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La dea Arduinna: i misteri della foresta e della caccia nell’antica Gallia | Iridediluce


Il blog IrideDiLuce continua la sua incessante ricerca sui culti del passato, divinità spesso sull’orlo dell’estinzione che continuano, però, a generare energia, culto, empatia; Arduinna è tra esse, ed eccone alcuni stralci:

La dea Arduninna occupa un posto significativo nella mitologia gallica, venerata come protettrice della foresta delle Ardenne e della fauna selvatica della Gallia settentrionale. Rappresentata a cavallo di un cinghiale, simboleggia le forze indomabili della natura. Rispetto alla dea romana Diana , il culto di Arduinna ha lasciato un’eredità duratura, nonostante gli sforzi per sopprimerlo. La foresta delle Ardenne, che si estende tra gli attuali Belgio, Lussemburgo, Francia nord-orientale e la regione del Reno, fungeva da spazio sacro associato a montagne e alberi imponenti.

Un’imponente statua in bronzo nel Giura, in Svizzera, raffigura Arduinna a cavallo di un cinghiale, a simboleggiare la sua profonda affinità con l’ambiente naturale. Questa antica scultura, è risalente al I secolo d.C., ed esemplifica il legame tra Arduinna e la caccia, catturando il suo spirito selvaggio nella foresta. Vestita con una corta tunica e stivali da caccia, Arduinna portava con sé un arco, un coltello e una faretra per le sue spedizioni nei boschi.
Il culto di Arduinna prosperò nella Galia Belgica, come testimoniano le iscrizioni votive in suo onore rinvenute a Düren, in Germania. La somiglianza spirituale tra Arduinna e Diana sottolinea ulteriormente lo scambio culturale e le influenze tra Galli e Romani.
La foresta delle Ardenne, che si estende tra gli attuali Belgio, Lussemburgo, Francia nord-orientale e la regione del Reno, ha un significato profondamente radicato nella mitologia e nella cultura gallica. La regione delle Ardenne, spesso definita il “Cuore Verde d’Europa”, si estende per circa 28.000 chilometri quadrati. È caratterizzata da fitte foreste, dolci colline e fiumi serpeggianti. Questo paesaggio pittoresco non era solo visivamente accattivante, ma aveva anche un’immensa importanza spirituale per il popolo gallico.

Carmilla on line | La coscienza di Gustav (appunti meyrinkiani) 15


Su CarmillaOnLine una delle innumerevoli puntate di Franco Pezzini dedicate alle molteplici incarnazioni del Fantastico, visto in ottica del perturbato, dell’esoterico, del weird e delle proiezioni delle millemila realtà possibili; stavolta è il turno di un romanzo che amo visceralmente: L’angelo della finestra d’Occidente, di Gustav Meyrink. Un estratto, che non rende comunque la complessità esoterica e interiore del romanzo, che va letto tutto.

