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Archivio per Trailer

The Odissey, arriva il primo trailer | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine il primo trailer del nuovo film di Christopher Nolan, che si preannuncia intenso e già ricco di polemiche: The Odissey. Sembra qualcosa di davvero epico, però…

Orfeo, un viaggio nell’Ade di ritorno allo sperimentalismo delle origini | PostHuman


Su PostHuman una recensione di Mario Gazzola a Orfeo, film di Virgilio Villoresi che estrae dal Poema a Fumetti di Buzzati suggestioni che fatico a catalogare, ma che esercitano un enorme fascino su me, facendomi scoprire la mia natura a metà tra Ade (connessione che già conoscevo) e Orfeo (che ora capisco di aver sospettato da sempre); la materia è mitologica e complessa, assolutamente confermata nel suo scrivere i ruoli archetipici dell’umanità e sfugge a una mia comprensione più esaustiva, qualcosa che devo approfondire con furore creativo affinché possa compiere un ulteriore salto cognitivo e trascendentale. Grazie Mario

Primo lungometraggio di Virgilio Villoresi, disegni animati e stop motion per dar vita a una creatura filmica sperimentale, rara nel panorama attuale, che sa di origini del cinema. Il mito del viaggio nel regno dei morti di Orfeo ha lunga storia in letteratura, prima che al cinema: Ulisse nell’Odissea, poi Enea nell’Eneide, quindi Dante nella Commedia, in fondo un lungo viaggio nell’oltretomba cristiano a ritrovare l’angelicata Beatrice, la cui ispiratrice umana era appunto già defunta quando il Fiorentino iniziò il suo poema.

Orfeo, sciamano trace pre-omerico di una musica definita “psychagogica” (una psichedelia ante litteram?) in grado di commuovere anche Ade principe degli inferi a restituirgli l’amata Euridice, dà vita a un caleidoscopio di tecniche vintage orgogliosamente fuori dal tempo, che mescola attori umani in live action, disegni animati, stop motion e persino found footage (il regista ha montato nel film anche alcune scene di balletto della madre stessa) per un “lungo-corto” di soli 74 minuti, girato in pellicola 16 mm (con cinepresa Bolex). Caleidoscopio molto affascinante nel suo essere un oggetto cinefilo che mescola suggestioni da film muto (Metropolis), espressionista, onirismo surrealista e felliniano, art nouveau (notate la finestra cui s’affaccia Vergoni sotto a sinistra e la scenografia che circonda i due innamorati più sotto a destra) e ballerine classiche alla Suspiria (riprese “fantasmatiche” con riflessi su vetri alla Bava, ma molte anche le vetrate art nouveau nella scenografia) e da Moulin Rouge (vedi sotto a sinistra), fino a suggestioni dal citato Cocteau, come la finestra che si rivela superficie liquida (nel Sangue d’un poeta del 1932) a  Labirinto del Fauno di Del Toro e Sposa Cadavere di Burton. Oltre a suggestioni pittoriche da De Chirico e Balla.

Il regista Villoresi è tanto programmanticamente “passatista” nel suo approccio che trasforma l’Orfeo cantautore rock al Polypus del Buzzati “sessantottesco” in un pianista classico, innamorato di una ballerina parimenti classica in tutù, che ascolta e balla con lui un cha cha cha sull’immancabile disco in vinile prima di essere inghiottita dall'”aldilà” (ma sarà davvero esistita?).

Dracula secondo Besson: più del sangue poté l’amore | PostHuman


Su PostHuman la recensione di Mario Gazzola a Dracula, nuovo film di Luc Besson e, a quanto dice Mario, nuovo capolavoro del genere, di cui vi incollo la chiosa dopo che il Nostro ha disseminato l’articolo di notevoli stralci della pellicola:

Vi lascio scoprire in sala (dal 29 ottobre per Lucky Red) il finale del più disperato amore della letteratura romantica, fiero d’aver scoperto che il capolavoro di Stoker può ancora nutrire visioni potenti e che il coraggioso Besson sa ancora agguantarle con mano ferma, al netto di qualche eccesso di kitsch e di grottesco non indispensabile. Per esempio, i gargouille animati cartooneschi, ma ancor più la testa di Maria che vola attraverso il salotto e colpisce in faccia il povero dottor Dumont mentre il corpo decapitato ancora cerca di stritolare il Prete, è una concessione allo splatter da primo Peter Jackson che secondo me non c’entra con questo film, pur a dispetto dell’ingordigia postmoderna di citazioni dall’intera storia del cinema che il regista vi ha imbandito e io vi ho (forse solo parzialmente) documentato.

