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The Wall – Flaming Cow
Quarantasei anni fa – proprio oggi – usciva TheWall, l’ultimo concept_capolavoro dei Floyd, saldamente capitanati da Roger Waters – e si sente. FlamingCow ne fa una disamina particolareggiata, qui un estratto:
Pubblicato il 30 novembre 1979, The Wall non è un semplice album. È un’opera rock monumentale, un’epica immersione psicologica che rappresenta il culmine della visione concettuale di Roger Waters e, al tempo stesso, il canto del cigno della formazione classica della band. Nato da un’angoscia profondamente personale, l’album si è trasformato in un fenomeno culturale universale, un’esplorazione spietata dei traumi che costruiscono i muri tra gli individui e il mondo.
La nascita di The Wall affonda le radici nel clima di alienazione e gigantismo che caratterizzava il rock da stadio alla fine degli anni ’70. Il successo stratosferico raggiunto con The Dark Side Of The Moon, Wish You Were Here e Animals aveva trasformato i Pink Floyd in un’autentica macchina da stadi, proiettandoli in un vortice di eccessi e tour estenuanti che sfociarono in una vera crisi esistenziale. Paradossalmente, fu proprio questo trionfo a gettare i semi per il loro concept album più isolazionista e claustrofobico.
Il tour promozionale di Animals del 1977, battezzato “In the Flesh”, fu un’esperienza che esasperò il senso di alienazione di Roger Waters. Gli immensi stadi all’aperto crearono una distanza fisica e culturale tra la band e un pubblico percepito come sempre più irrispettoso e disattento, dedito a urla e fuochi d’artificio che soffocavano i momenti più pacati della musica. Il punto di rottura arrivò il 6 luglio 1977, durante l’ultima, disastrosa data allo Stadio Olimpico di Montreal. Esasperato da un fan chiassoso in prima fila, Waters perse il controllo e gli sputò addosso. Questo gesto, per quanto inglorioso, agì da catalizzatore. Scioccato dalla sua stessa reazione, Waters iniziò a concepire l’idea di erigere un muro fisico tra la band e il pubblico durante i concerti, un’idea che divenne la metafora centrale della sua opera successiva. Ma l’alienazione di Waters non era l’unica crepa. Quella stessa sera, David Gilmour, disgustato dalla pessima qualità del suono e della performance, si rifiutò di tornare sul palco per i bis, lasciando la band a improvvisare una jam blues. Il crollo era collettivo, l’intera impalcatura stava cedendo.
Nel 1978, mentre Gilmour, Wright e Mason si dedicavano a progetti solisti, Waters si immerse in una fase di scrittura febbrile. Quando la band si riunì nel luglio dello stesso anno, presentò loro due distinti progetti demo: uno intitolato Bricks in the Wall, incentrato sull’alienazione sperimentata in tour, e un altro concept più intimo che sarebbe poi diventato il suo album solista The Pros and Cons of Hitch-hiking. La scelta cadde sul primo, ma non fu unanime né entusiastica. Gilmour trovò la musica inizialmente debole e deprimente, mentre Wright era diffidente all’idea di lavorare ancora su un’ossessione di Waters. A spingere la band verso The Wall furono due fattori cruciali: la crisi creativa degli altri membri, che non avevano materiale nuovo da proporre, e una disastrosa situazione finanziaria che rendeva la pubblicazione di un nuovo album di successo una necessità vitale per la sopravvivenza.
PINK FLOYD: COMFORTABLY NUMB – LA GENESI DEL BRANO | PINK FLOYD ITALIA
Su PinkFloydItalia un post che racconta nel dettaglio la genesi e lo sviluppo creativo del brano “ComfortablyNumb” dei Floyd, nato da un’idea di Gilmour e verbalizzato da Waters; ma non è stato soltanto quello:
“Comfortably Numb” è uno dei rari brani dell’album che non inizia né finisce con un effetto sonoro. David Gilmour spiega la genesi della canzone: “Ho effettivamente registrato una demo di ‘Comfortably Numb’ a Berre Les Alpes mentre stavo realizzando il mio primo album solista [David Gilmour, 1978], ma si trattava solo di un piccolo schema di accordi di base che in realtà non era molto altro“. Alla fine, il chitarrista non ebbe il tempo di inserirla nel suo album solista e la mise da parte. Solo molto più tardi, su insistenza di Bob Ezrin, che desiderava fortemente che Gilmour contribuisse alla stesura di The Wall, vi ritornò. James Guthrie ricorda: “Il giorno in cui si presentò con ‘Comfortably Numb’, cantando una melodia ‘la-la’ sopra questi accordi, fu fantastico“. Ezrin chiese a Waters di scrivere le parole. Waters lo fece, ma con poco entusiasmo, secondo Ezrin. Quando riapparve con il testo finito, il produttore era pieno di ammirazione e ha definito il testo della canzone “uno dei più grandi mai scritti“.
