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Tesori della letteratura giapponese 1 (2026) | Gli Archivi di Uruk
In viaggio verso un remoto villaggio termale tra le montagne giapponesi, Shimamura, raffinato intellettuale di Tōkyō, cerca pace e riposo, desideroso di sfuggire alla monotonia della vita cittadina e ritrovare se stesso. E nell’idilliaco paese delle nevi incontra Komako, una giovane geisha, donna passionale e vulnerabile. Tra loro nasce un rapporto alimentato da non detti, incertezze e desideri dell’animo e del corpo, una storia d’amore intrisa di ambiguità e di amara solitudine: i turbamenti interiori dei personaggi e le loro debolezze emotive si trasformano in immagini e vicende scomposte che si intrecciano al naturale e imprevedibile fluire dell’inverno. Il paese delle nevi (1937), capolavoro di Kawabata, è un dipinto delicato, lirico, segnato da silenzi e pause che lasciano affiorare fratture di significato e venature di acceso erotismo. In questo mondo etereo e sospeso, la malinconia si fonde con il candore immacolato della neve, come un’impronta leggera che mostra la fugace e ambigua bellezza della vita, labile e intensa nella sua transitorietà.
Così la quarta di un romanzo giapponese – Il paese delle nevi, scritto da di Kawabata Yasunari – segnalato dal buon LuciusEtruscus, che parla di emozioni umane oltre l’umano, nella continua comunione con un cosmo di eventi dall’orizzonte zen, ricercando altri significati per la nostra esistenza che non è detto esistano. Molto intrigante, tutto ciò…
Esce nella collana SpinOff “Terra di Sommaria”, di Marco Milani e Sandro Battisti | KippleBlog
[Letto su KippleBlog]
Esce oggi in digitale, per la collana SpinOff di Kipple Officina Libraria, il romanzo Terra di Sommaria, di Marco Milani e Sandro Battisti.
Terza puntata della saga ambientata su Turiya, il pianeta siderale che l’Impero Connettivo vuole annettere nel proprio sistema dimensionale. Sul corpo celeste, nel frattempo, prosegue la resistenza zen alle forze imperiali nel deserto di Sommaria. Il racconto è disponibile sul sito www.kipple.it e nei principali store online.
SINOSSI (Estratta dalla Premessa)
Turiya era un mondo posto ai margini dell’Impero Connettivo, un’entità dominatrice globale in grado di influenzare lo spazio e il tempo di interi settori del continuum dimensionale. Quando quel mondo fu creato, l’Impero egemonizzò immediatamente la sua influenza instaurando un corpo di monaci soldati, il Tecnoclero, che sotto mentite spoglie non riuscì tuttavia a prendere il pieno controllo del pianeta. Battaglie, insubordinazioni zen, apparizioni di entità superiori, incarnazioni di avatar attori di un altro impero, quello Romano; nel gioco di un mondo in cui spazio e tempo sono illusioni sensoriali, l’energia che ne fuoriesce continua a fluire in una lotta senza fine tra Totka_II, Sillax − imperatore alieno il primo, il suo plenipotenziario postumano l’altro − e l’Atmani che, con tutte le sue manifestazioni trascendenti, ha reso difficoltoso l’affermarsi imperiale, mentre le sabbie del vasto deserto di Sommaria coprono incessantemente con la sabbia finissima i sensi, le testimonianze, la vita stessa di chi vuole sopravvivere alla globalizzazione dell’impero più grande di ogni mondo conosciuto, motivo dell’umanità, degli imperi dell’età antica degli uomini, della postumanità.
ESTRATTO
Lupo teneva l’assemblea sul filo della rabbia. La sua strategia gli imponeva di tirare a sé la più vasta possibile porzione del Senato, anche a costo di far trattare i più riottosi dal suo spietato amante; li avrebbe poi sostituiti con altri fidati e meno intelligenti, pedine che avrebbe saputo mantenere sotto il suo giogo.