Una cosa vicina | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione al film “Una cosa vicina”, di Loris G. Nese, una narrazione che si avvicina all’ipnotico introspettivo, un navigare nei flutti della psiche che emerge in realtà e shock; un estratto:

Cresciuto negli anni Novanta, un bambino vive circondato da ombre che non sa ancora decifrare. Gli uomini della sua famiglia, compreso il padre, sono tutti morti giovani, lasciandolo senza risposte. Solo col tempo comprende che il suo cognome nella città in cui vive significa qualcosa. I film di gangster smettono così di essere solo intrattenimento e diventano specchi della sua stessa esistenza, riflessi di una violenza che ha inciso la sua vita fin dall’infanzia. Da adulto sarà proprio il cinema ad aiutarlo ad elaborare il trauma perché attraverso il suo linguaggio può rileggere la propria storia, interrogare il passato e dare un senso a ciò che ha sempre cercato di dimenticare. Trasporre la sua vicenda in un film diventa allora più di un gesto creativo, l’unico modo per affrontare un’eredità ingombrante e tentare di riempire quel vuoto che lo accompagna da sempre, provando ad afferrare una cosa vicina come il proprio padre, eppure per lui lontanissima.
Attraverso un documentario molto particolare, che usa interviste, animazione, vecchi filmini di famiglia, animazione passo uno e scene di fiction, Nese ricostruisce più che la storia della morte del padre, l’inquietudine che la sua perdita gli ha provocato. Il volto dell’uomo è sempre nascosto mentre la voice over di Francesco Di Leva, s’interroga su come sia stato, poiché il protagonista non lo ricorda. Ciò a cui ha accesso sono le sue sensazioni di bambino di appena quattro anni, e poi i racconti della madre che molto tempo dopo gli ha rivelato la verità. Una storia personale quella cercata dal regista sia nella famiglia ma anche negli amici che, ora adulti non si spiegano come sia stato possibile quel silenzio collettivo e lo shock una volta conosciuta la verità.

Con  Una cosa vicinaNese fa una riflessione su un passato pesantissimo ma che per lui non esiste poiché non ha potuto viverlo, e al quale può accedere solo attraverso vecchi filmati rielaborati dalla sua fantasia. Per questo il padre non può che essere una sagoma indistinta, un mistero insondabile, impossibile da conoscere e da afferrare ma solo da immaginare. Ma proprio grazie al cinema e ai suoi molteplici linguaggi la magia si compie, e nell’ultimo fotogramma quel viso compare emergendo da una pellicola del passato.

Strange Darling: il serial killer nell’era del “Me Too”


Mario Gazzola sul suo PostHuman recensisce “Strange Darling”, il film di JT Mollner che straccia un po’ tutti i ruoli e cliché che abbiamo sulle violenze operate da un serial killer. Un estratto:

Quel che si può riassumere senza spoilerare è davvero poco: Lei rimorchia quel tonto di Lui per una notte di sesso occasionale in un motel. Essendo i due sconosciuti, Lei si premura di fargli capire che rischio rappresenti sempre l’azzardo di un po’ di divertimento trasgry per una donna: “voi credete che a noi non piaccia, invece ci piace eccome, ma hai idea del pericolo? Mi prometti che tu non sei un serial killer?” (citiamo a memoria il dialogo, potrebbe non essere filologico ma il senso è quello). Però il film si apre proprio con Lei (benché bionda invece che rossa come appare nell’incontro) che scappa a gambe levate in un bosco inseguita dall’energumeno armato di fucile Winchester: allora la promessa era falsa?
Un momento: tornando nel motel, scopriamo che però è stata proprio Lei stessa a richiedere d’essere ammanettata e strangolata per un bel “famolo shtrano” ché è il mio compleanno. Allora chi ha superato i limiti?
Lei si rivela poi anche una vera rompicoglioni, che induce comprensibilmente Lui a seccarsi e ammanettarla di nuovo dandole qualche scapaccione non più per gioco ma per rabbia e reale desiderio di ristabilire i ruoli. Ma quali?
Perché Lei a questa svolta va in brodo di giuggiole, quindi era proprio quel che voleva… però poi invoca la safeword (che nei giochi s/m è il limite convenuto da ambo i partner per non rischiare oltre il desiderato). Quindi il gioco si complica, anche grazie a qualche bustina di polvere bianca: chi davvero ha tradito le regole?

Ash: lo splatter-thriller fantascientifico arriva al cinema a marzo | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com il trailer di un intrigante movie in arrivo sugli schermi: Ash, di Flying Lotus, un compendio di horror splatter SF che solo in qualche maniera somiglia ad Alien, e che ha i connotati lovecraftiani molto più marcati, ma anche molto “spaziali”; la quarta e il trailer:

Sul misterioso pianeta Ash, Riya si sveglia con una grave amnesia e scopre che il suo equipaggio è stato massacrato. Quando un uomo di nome Brion arriva per salvarla, per i due inizia un calvario di terrore psicologico e fisico mentre Riya e Brion devono decidere se possono fidarsi l’uno dell’altra per sopravvivere.

