Archivio per Teho Teardo
20 agosto 2022 alle 13:44 · Archiviato in Cognizioni, Creatività, Cybergoth, Deliri, Disumano, Empatia, Energia, Erox, Experimental, InnerSpace, Oscurità, OuterSpace, Tersicore and tagged: Andrea Gastaldello, BandCamp, Cristiano Deison, Firenze, Infection, KK.Null, Lasse Marhaug, Luce oscura, Malattia, Maurizio Bianchi, Mostro di Firenze, Psichiatrico, Sandra Tonizzo, Satanismo, Setta, Simon Balestrazzi, Teho Teardo, Thurston Moore
[Letto su Neural]
Con un curriculum che comprende sperimentazioni rock-elettroniche negli anni novanta – con i Meathead e a fianco di Teho Teardo – Cristiano Deison ha poi virato verso ancor più concettuali e ricercate esperienze, utilizzando nelle proprie composizioni registratori a nastro, giradischi e oggetti vari, sposando influenze experimental-noise e poi fondando una piccola etichetta, la Loud!, collaborando con artisti del calibro di Lasse Marhaug, KK.Null, Thurston Moore e Scanner, nonché con altri seminali italici maestri quali Simon Balestrazzi, Maurizio Bianchi e Andrea Gastaldello. L’idea di Una Notte Che Non Finisce Mai viene invece dalla scrittrice Sandra Tonizzo – non nuova a prestare la sua penna e la sua immaginazione a progetti musicali – che qui sviluppa otto racconti, poi idealmente riassemblati in altrettanti episodi sonori, imbastendo suggestioni, cronache, impressioni e ricordi sull’intricato noir dei sette duplici omicidi avvenuti fra il 1974 e il 1985 ai danni di giovani coppie appartate in zone boschive della provincia di Firenze. Una vicenda che è diventata una mania mediatica e che da decenni produce letture, trasmissioni televisive, studi e ulteriori investigazioni, oltre naturalmente a indagini giudiziarie. Anche gli stessi titoli delle composizioni presentate – “L’Agguato”, “Una Farfalla Che Grida”, “La Cicala”, “In Me La Notte Non Finisce Mai” – sembrano provenire da un “sottosopra” fine anni settanta-primi anni ottanta, un oscuro passato popolato da creature spaventose, oggetto di morbose attenzioni, contrassegnato da sibillini reperti criminali e da una sotto-narrazione inquietante e frammentaria. Per assonanza, viaggiando nel tempo, le cupe ambientazioni e le trame ossessive possono anche riportare alle prime stagioni di Stranger Things e True Detective o – citando altri contesti generazionali – alle psicopatologie di Non Si Sevizia Un Paperino di Lucio Fulci. “Succede spesso che i gialli siano in grado d’influenzare la storia più ampia che li circonda, ma pochissimi sono quelli che sono riusciti a cambiare aspetti della società e ad attraversare indenni più di cinque decenni, almeno in termini di fascino” dice Deison, che per il mostro di Firenze ha sviluppato una vera e propria ossessione creativa, sfociata conseguentemente in quello che gli riesce meglio: un artigianato sonoro raffinato ma anche teso, intriso da una grande cura per ogni singolo elemento ma infine predisposto nel suscitare precise emozioni, abile a raccontare e costruire cinematiche ambientazioni, alzando in continuazione l’asticella di una partecipata e coinvolgente attenzione nell’ascolto.
4 aprile 2017 alle 21:05 · Archiviato in Creatività, Experimental, Notizie and tagged: Acufeni, Infection, Ridefinizioni alternative, Simon Balestrazzi, Teho Teardo, Vittore Baroni
[Letto su Neural]
Il tinnitus – in italiano acufene – è comunemente descritto come un ronzio nelle orecchie, ma può anche suonare come un più
pronunciato brontolio, oppure manifestarsi sotto forma di sensazioni auditive puntiformi (click), sibili o ronzii. Molti celebri musicisti (Pete Townshend, Ludwig Van Beethoven, Trent Reznor, Andy Partridge) ma spesso anche dj (Ed Rush, Optical, Jimmy Savile, Roger Sanchez) hanno sofferto di questa patologia, che pare essere particolarmente fastidiosa tanto da influire sulla qualità della vita del soggetto che ne è affetto. Eppure il tinnitus non è da considerare una malattia, quanto una condizione che può derivare da differenti e molteplici cause. È un fenomeno soggettivo e come tale non ci sono protocolli scientifici che possano misurarlo oggettivamente. Su tale forma di disturbo – e menomazione che inficerebbe un ascolto “perfetto” – nell’ambiente dell’industria musicale e dello show business si è sempre mantenuto un certo silenzio, forse anche in ragione del fatto che, nella sua forma cronica e allo stato attuale delle conoscenze mediche, tale disfunzione non è curabile e che nessuno fra musicisti e performer avrebbe mai piacere nell’apparire fortemente “limitato” rispetto allo specifico percepire della propria distintiva arte. Manitù Rossi e Vittore Baroni (da tempo affetto da tinnitus) hanno lavorato per cinque anni a questo triplo album concept (un vinile 10” e due cd) e l’apporto in termini di collaborazioni – sono oltre cinquanta fra musicisti, gruppi e artisti visivi internazionali, i soggetti coinvolti – è sostanzioso, a tal punto da poter presentare l’uscita (ma non senza un pizzico d’ironia) come un “progetto audio educativo”, condiviso fra amici vecchi e nuovi (Simon Balestrazzi, Gianluca Becuzzi, Eraldo Bernocchi, Teho Teardo, Økapi, per citarne solo alcuni di italiani, o Nigel Ayers, Gen Ken Montgomery, Neuropa, Rod Summers, sul versante delle collaborazione d’oltralpe). I brani sono perlopiù ispirati all’argomento e il loro scopo è infondere una certa empatia su questa oltremodo bizzarra alterazione funzionale oppure sono versioni di canzoni delle Forbici o versioni strumentali, intese come tracce di “mascheramento” di tale fastidio. Insomma, Tinnitus Tales è un outing oneself strepitoso, ma allo stesso tempo testimonia di una pratica di condivisione che coinvolge da più versanti tutta una comunità. Un documento prezioso e magistralmente apparecchiato nella sua confezione discografica.