— Il punto quattro del documento è stato archiviato nella memoria ottica senatoriale, illustri senatori. Vi prego di procedere col successivo punto cinque, per la definizione della strategia contro il pericolo di un Impero che sta minacciando le nostre gloriose istituzioni. Delibera di azioni concrete volte ad arginare il dilagare dell’imperatrice Ottavia e dell’annesso Impero Partico; atti per ridurre e poi trattare il tradimento del partigiano Ramas. La parola va al presidente temporaneo dell’Assemblea, il senatore Lupo.
Egli si alzò, con studiata lentezza. Si avvicinò al microfono craniale posto nei pressi dello scranno e, guardando ogni singolo senatore negli occhi per istanti lunghi quanto un dialogo serrato, esordì: — Illustri colleghi — respirò con ponderata teatralità. — Vorrei evitare pomposi passaggi verbali, strategie e barocchismi simili ad antichi salamelecchi; un po’ me lo impone la mia posizione politica, usare bizantinismi in questa fase interlocutoria rende sempre l’atmosfera al tempo austera e autorevole, ma… — prese fiato di nuovo, qualcuno in platea mostrava già sul volto segni di esasperazione — il punto è che non abbiamo tempo!
La sua voce risuonò in un silenzio tombale riverberato dalla cupola acustica sopra di loro. I volti dei senatori erano diventati improvvisamente terrei, Lupo sentiva di avere l’intera assemblea in mano. Dopo istanti di sapiente attesa, continuò: — Non abbiamo tempo, miei fraterni senatori; non abbiamo tempo di decidere, non abbiamo modo di ribellarci, non abbiamo nulla di nulla. L’imperatrice assorbe già tutto il nostro potere locale, ci priva della nostra stessa sovranità, ci lascia affondare nel nostro niente con un disprezzo che non le fa certo onore, né fa certo onore alla sua nobile casata augustea… Eppure lo fa, il Potere non ha regole, il potere sa come approfittare degli interstizi vuoti che si aprono nella società che amministra o vuole sottomettere; il Potere è una micidiale macchina che stritola tutto ciò che gli si para davanti, perché se non lo fa allora sarà esso stesso stritolato. Da un potere più forte, ovviamente.
Bevve un bicchiere d’acqua, solo due o tre senatori si accorsero che dalla tasca aveva preso furtivamente una bustina che aveva poi lasciato cadere, con nonchalance, nel bicchiere stesso. Poi riprese a parlare come se una scarica di adrenalina lo avesse attraversato, risparmiandogli la folgorazione al cuore. — Ed è per questo motivo — disse risoluto, con voce stentorea — che ora la situazione impone una risoluzione che può divenire storica: il tempo dei tentennamenti è finito, va definito nitidamente il nostro orizzonte degli eventi!
Non disse altro. Estrasse dal peplum da oratore un ordigno che usciva di poco dalla sua mano e…
LA QUARTA
Il pianeta Turiya, con il suo deserto di Sommaria, è ancora una volta teatro di guerre e conquiste, di lotte per i suoi nativi e per l’Impero Connettivo; il principe imperiale Totka_II e il suo plenipotenziario Sillax da una parte, i Sommariani, i simulacri di Antonio e Ottavia – coniugi legati a doppio filo storico con Ottaviano – dall’altra, costituiscono gli attori principali di un dramma della conquista, l’imperialismo che diventa trascendenza e si accorda con le ombre di ciò che il Passato proietta nel Futuro, un teatro connettivo che tratta le dimensioni come vere pur conoscendone la loro illusorietà; in questo scenario, può un predone diventare la forma di speranza più acuta per i nativi?
GLI AUTORI
Marco Milani è uno scrittore principalmente di science-fiction, fantastic e horror. Redattore in Kipple Officina Libraria. Tra i fondatori del movimento Connettivista (con Sandro Battisti e Giovanni De Matteo) e della rivista NeXT. Fino al 2013 editore e curatore con EDS e webmaster di DOMIST – Letteratura e Pace, nel cui ambito ha collaborato con varie associazioni, editori, e-zines e siti. Finalista Premio Urania 2017. Premio Kipple 2014 e finalista 2017. Finalista Premio ShortKipple 2020 e 2021.