Sebbene la paternità delle parole non sia stata contestata, lo stesso non si può dire della musica. Gilmour ha poi sostenuto in molte interviste che la sua collaborazione con Waters su questo brano è stata “la mia musica, le sue parole“, affermando che Waters gli aveva chiesto di adattare la sua musica alla lunghezza delle sue battute, costringendolo così a cambiare la struttura del pezzo. Tuttavia, Roger Waters contesta questa versione dei fatti, che a suo parere è troppo in bianco e nero: “È successo che Dave mi ha dato una sequenza di accordi, quindi se si volesse litigare potrei dire che ho scritto la melodia e il testo, ovviamente. Credo che nei ritornelli abbia canticchiato un po’ della melodia, ma nelle strofe no di certo“. Ascoltando il demo di Gilmour, sembra che la memoria di Waters gli abbia giocato un brutto scherzo, perché il ritornello e la sua melodia erano completamente formati e solo i versi rimanevano vaghi. Ma, come direbbe lui stesso, “discutere su chi ha fatto cosa a questo punto è piuttosto inutile“.
Sfortunatamente, le divergenze tra i due non si limitarono alla scrittura delle canzoni. Altri importanti punti di scontro erano gli arrangiamenti e il missaggio. Gilmour e Waters non si trovarono d’accordo su due punti principali. In primo luogo, gli archi che Bob Ezrin fece arrangiare e registrare a Michael Kamen a New York furono giudicati da David Gilmour eccessivamente ‘sdolcinati’. Voleva un suono rock più essenziale. Tuttavia, il produttore si oppose e Roger Waters lo sostenne: “Suonavano in modo fantastico, quasi la cosa migliore che Michael abbia mai fatto, secondo me. L’ho adorato“.
La seconda area di controversia riguardava la parte di batteria registrata da Nick Mason, che il chitarrista considerava approssimativa. “Abbiamo fatto un’altra prova e ho pensato che la seconda ripresa fosse migliore“. Gilmour rielaborò quindi la canzone e si fece carico di presentare una nuova versione che considerava ormai perfetta, ma a Waters non piacque affatto e “quella fu la grande discussione“. Ognuno dei due giustificò con forza la propria visione del brano, senza concedere nulla, mentre Gilmour, da parte sua, voleva difendere a tutti i costi uno dei pochissimi titoli che aveva scritto per l’album. I due descriveranno questo scontro come una vera e propria battaglia. Alla fine, alla luce della loro rispettiva ostinazione, raggiunsero un accordo: “Così la canzone finì con 4 battute sue e 4 mie… l’intero brano è così. È stata una strana specie di contrattazione tra me e lui“. La cosa più deprimente di tutto questo episodio è che sia Gilmour che Waters hanno poi ammesso di non essere in grado di sentire la differenza tra le versioni rifiutate e quella utilizzata alla fine. “È stata più una questione di ego che altro“, ammetteva Gilmour nel 1993…
Pink Floyd: tutti i segreti del film “The Wall” raccontati dal regista Alan Parker
Su VirginRadio un lungo articolo che ripercorre le vicissitudini del film TheWall, viste soprattutto con gli occhi del regista, Alan Parker. Ecco un estratto:
Il 14 luglio del 1982, al Leicester Square Empire Theatre di Londra, veniva presentato il film Pink Floyd – The Wall di Alan Parker. Trasposizione cinematografica dell’omonimo concept album della band, datato 1979, che quest’anno compie quarant’anni. “A dire il vero, non avrei mai dovuto fare questo film”, aveva raccontato il regista nelle note stampa che accompagnarono l’uscita della pellicola.
Anche se a distanza di anni ha ammesso di esserne “molto orgoglioso”, in un’intervista per Classic Rock, Parker ha aggiunto che “la realizzazione del film era stato un esercizio troppo miserabile per me per ottenere il piacere di guardare indietro”. Gli anni successivi hanno alleviato un po’ la sua sofferenza, ma non hanno mai tinteggiato di rosa i ricordi di quell’esperienza: “Quando vado ai festival cinematografici e mostrano i miei film, includono sempre The Wall e la sala si riempie. Così mi sembra strano dire che ho odiato realizzarlo. Mi sono ammorbidito un po’ e dico che è stato un periodo tormentato, ma altamente creativo. Da non ripetere”, ha commentato Parker.La causa principale dei suoi tormenti fu l’avere a che fare con due artisti riluttanti al compromesso. Roger Waters e il fumettista Gerald Scarfe avevano creato lo stravagante spettacolo teatrale dedicato all’album e avevano lavorato insieme alle idee per il film, prima che Parker fosse chiamato a dirigerlo. La collaborazione si rivelò altrettanto stressante per Waters, che nel DVD del documentario sul film del 1999, aveva sottolineato che “ci sono stati gravi scontri in termini di stili e filosofia”, e che lui, Scarfe e Parker erano tutti abituati a fare a modo loro e trovavano difficile scendere a compromessi. Una valutazione condivisa appieno da Parker: “Sì, penso che sia vero. Tre megalomani in una stanza; è incredibile che abbiamo ottenuto qualcosa”. In più, a suo parere “era persino impossibile salutare Waters, senza diventare polemico”.
