Cinquant’anni fa moriva Agatha Christie, questo significa che io avevo sette anni, ma non ne ho alcun ricordo, del resto ho cominciato a leggerla almeno una decina di anni più tardi.
In questi giorni troverete in rete molti articoli celebrativi, quindi eviterò di parlare di lei e delle sue opere, preferendo raccontarvi l’impatto che ha avuto sulla mia vita. Non ricordo neppure con quale libro di Agatha Christie io abbia cominciato, potrebbe essere “E’ troppo facile” o “Sono un’assassina?” ma non ne sono affatto certa. La lettura di Agatha la associo più ai miei primi anni di lavoro, piuttosto che alla scuola. Ho diversi flash: io che ne parlo con le colleghe in pausa pranzo, io che leggo “Il ritratto di Elsa Greer” durante le vacanze di Natale nella casa in Valle, fa un freddo boia e mia sorella ha ricevuto in regalo le cassette con la doppia raccolta per i 25 anni dei Pooh, nella mia memoria la trama del giallo si fonde con alcuni brani, “Pierre” “Eleonora mia madre” come se fossero la colonna sonora del libro, basta controllare: il disco uscì nel dicembre del 1990. Sto leggendo con reale avidità “Perché non l’hanno chiesto a Evans” e sono costretta con grande rammarico a interrompermi per andare a una pizzata di famiglia che non mi interessa per niente. E ancora io e la twin che ci appassioniamo a “Fermate il boia” forse l’unico che lei abbia letto. Così in un lasso di tempo ristretto ho letto quasi l’intera produzione, affiancandola a un paio di guide e segnando su un breve saggio che riporta la biografia i miei voti accanto a ogni titolo. Sono i manuali che ho rispolverato per scrivere il giallo inglese. Nell’estate del 1991, qui il ricordo è preciso, comprai in edicola il mio primo giallo di Ellery Queen. Stavo andando in spiaggia a Cattolica, lo vidi e memore dello sceneggiato Tv anni ’70 che adorai pensai che potesse piacermi. Fu un grande amore, al punto che ho inserito Ellery nel mio indirizzo mail (cosa di cui mi sono pentita ma amen). A quel punto Ellery surclassa Agatha, le sue trame sono molto più complesse e raffinate, ma la fama di Agatha Christie non ha paragoni, il cinema non smetterà mai di trarre nuove versioni dalle sue opere, idem il teatro (ho visto “Dieci piccoli indiani” e “Trappola per topi”) quindi ho modo di non interrompere il flusso. Continuo a trovare troppo fantasiose le traduzioni di svariati titoli, che avrei mantenuto più letterali. Come diavolo fa “Cat among the pigeons” a diventare “Macabro quiz?”
Parlando dei film, ma è in arrivo anche una mini serie Tv, ho apprezzato più o meno tutte le trasposizioni cinematografiche, il mio preferito rimane sempre “Delitto sotto il sole” e giusto ieri direi notte più che sera, essendo in seconda serata, ho visto per la prima volta “Corpi al sole” tratto dal medesimo libro, godendomelo un sacco e osservando con attenzioni le molte differenze tra le due pellicole, che sono tante. Rimasta infatti intatta la trama, sono state fatte scelte di contorno molto diverse, come l’ambientazione, il punto di partenza, il focus sui personaggi principali e ora ho deciso di rileggere il libro che lessi appunto in quegli anni di solitudine. Leggevo tantissimo e viaggiavo abbastanza, anche da sola, ma avevo pochi amici, relazioni sentimentali sporadiche, abitavo in un posto che detestavo e davvero i libri mi salvarono la vita. Oggi, che sono una donna di mezza età appagata come mai avrei ritenuto possibile all’epoca, se mi guardo indietro e mi soffermo a ragionare su quali romanzi mi hanno accompagnata Agatha Christie c’è!
C’è al punto che lo scorso anno siamo andati a Torquay, dove lei è nata. Abbiamo perso l’anniversario per pochi mesi in effetti. Mi vedete nella foto accanto all’indiscussa regina del Mistery nel centro della celebre località della English Riviera. Nei miei sogni di viaggi nel Regno Unito però c’era sempre stato il Lake District, con Windermere e i suoi Lake Poets, ovvero i poeti romantici inglesi della prima generazione, un desiderio che avrei potuto realizzare, scegliendolo al posto del Devon. Capita di prendere delle decisioni basandosi su suggestioni che agiscono sotto traccia, ed è andata proprio così, perché Agatha Christie è stata con me molto di più di quanto non l’abbiano fatto Wordsworth e Coleridge, che in realtà, trascorsa la passione iniziale quando li studiai alle superiori, poi non ho più letto.
E poi, già lo sapete, con un’illuminazione che non potevo non raccogliere, una mattina nella sala colazioni in hotel a Londra, due adorabili vecchiette hanno attaccato discorso con noi e io ho pensato che erano così tipiche che forse stavano partecipando a un casting per la nuova Miss Marple. Una scintilla potentissima ha innescato una trama traballante, che ho dovuto nutrire e coccolare facendo tesoro di tutte quelle emozioni, che avevano radici molto profonde, nei miei vent’anni. Avevo molti dubbi, non è falsa modestia ma mi sentivo del tutto inadeguata a scrivere una storia di quel tipo, perché poi, il 27 agosto, cioè solo 10 giorni dopo essere tornata a Milano, in effetti ho cominciato. Avevo presente il cuore della storia e dedicandomi con grande impegno ho costruito il resto. Tutto riecheggiava in me, un’orchestra potente fatta di letture passate, la Sandra giovanissima sulla spalla a fare il tifo, a dirmi soprattutto una cosa: ora sei felice, nulla può fermare questa storia, anche se poi dovessi vendere cinque copie, nessuno potrà mai portarti via questo risultato e soprattutto questa gioia! Non temere! Fregatene dell’editoria! Sii autentica!
E manco ricordavo che a breve avremmo celebrato la ricorrenza di questo cinquantesimo che cade oggi.
Le pubblicazioni di Agatha Christie più famose, come il già citato “Dieci piccoli indiani”, “Assassinio sull’Orient Express”, nonché “L’assassinio di Roger Ackroyd” che suscita sempre grandi discussioni, credo siano state intercettate da qualsiasi lettore, magari nell’elenco dei libri assegnati a scuola, ma spesso è nei romanzi meno noti che si celano l’arguzia nei dettagli, la soluzione meno clamorosa e il piacere dell’ambientazione British.
L’abbiamo amata in moltissimi e il suo talento ha travalicato le generazioni. Nessuno può immaginare Poirot con un cellulare o Miss Marple su Facebook, al contempo però l’autrice è modernissima nella sua esposizione delle interazioni umane; le linee telefoniche saltano grazie a un paio di forbici che tagliano i cavi per impedire di chiamare i soccorsi, altro che Wi-Fi, decisamente un’altra epoca, eppure sono solo cinquant’anni oggi che zia Agatha ci ha lasciati. Ma non se n’è mai davvero andata.
PS. Post scritto un po’ al presente e un po’ al passato, sorry!