Sandro Battisti è uno dei fondatori del movimento letterario Connettivista. A partire dal 2004 si è dedicato allo sviluppo di uno scenario comune a molti suoi lavori successivi, l’Impero Connettivo. Ha vinto il Premio Urania 2014 e il Premio Vegetti 2017 con L’Impero restaurato ed è curatore delle antologie di strano weird La prima frontiera (2019) e La Volontà trasgressiva (2021). È uno degli editor di Kipple Officina Libraria ed è curatore della collana anarcopunk ”Non-aligned objects” di Delos Digital e, sempre per la stessa casa editrice, pubblica i nuovi scritti dell’Impero Connettivo nella collana “L’orlo dell’Impero”. Scrive quotidianamente sul blog https://hyperhouse.wordpress.com.
LA COLLANA
La collana SpinOff è dedicata alla diffusione delle storie ambientate nell’Impero Connettivo e che narra gli eventi di un impero postumano simile a quello Romano, dove lo Stato governa sullo spazio e sul tempo sotto il comando di un alieno Nephilim. La valuta monetaria in vigore è l’informazione.
Marco Milani e Sandro Battisti, Terra di Sommaria
Kipple Officina Libraria – Collana SpinOff
Formato ePub – Pag. 170 – 3.95€ – ISBN 978-88-32179-75-0
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- su Kipple Officina Libraria: https://bit.ly/3U00iaA
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Esce per la collana Spin Off “L’ologramma sommariano”, di Marco Milani e Sandro Battisti | KippleBlog
[Letto su KippleBlog]
Esce per la collana SpinOff, dedicata al mondo dell’Impero Connettivo, il nuovo romanzo di Marco Milani e Sandro Battisti: L’ologramma sommariano. Il volume è disponibile in ebook su www.kipple.it e nei principali store online.
Perché l’imperatore nephilim Totka_II ha nascosto al suo plenipotenziario postumano Sillax gli eventi accaduti nel deserto Sommaria, del pianeta Turiya?
“Sembra di osservare una scena dall’alto di un deserto di sabbia, steso su un passato sterminato; intere civiltà appaiono ricoperte da epoche di tempeste e la memoria potrebbe perfino essere stata spazzata dagli elementi atmosferici” si disse Sillax mentre passava le dita sugli occhi, come a stropicciarsi il variabile focus ottico. “Cosa poteva esserci di così interessante in questo mare di sabbia” si chiese subito dopo, “e perché l’imperatore ha avuto a che fare con quel limes?”.
SINOSSI
L’Impero Connettivo è uno Stato che domina sullo spazio – come l’Impero Romano – ma anche sul tempo. Nelle sue innumerevoli estensioni di eventi surreali il Connettivo ha già toccato gli accadimenti di Turiya, pianeta esotico su cui Sommaria, l’immenso deserto che somiglia a quelli terrestri del Medioriente, gioca un ruolo fondamentale per la vita e le evoluzioni politiche di quel mondo alieno.
La creazione di un’entità golemica, nata nel primo romanzo di questa serie PtaxGhu6, continua in questo sequel con l’importante definizione di una figura storica romana sopravvissuta fino ai nostri giorni, una nobildonna di sangue giulio-claudio che ha un ruolo decisivo nella vicenda narrata nell’Ologramma sommariano: Ottavia minore.
Sillax, il potente plenipotenziario postumano dell’imperatore nephilim Totka_II, non ha mai saputo nulla degli avvenimenti di Turiya e ora, che ne è venuto casualmente a conoscenza, si adopera per capirne ogni risvolto passato e, quindi, del futuro, giocando un ruolo di primo piano mitigato dalle vibrazioni zen della popolazione del deserto, la cui esistenza disegna stralci di una vita semplice e illuminata dalle pieghe dell’asfissiante caldo desertico.