Ci vollero otto mesi per completare il gigantesco lavoro di montaggio e riassumerlo in 99 minuti, prima che “Pink Floyd – The Wall” debuttasse fuori concorso al Festival di Cannes nel 1982. Due camion carichi del sistema di amplificazione per concerti del gruppo furono trasportati dall’Inghilterra per potenziare l’impianto audio del Palais. Parker ricorda ancora la proiezione come “un’esperienza magnifica”. La combinazione fra il suono assordante e le potenti immagini del film ebbe un grosso impatto sul pubblico del Festival, tra cui alcune celebrità di spicco: “Stephen Spielberg si alzò alla fine e si inchinò educatamente verso di me”, ha raccontato Parker. “Poi si avvicinò al suo vicino, Terry Semel, il direttore dello studio della Warner Brothers, dicendo chiaramente: Che cazzo era quello?”. Una domanda che molti si sono posti nel corso degli anni. “È un miscuglio, un amalgama di idee folli di Roger Waters“, ha aggiunto Parker. “Penso che sia l’unica persona al mondo a sapere di cosa si tratti. Sono sicuro che la maggior parte di noi non lo sappia. Pensavamo tutti che fosse un mucchio di cose vecchie, in realtà. Penso che sia un film interessante, ma penso anche che fosse pretenzioso illudersi di sapere quello che stavamo facendo. Ma forse Roger l’ha fatto. Il resto di noi ha improvvisato tutto, mentre andavamo avanti”.
PINK FLOYD: IN USCITA IL LIBRO “TOGETHER WE STAND DIVIDED WE FALL” – L’ANALISI CRITICA DEL FILM THE WALL | PinkFloydItalia
Su PinkFloydItalia è uscita questa singolare segnalazione sul libro “Together we stand divided we fall”, versi della celebre song “Hey You” contenuta nell’album dei Floyd “The wall”. Nicola Randone ne è il curatore e indaga da più di dieci anni i significati intrinseci al film omonimo, diretto da Alan Parker.
L’opera “The Wall” dei Pink Floyd non è solo un film, né tantomeno semplice musica pop. I fan conoscono bene le tante sfaccettature nella poetica di Roger Waters (il writer principale) e il suo gusto per le tematiche di tipo esistenziale, ma per molti “The Wall” è rimasto sempre un mistero troppo complesso da approfondire: perché una rockstar drogata dovrebbe diventare un dittatore e che c’entra tutto questo con un padre morto in guerra, una madre iperprotettiva, un maestro di scuola troppo zelante nel voler formare le giovani menti e poi un matrimonio fallito? Cosa c’è dietro la “visione fugace” di Comfortably Numb e perché il maestro ripete sempre ai suoi alunni che non possono avere il dolce se non mangiano la carne? A questa e a tante altre domande, Nicola Randone prova a dare una spiegazione, servendosi del film che fu realizzato qualche anno dopo l’album musicale. Il lavoro di analisi, durato più di dieci anni, ruota intorno all’enorme portata culturale di “The Wall”. Come dice lo stesso autore: «Questo lavoro mi ha portato a interrogarmi su me stesso e sul mondo che mi circonda in un modo che mi è sempre sfuggito e alla fine della lettura sono sicuro che anche voi inizierete a domandarvi, come ho fatto io, cosa state facendo del vostro muro e quale versione di voi state portando avanti, se quella del dittatore o al contrario quella dell’uomo capace di mantenere il contatto col prossimo, per scoprire che gran parte della rabbia, della solitudine, del senso di frustrazione che possiamo avvertire ogni giorno può essere spazzata via solo cambiando prospettiva; e non si tratta di seguire un guru o rigide regole di respirazione, è sufficiente ritornare ad ascoltare la propria umanità».
Il libro è acquistabile su Amazon cliccando qui.
Pink Floyd – Empty Spaces – What shall we do now?
Un brano straconosciuto, le immagini dal film “TheWall” sono da lungo tempo, ormai, iconiche.
Roger Waters Life Pittsburgh 2022, Run Like Hell
In realtà il brano è una pièce più rappresentativa di TheWall, e più corrosiva di quella presentata dagli altri Floyd nel corso degli anni, quella che Roger Waters porta in giro per gli States in queste settimane. Godetevela.