Passeggiando lungo il ruscello John Dee si lascia prendere dall’insoddisfazione e rivede il suo passato in Inghilterra, dal carcere con Green alla corte di Elisabetta, e poi a quella imperiale nel centro Europa… la sua prima moglie era stata la sua pestifera avversaria Lady Ellinor (storicamente, in realtà, la prima fu Katherine Constable, cui ne seguì per un anno una seconda dal nome non tramandato): di Ellinor disertava il capezzale per recarsi a incontrare Elisabetta. Eppure tante maschere non erano che la crisalide per far nascere finalmente il vero John Dee, “colui che conquista la Groenlandia, e assalta il mondo intero, il giovinetto coronato!”: e all’improvviso tutto gli diventa chiaro al punto da doverne scrivere una sintesi.
Discendente (almeno secondo Meyrink & Noerr) di sovrani più antichi di quelli della “due Rose” d’Inghilterra, fatto educare per volontà paterna dai migliori maestri, giunto al baccalaureato a Cambridge, a ventiquattro anni Dee si trova orfano di entrambi i genitori, erede della fortuna e del titolo. Dopo una formazione all’estero (Lovanio, Utrecht, Leida, Parigi) ed essere divenuto allievo di Cornelius Gemma detto Frisius e di Gerardus Mercator, al rientro in Inghilterra assurto alla carica di professore di lingua greca al Trinity College di Cambridge e riconosciuto protofisico e protoastronomo in Inghilterra a solo ventiquattro anni, è un tantino scavezzacollo: per la messa in scena della Pace di Aristofane costruisce un gigantesco scarabeo che si solleva in aria come un drone, tra l’orrore di colleghi e spettatori che gridano alla magia nera… ma capisce di fronte alle loro reazioni furiose quanto a una burla possa seguire serissimo odio.
Allora abbandona l’Inghilterra e un buon posto e raggiunge Lovanio dove studia chimica, alchimia e si appronta un laboratorio. Frequentato dai duchi di Mantova e di Medina Coeli, si fa conoscere dall’imperatore Carlo V, prima scettico sulle sue capacità e poi pronto a ricompensarlo. Sfuggito a Parigi dal dilagare di un’epidemia, trova ascolto nel re Enrico XI, ma poi uno “spettrale suonatore di pibrochs scozzesi” (forse lo stesso sinistro pastore che aveva plagiato Bartlett Green) lo convince a tornare in Inghilterra dove finisce coinvolto nelle lotte di religione. Mirando a conquistare Elisabetta prende le parti dei protestanti. Sfuggito come sappiamo alla Torre trova ospitalità presso l’amico Robert Dudley conte di Leicester, che gli elogia l’audacia con cui la principessa Elisabetta si era adoperata per la sua libertà – ma John sa qualcosa di più, a proposito del filtro d’amore da lei bevuto. Passando poi oltre gli anni di Maria la sanguinaria – nei quali lui, nel suo ritiro forzato, prepara l’impresa di conquista della Groenlandia – riflette sulla convinzione d’essere destinato a un trono, sulle profezie ricevute: però forse si tratta di una corona non terrena… Morta la regina Maria, preparato nei dettagli il piano per la conquista della Groenlandia, affidato a Dee tramite Dudley il compito di redigere l’oroscopo per la nuova sovrana – finalmente Elisabetta – il Nostro crede giunto il momento di realizzare i sogni. E invece nulla: la regina, compiaciuta dell’appellativo e ormai titolo di “vergine”, prende a giocare con lui. Che a quel punto rifiuta di recarsi a farle compagnia a Windsor: “ciò che desideravo non era affatto passare la notte con una vergine invasata, bensì l’avvento della nostra gloriosa e regale comunione” – ed è Dudley ad approfittarne. Sdegnato, Dee parte per l’Ungheria, per sottoporre all’imperatore Massimiliano i piani di conquista del Nordamerica, ma poi, preso da rimorso, gli parla soltanto di astrologia e alchimia e alla fine ritorna in Inghilterra.

“L’angelo della finestra d’Occidente” di Gustav Meyrink – 𝐀𝐗𝐈𝐒 ֎ 𝐌𝐔𝐍𝐃𝐈


Su AxisMundi un lungo post per scendere nei dettagli del romanzo “L’angelo della finestra d’Occidente”, di Gustav Meyrink; l’incipit della potente disamina:

Stiria, Austria; primi decenni del ‘900. Ci troviamo ad immedesimarci nel barone von Mueller, il protagonista assoluto di questa ricognizione senza precedenti negli anfratti mnesici intertemporali che il suo mentale tenterà di porre in “auscultazione” col proponimento di carpirne l’occultum lapidem (“lapis sacer sanctificatus et praecipuus manifestationis”) auto-illuminante i conturbanti enigmi della suo micro(caos)cosmo esistenziale e del Macrocosmo: l’agognata “medicina universale” degli Alchimisti, rimedio all’incessante ruota di mali cagionati dall’ignoranza dell’Io. 
John Dee, Hoel Dhats, John Roger… tutti nomi che alludono a rami apparentemente sconnessi di un unico albero genealogico avito, saldamente innervato con i rizomi abissali, innestati nella corrente sotterranea degli eoni primordiali. In fondo, parafrasando un’immagine ricorrente nel racconto in guisa di deja-vù fra John Dee e Von Mueller, tutti noi siamo simili a larve sonnambule che si contorcono caoticamente dentro le innumerevoli spoglie mortali ogni secondo, giorno, anno, millennio, saltando da una forma di vita, terrestre e non, ad un’altra privi d’una bussola che ci possa munire d’un orientamento permanente e non affatto transeunte. Sarà proprio l’emergere a galla di un lascito di lettere vecchissime, documenti confusi, quaderni manomessi, più una sfilza di oggetti bislacchi, ad innescare una perversa concatenazione di coincidenze significative al limite del “delirium tremens”. Tentiamo di procedere con ordine.

Curves


Le circonvoluzioni della luce e del movimento portano a trascendenze ideali.

Ethereal


Racconti di empatie verdi.

GreenLight


Invaso dal verde, come un tempo; luce riflessante, vibrazioni di un luogo che ancora deve raccontarmi, sento di essere di nuovo coinvolto da qualcosa che non so bene, o forse sì, eppure le cose sono cambiate nel frattempo.

Northern lights night sky


Sommersi dal verde sinestetico.

In The Forest


Gli arabeschi dei messaggi surreali in verde.

Il ciclo è eterno


Nel reame del verde, il cerchio si chiude.

Kikimora


La via verde è specificata.

quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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