Tornano molti personaggi di PtaxGhu6 e s’innestano altri attori turiyani; così il flusso degli eventi si srotola nuovo e coerente con quanto Marco Milani e Sandro Battisti hanno delineato nel precedente romanzo, tratteggiando una storia che può essere letta in autonomia: l’ambizione di un mondo esteso su ogni dimensione recepibile dai postumani e dai nephilim, è davvero senza fine?
ESTRATTO – INTRO
Cos’è quest’alba? – chiese Sillax.
– È la rappresentazione olografica di un mondo intero, la sua nascita – rispose l’entità.
– Sembra una complessa emulazione a 8Kq del reale.
– Lo è – disse l’entità. – È soprattutto il Manifesto di un’idea, il paradigma di un nuovo mondo.
Sillax rimase perplesso nel valutare le implicazioni di tutto ciò che l’altro gli stava rivelando; “Forse è una confidenza?” pensò.
– No, non è una confidenza, ti spiegherò soltanto cosa puoi intendere per reale – lo apostrofò allora l’essere.
– Io so cos’è il reale, lo puoi vedere anche tu visto che ti connetti ai miei piani energetici.
– Io sono i tuoi piani energetici, Sillax! – lo corresse l’altro.
– Pensi che oltre quest’alba si dispiegherà il giorno?
– Chi lo sa? Può darsi che l’emulazione, come la ritieni tu, sia soltanto un incipit di nuovi paradigmi dell’esistenza – sottolineò beffardamente l’entità, Sillax non riusciva a scorgerne i lineamenti del viso e da dietro una luce potente ne oscurava la nuca le pieghe espressive.
– Non puoi prenderti gioco dell’Impero Connettivo – lo ammonì quindi l’anziano funzionario imperiale, il fruscio delle sue vesti di broccato da connessione lasciavano nell’aria una fragranza di pura energia surreale.
– Pensi che se davvero volessi prendermi gioco del tuo Stato, userei questo semplice giro di parole o di eventi? – sorrise eloquente e teatrale l’entità, dimostrandogli una parvenza sorniona.
– Sì, perché no?
Il sorriso beffardo dell’entità si trasformò in una risata aperta. A quel punto cominciò a muoversi e camminare apertamente verso un palcoscenico desertico che si rischiarava man mano che l’alba avanzava e diveniva rovente. – Chissà, caro Sillax… chissà se tu hai davvero ragione o se ce l’ho io e a te rimane un misero torto… Chissà se ognuno di noi ha punti di realtà da far valere?
– Non è entrando in questo sogno che puoi porti dalla parte dei giusti – osservò l’imperiale.
– No infatti, è vero quello che tu dici – rispose quindi l’essere divenendo di nuovo serio. – Ma tu sai il tuo sogno da cosa è stato indotto? Puoi dirlo con certezza?
Sillax si guardò dentro e mostrò a se stesso un percorso onirico pregno di significati surreali; il collegamento con l’immaginario collettivo postumano gli sembrò lucente ed efficace, miriadi di sincronicità si aprivano in frattali che sfidavano la magnificenza degli spazi siderali incipienti: erano innumerevoli universi a se stanti o in antitesi tra loro, dove i ricordi di cosa era stato nelle sue esistenze umane, prima che diventasse postumano, sbiadirono un poco facendo diminuire le sue sicurezze.
– Con un buon grado d’indeterminazione – gli rispose allora Sillax. Gli strizzò l’occhiolino e lasciò che gocce di realtà sprizzassero dai suoi occhi, come se fossero state dispensate da un demiurgo.
– Lo spettacolo può iniziare, allora – intonò quindi l’essere. Una musica disincarnata e siderale risuonò nelle sinapsi alterate di Sillax con un senso di psichedelia che lo prese alla gola, modificandogli violentemente i sogni che erano stati fino a quel momento.