Megalopolis | FantasyMagazine


Coppola costruisce un mondo alternativo, simile al nostro ma divergente nella misura in cui racconta di New Rome, città della costa est degli Stati Uniti che reitera le dinamiche dell’antica Roma repubblicana. In questa città Catilina è un architetto che vorrebbe costruire una utopia ipertecnologica, Megalopolis, una città che dia benessere e un adeguato stile di vita a tutti. Cesare ha come antagonista un sindaco conservatore, Franklyn Cicero, ma anche nella sua stessa famiglia si nascondono nemici, pronti anche a sobillare le masse con argomenti populisti, come il cugino Clodio.
Al tema della ricerca dell’utopia, della lotta contro i nuovi conservatori e i populisti, la trama mescola la gestione del potere e la responsabilità che ne segue. Catilina infatti ha il potere di fermare il tempo, ma per fortuna (o sfortuna penserebbero in molti) non lo vuole usare come facile via per i suoi scopi, a rischio di soccombere. Ma forse l’amore di Julia, figlia di Cicero, sarà una forza propulsiva e unificante, che aiuterà Cesar a realizzare il suo sogno.
Coppola cita Metropolis, il noir, tutto il suo cinema, dalle visioni cupe a quelle più luminose e speranzose. Gioca con i generi, con una prevalenza fantascientifica data dal contenitore generale e da quegli elementi, come il potere di fermare il tempo, e il Megalon, un materiale scoperte di Catilina dalle potenzialità infinite.

Questo è il plot del nuovo film di Francis Ford Coppola, Megalopolis; Emanuele Manco lo analizza e ne dà il responso, lasciandoci col fiato sospeso se la sontuosità possa dare il senso di un passato reso lustrini e glamour decadente.

Hardware – The Order of Death – Public Image Ltd – PiL


Un po’ di sano cyberpunk (goth) per i PIL e per il film Hardware, un bel clip riassuntivo dove il nomade CarlMcCoy incarna l’oscurità che veleggia verso il futuro e dove le nuove oscurità lo scimmiottano. Regia del nephilim Richard Stanley.

LILI REFRAIN – LIVE IN LONDON – TRAILER


La mia sciamana preferita…

Sydney Sweeney ritorna al cinema con Immaculate – La prescelta | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione – e recensione – del film Immaculate – La prescelta, del regista Michael Mohan, un horror particolare di cui vi allego sinossi e un brano della recensione; più sotto il trailer:

Cecilia, una giovane suora americana profondamente religiosa, viene chiamata per trasferirsi in un convento remoto nella splendida campagna italiana. Quello che sembra un caloroso benvenuto si trasforma rapidamente in un incubo, quando Cecilia scopre che il convento nasconde segreti oscuri e orrori innominabili. Tra le antiche mura si celano forze maligne che minacciano di trascinarla nell’abisso della follia.
Cecilia ha avuto un incidente quasi mortale quand’era piccola e da allora prova a capire perché Dio l’ha salvata. Crede di aver trovato la risposta dopo essersi trasferita in un isolato convento in Italia, dove un gruppo di novizie si prende cura di vecchie suore malate. Se in un primo tempo le cose si fanno un po’ difficili a causa della distanza da casa e della lingua che non capisce, riesce però a trovare conforto nelle parole di padre Tedeschi che l’ha chiamata nel convento e a fare amicizia con Guendalina, come lei una giovane novizia da poco arrivata nel convento, con una storia difficile alle spalle. Nonostante strani incubi che la tormentano Cecilia riesce ad ambientarsi ma inizia a sentirsi male. Sottoposta ad alcune analisi fatte dal medico interno al monastero ciò che scoprirà appare a dir poco miracoloso.

Immaculate inizia con una scena che nei primi due minuti è capace di superare la maggior parte degli horror mainstream degli ultimi anni, con i titoli di testa che scorrono su uno schermo buio tra le urla di una giovane suora sepolta viva. Non è entrata in scena ancora neanche Sydney Sweeney che Michael Mohan, alla sua prima regia, mette le cose in chiaro con una dichiarazione d’intenti ben precisa: la storia sarà anche delle più abusate ma la messa in scena avrà una marcia in più. Non c’è nulla di particolarmente originale nel prendere una bella e giovane ragazza, metterla in un posto isolato dove cattive persone, e le suore al cinema sono sempre piuttosto inquietanti, le faranno del male.
Immaculate dice anche qualcosa di non banale sulla maternità, con un messaggio non esattamente semplice da veicolare, ossia che non è per forza la cosa più bella del mondo, specie se non la si vuole. Dice anche qualcosina sulla violenza di un sistema patriarcale il cui diktat è la sottomissione, dove molte donne vengono manipolate da pochi uomini e nel quale le stesse diventano carnefici di quelle che hanno il coraggio di opporsi. Cecilia, scelta per la sua debolezza non solo si ribella con violenza alla schiavitù ma nella sequenza finale, simile a quella di The Descent senza il risveglio, emerge dalla terra rinata e libera di sottrarsi e di eliminare senza sensi di colpa o richiami cattolici al sacrificio, l’abominio che le hanno imposto.

quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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