ishtar che scende negli inferi dominio della sorella Ereshkigal. Tradotto da una tavoletta e stampato dal ricercatore Jean Bottèro è una delle storie che riguardano l’epica Sumera in cui sono raccolte le gesta degli dei del Panteon Mesopotamico di cui  la dea Ishtar (Inanna) è una delle figure femminili più importanti.

La Dea Mami/Nintu: la Divina Creatrice dell’Umanità nella mitologia sumera, accadica e babilonese | Iridediluce


Sul blog IrideDiLuce un approfondimento sulla dea creatrice dell’uomo: Mami/Nintu. Un estratto, come sempre rivelatore e che apporta visioni e suggestioni in grado di anticipare la mitologia classica, invitandola alla riscrittura così da poter controllare meglio un’umanità che, nel corso dei millenni, si è modificata:

La Dea Mami, nota anche come Nintu, ha un grande significato nelle mitologie sumera, accadica e babilonese. È venerata come “Signora della nascita” e le si attribuisce il merito di aver plasmato i primi esseri umani dall’argilla primordiale. Il coinvolgimento di Nintu negli affari umani si estende ai processi decisionali, come il controllo e la conservazione della popolazione. Allo stesso modo, è associata ad altre divinità madri come Ninhursag . Inoltre, Mami è sinonimo di Ninhursag, svolgendo un ruolo cruciale nella creazione dell’umanità attraverso l’argilla e il sangue.
Gli antichi Sumeri credevano che la devozione a Nintud (o Mami) potesse avere effetti positivi sul benessere fisico.

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Ninkasi, la dea della birra | Iridediluce


Da IrideDiluce tecnologia e convivialità sacra tra gli antichi Sumeri, per indagare gli stessi meccanismi che definiscono ancor oggi il concetto del sacro:

Ninkasi, la venerata dea della birra, occupa un posto significativo nei miti e nelle leggende dell’antica Mesopotamia. Venerata per il suo ruolo nella creazione della birra, simboleggia l’essenza divina della produzione della birra e l’importanza culturale di questa bevanda sacra. Secondo i testi antichi, si credeva che Ninkasi fosse stato inviato sulla Terra dagli dei stessi, con lo scopo di elevare l’umanità attraverso l’arte della birra.
Per gli antichi Mesopotamici, la birra non era solo una bevanda, ma un aspetto cruciale della loro vita quotidiana, dei loro rituali e delle loro pratiche religiose. Ninkasi svolgeva un ruolo centrale in questo arazzo culturale, incarnando il legame tra il regno mortale e quello divino e garantendo la prosperità e il benessere sia degli individui che delle comunità.

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Ninsun, dea mesopotamica, madre del leggendario eroe Gilgamesh | Iridediluce


Continua su IrideDiLuce la serie di post per evidenziare i culti mesopotomici appartenenti a un eone non ancora dimenticato, che già in epoca finepreistorica avevano assunto lo status di mito, venendo quindi rimodellati dalle popolazioni europee più colte in un modo patriarcale che ci trasciniamo ancora adesso; un estratto dedicato alla dea Ninsun:

Secondo la mitologia mesopotamica, Ninsun nacque dall’unione del dio del cielo Anu e della dea della terra Uras. La sua nascita le conferì qualità divine, rendendola una figura di spicco nel pantheon delle divinità mesopotamiche.
La discendenza divina di Ninsun la distingueva, attribuendole poteri e attributi unici. Incarnava la sacra connessione tra il cielo e la terra, simboleggiando l’armonia e l’equilibrio del cosmo. La sua esistenza rappresentava il ponte tra l’esistenza mortale e il regno del divino, elevando il suo status agli occhi degli antichi Mesopotamici.
In quanto madre di Gilgamesh, Ninsun ebbe un ruolo fondamentale nella sua vita. La sua influenza e la sua guida plasmarono il suo destino e determinarono il suo percorso eroico. Fu una sua sostenitrice, offrendogli consigli e supporto nelle sue imprese.
Le origini mitiche e la discendenza divina di Ninsun la resero una figura di riverenza e protezione materna. Era considerata una fonte di saggezza divina e una presenza protettiva, incarnando le qualità che gli antichi Mesopotamici associavano alla figura materna ideale.

quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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