– Lasciati andare – lo incalzò l’entità.
LA QUARTA
L’Impero Connettivo torna nel raggio d’influenza di Turiya, il pianeta esotico dove Sommaria assomiglia così fortemente al deserto del Medio Oriente terrestre, luogo in cui la cultura prese vita dagli aliti divini dei Nephilim. Sarà proprio l’impero governato dall’alieno Totka_II a scontrarsi nuovamente con Ptaxghu6, l’entità demiurgica generata dagli esperimenti surreali dei Sommariani. Sillax, venuto accidentalmente a conoscenza dei fatti sommariani, decide di indagare su cosa sia accaduto realmente.
GLI AUTORI
Marco Milani è nato a Como il 5 maggio 1964 e risiede a Stienta, in provincia di Rovigo. E-writer e scrittore principalmente di science-fiction, fantastic e horror. Tra i fondatori della rivista NeXT e del movimento Connettivista. Premio Kipple 2014. Fino al 2013 editore e curatore con EDS e webmaster di DOMIST – Letteratura e Pace, nel cui ambito ha collaborato con varie associazioni, editori, e-zines e siti.
Sandro Battisti: è uno dei fondatori del connettivismo. A partire dal 2004 si è dedicato allo sviluppo di uno scenario comune a molti suoi lavori successivi, l’Impero Connettivo, dapprima con racconti apparsi su NeXT, la fanzine del movimento, e con il fumetto Florian, successivamente nei romanzi PtaxGhu6 (2010), scritto in collaborazione con Marco Milani, e Olonomico (2012). Ha vinto il Premio Urania 2014 e il Premio Vegetti 2017 con L’Impero restaurato; è curatore delle antologie di strano weird La prima frontiera (2019) e La volontà trasgressiva (2021). Scrive quotidianamente sul blog https://hyperhouse.wordpress.com/.
LA COLLANA
La collana SpinOff è dedicata alla diffusione delle storie ambientate nell’Impero Connettivo e che narra gli eventi di un impero postumano simile a quello Romano, dove lo Stato governa sullo spazio e sul tempo sotto il comando di un alieno Nephilim. La valuta monetaria in vigore è l’informazione.
Sandro Battisti e Marco Milani, L’ologramma sommariano
Kipple Officina Libraria – Collana SpinOff
Formato ePub e Mobi – Pag. 161 – 3.95€ – ISBN 978-88-32179-64-4
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- su Kipple Officina Libraria: https://bit.ly/34D8tEN
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LO ZEN DELLA GAMBA ADDORMENTATA | T.C.W. & L.W. Diary… by Marco Milani
Sul blog di Marco Milani un post per addentrarsi nei meandri della filosofia Zen, che Marco conosce bene. Ecco il dettaglio:
L’interlocutore chiese a Maharaj: “Come sei tu quando dormi?” e il Maestro rispose: “Sono consapevole di essere incosciente!”
Questa semplice risposta fa subito comprendere al ricercatore attento, che il Maestro stava rispondendo dal suo Essere Supremo e non dal punto di vista illusorio della mente. È comprensibile comunque, che per molti questo tipo di risposta non sia del tutto decifrabile, anzi potrebbe sembrare uno dei tanti modi (filosofici) di raggirare la domanda piuttosto che di rispondervi.
A tal scopo, ora, vi racconto la spiegazione in forma Zen: “Prova ad analizzare per un momento cosa succede quando ti si addormenta una gamba, come succede mentre sei seduto scomodamente sul divano o sulla poltrona guardando la TV. Questa analisi, prova prima a farla dalla Tua reale prospettiva e poi da quella illusoria della gamba, questo ti aiuterà a trovare la risposta adeguata. Ne risulta infatti che Tu sei consapevole che la gamba (una parte del corpo e cioè della manifestazione) è divenuta incosciente perché si è addormentata. Tu solo lo sai. Dalla prospettiva “irreale” ed ipotetica di un “IO gamba” ne risulta invece la sua totale incoscienza. L’IO gamba non sa di essere addormentato, non sa di essere parte di un tutt’uno ed è incosciente dell’IO Reale (il vero Te stesso), essa infatti è priva di sensibilità nervosa/mentale anche di se stessa e priva di coscienza della fonte, ma non è privata del collegamento con la fonte – ne è solo temporaneamente incosciente. Tu infatti sei Consapevole di Te stesso e di tutto il corpo, compresa la gamba, in cui ti manifesti come Reale testimone – non grazie alla gamba che è incosciente, ma grazie al Reale Te stesso, che è riconoscibile nella gamba e nel corpo ma che è oltre gli stessi. Tu sei consapevole che la gamba è incosciente, perché tu non sei la gamba. Il Tuo Reale Essere Te stesso non muta a seguito dei mutamenti di coscienza della forma. Alla povera gamba addormentata (l’irreale IO gamba) non resta invece che svegliarsi dal suo intorpidimento per essere di nuovo cosciente e cercare di maturare la reale consapevolezza di sé.”
FANTAZEN TALES – racconti fanta-zen (4) | T.C.W. & L.W. Diary… by Marco Milani
Marco Milani continua la carrellata sui suoi raccolti prodotti in venti anni di scrittura, organizzati in sei volumi editi su Amazon dal titolo IndeedStories; è il momento del volume 4, Fantazen Tales.
Lo Zen, scuola di pensiero nata in Cina nell’alveo del buddhismo ma aperta alla suggestione di altre filosofie orientali come il Taoismo, nel corso del secoli è approdata dapprima in Giappone e infine anche in Occidente. Una via mistica, un modo di concepire la vita, che ha influenzato non poco la cultura moderna a livello mondiale. In questa raccolta vediamo lo Zen sposarsi alla perfezione con il fantastico. In tutte le novelle qui riunite (Una storia da raccontare, Guerriero di Luce, Chi sono Io?, La ‘MIA’ strada, La favola nera, La Via di mezzo) sia i miti della nostra civiltà dei consumi, sia gli stessi concetti tradizionali di “Io” e di identità vengono messi alla berlina. Il tutto con buon gusto, ironia e con tanta voglia di divertire il lettore.
ZEN E FANTASCIENZA | T.C.W. & L.W. Diary… by Marco Milani
Sul blog di Marco Milani una dissertazione in bilico tra zen e SF; vi lascio ad alcune sue considerazioni:
Cos’hanno in comune zen e fantascienza? Tutto e niente. Sono entrambi percorsi di ricerca e quindi ‘liberi’ di poter essere tutto e niente, e volendo, di non far perdere tempo in dubbi e discussioni che non hanno nulla a che vedere in relazione a ciò che non interessa, andando per la loro semplicistica direzione. Hanno la capacità di attuarsi entrambe a livello mentale e non essere fisicamente riscontrabili, anche se il ‘crederci’ e la possibilità di realizzarsi (l’una spiritualmente, l’altra fisicamente) le rendono veritiere e quindi accettabilissime. Restiamo quindi in ambito ideologico, applichiamolo a noi stessi, e attraverso queste ‘nostre’ idee possiamo giungere a ‘svestire’ il potere creativo dei nostri pensieri, liberandone il potenziale a cambiare in meglio la nostra esistenza apprendendo a sostentarci di pensieri positivi.
Un appunto sul termine zen, che a voler essere pignoli sarebbe solo la sintesi, riduttiva, recente (però molto meno dell’iperusato new-age), giapponese, per indicare una linea di pensiero spirituale di parecchio più antico (eterna?) e non locabile in un unico ambito e tempo.
Dico zen e penso al passato, dico fantascienza e la accosto al futuro. La coscienza globale che ci accompagna commette un errore (uno dei moltissimi) rimanendo statica su questi clichè. I vimana che sfrecciano nei cieli dell’India (stante i Veda, le Upanishad, il Mahabharata e compagnia bella dei miti Indù) sono veramente passato remoto? Non fantascienza? Lo scorrere del tempo potrebbe benissimo essere come il criceto che cammina nella sua ruota, che ogni pochi passi ritocca lo stesso punto e così prosegue a oltranza. Ovvero il passato potrebbe essere il futuro o il trascorrere del tempo (che non esiste, stando in tematica zen) è solo fotogrammi differenti di un’unica immobile eternità. E al termine ‘fotogrammi’ non riesco a non soffermarmi su un’associazione che esce spontaneamente e non è per nulla fuori luogo: simbologia. Un simbolo, che sia un’immagine o un oggetto collegato a un archetipo, anche in forma di espressione verbale o singola parola o singolo suono (vedi mantra), svolge la mansione di unificare il mondo esteriore (di simbologia materiale ma con un’accezione interiore) in una configurazione percettiva spirituale, assolutamente intuitiva, in uno stato totalmente cosciente. Per questo il simbolo ha il compito intrinseco evocativo verso un avvenimento interiore, e spronato da un orientamento esterno, di unificazione. L’universo della materia fuso con quello dell’anima umana (che è anche emozione, spirito e pensiero).
Piccoli semi di logica zen
Hai rinnovato i tuoi propositi sulle rive di un fiume che si prolunga oltre i tuoi orizzonti strutturali: è forse esso infinito? Come fai a dire che le tue idee ti sopravviveranno?
Fabio Perletta + Luigi Turra – Ma 間 | Neural
[Letto su Neural]
Il sinogramma 間 (Ma), unità minima di significato utilizzata anche nella scrittura giapponese, estrinseca un concetto decisivo per numerose pratiche artistiche e filosofiche, riferendosi alle nozioni di spazio e di tempo tra le cose, focalizzando l’attenzione sul vuoto più che sul resto, restituendo alle pause, agli intervalli, il loro effettivo valore. In musica l’attenzione a tali relazioni trova immediata importanza e non solo in area contemporanea, come taluni potrebbero erroneamente credere, perché sulle figure di pausa, sul silenzio, molto è stato detto anche in altri contesti storici e culturali. È nella tradizione orientale tuttavia che questa concettualizzazione viene esaltata e Fabio Perletta e Luigi Turra, musicisti entrambi affascinati dall’approccio zen e dall’opera dell’architetto Tadao Ando, hanno deciso di riadattare un seminale studio sonoro di Perletta, i cui suoni furono raccolti proprio nel padiglione delle conferenze progettato da Ando per il campus Vitra a Weil am Rhein. Sono tre le composizioni lungo le quali si snoda la ricerca, dipanate assecondando i sensi dei luoghi esplorati, con suoni di legni, rocce, ciottoli e cemento, materiali d’elezione per Ando, che è particolarmente apprezzato per il suo stile essenziale ed evocativo. I suoni convivono con i silenzi e sono curatissimi, intensi e carismatici, l’intento è quello di lasciarsi solo attraversare dalle suggestioni architettoniche, alludendo al carattere degli spazi in maniera assolutamente libera e poetica. Se lo stile di Ando si dice crei un effetto “haiku”, enfatizzando il nulla e lo spazio vuoto per rappresentare la bellezza della semplicità, similmente anche Perletta e Turra partendo da catture auditive piuttosto scarne e basilari, riescono a coinvolgere emotivamente l’ascoltatore in un percorso dalle mille astrazioni e titillamenti. Altre ispirazioni sembrano provenire dall’accostamento di elementi tradizionali ed estetica modernista, da una cura dei dettagli quasi artigianale e da una definizione iper-controllata, tutti segni distintivi della poetica di Ando che sembrano infusi anche in questo album. Come diceva l’esteta Fulvio Carmagnola “le forme diventano in un certo senso illustrazioni, semi-opache di un’attività di pensiero che le accompagna. Bellezza aderente, come il risultato di un progetto, anche se si tratta di un progetto celibe, slegato dal registro dei fini pratici”.



