Parlami di Sandra Faè

Influenzata dal bel post di Darius (che avevo commentato ma il commento è sparito grrr) ho pensato di chiedere anch’io all’AI o IA chi fossi. Non ho utilizzato Chat GPT o simili ma ho semplicemente scritto nella barra di ricerca di Google “Parlami di Sandra Faè”, tanto ormai su tutto la prima cosa che appare è sempre l’AI Overview ed ecco cos’è uscito.

Ai Overview

Sandra Faè

è una scrittrice italiana, nota per i suoi romanzi rosa spesso ironici e drammatici, che hanno raggiunto i vertici delle classifiche di Amazon. Vive e lavora a Milano, impiegata in un’agenzia doganale, sposata e con due nipoti. Faè racconta il mondo femminile con uno stile non sempre convenzionale.

Punti chiave su Sandra Faè:

  • Successo editoriale: Ha raggiunto importanti posizioni nelle classifiche di vendita di Amazon, posizionandosi tra il 4% degli autori italiani che vendono più di 1000 copie.
  • Stile e Temi: Scrive commedie rosa e romanzi che esplorano la vita delle donne in bilico tra ironia e dramma.
  • Blog e Presenza Online: Gestisce un blog personale (ilibridisandra) dove condivide le sue pubblicazioni e riflessioni.
  • Editing: Si avvale spesso dei servizi di editing di Chiara Beretta Mazzotta.
  • Vita Privata: Vive a Milano, è gemella e ha due nipoti.

La sua produzione si distingue per un approccio non stereotipato al genere rosa, curando molto la caratterizzazione dei personaggi e le dinamiche relazionali.  Fine

La frase inerente il successo editoriale, peraltro vera, è di sicuro lusinghiera, mentre quella finale è proprio un’elaborazione dell’Intelligenza artificiale perché non è mai stata inserita nelle mie bio o in qualche quarta di copertina, la conservo perché è molto buona e potrebbe servirmi in futuro. Sull’editing l’informazione è un po’ datata ma nel complesso ci sta tutto.

Da lì poi una serie di articoli su di me, la rete non dimentica, per cui è stato anche bello ritrovarne per esempio uno del 2012 quando presentai “Frollini a colazione” ad Alassio.

Mi sono presa i classici cinque minuti di celebrità dopo il lavoro impegnativo di invertire i libri su quattro scaffali della libreria. Gli Agatha Christie erano troppo in alto, e, per quanto con la scaletta siano tutti accessibili, visto che ultimamente li consulto spesso ho preferito metterli più in basso.

In effetti l’AI ha trascurato di dire che sono una Agatha Christie ed Ellery Queen addicted e questo non va affatto bene.

 

Buon compleanno a I libri di Sandra – Sono 13!

Il 1° febbraio 2013 aprivo questo blog. Ne avevo chiuso un altro a dicembre 2012 stanca di una situazione che si era creata, un fraintendimento con una blogger che era tracimato e forse io non avevo saputo gestire al meglio. Ero molto stanca, non mi sentivo più in linea e ciò che in quel momento vissi come una resa si trasformò in una grande opportunità. Cambiata piattaforma, il precedente era su blogspot, a parte un paio di litigate con cooky privacy e cose che mi hanno fatto sospendere la pubblicazione per qualche settimana, da tredici anni sono qui con una certa oserei dire encomiabile costanza.

Anche adesso wordpress ha fatto alcune modifiche nell’impostazione che uso, questo mi irrita sempre, ma alla fine non mi sono fermata mai.

C’è chi mi ha seguita dal primo blog, chi si è aggiunto dopo, chi è approdato qui ma poi se n’è andato; moltissimi gli incontri fuori dagli schermi, diverse amicizie da stringersi sul serio sono nate qui o appunto nel primo e vivono di appuntamenti reali, tra treni, fiere, cibo. Con l’appendice di whatsApp, delle mail e di Instagram, persino con le video chiamate.

Ringrazio tutti, anche chi non ho mai visto, chi commenta di rado o addirittura mai, chi ha preferito salutarmi e non potrà leggere questo post celebrativo. Abbiamo di recente parlato del tempo florido in cui i blog erano davvero casa, le sfide da Michele Scarparo, il thriller paratattico, le blog amiche creative dell’ASI, il gruppo sofferto e solidale di noi che tentavamo di afferrare la cicogna. Il tempo glorioso in cui ho condiviso l’ospitalità di Natallia. E in tutto questo zibaldone io sono molto invecchiata, la mia vita è significativamente cambiata, anche la postazione da cui scrivo, stessa casa certo, ma un’altra stanza, lo studio dove sono ora e il soggiorno sono arredati in maniera diversa e sì, pure il bagno è stato ristrutturato. Molte cose però sono rimaste le stesse: l’Orso che fa capolino nei miei racconti e i libri, quelli che leggo, quelli che scrivo, i miei percorsi pieni di inciampi e post-lagna a cui seguono sempre nuovi entusiasmi. 

Ho tenuto delle rubriche fisse che ho soppresso quando non avevo più nulla da dire a riguardo o quando sentivo la scadenza troppo stringente, e probabilmente, fedele a me stessa, ho mantenuto il medesimo sguardo sul mondo, che sia quello in rete o quello fuori dalla finestra alla mia sinistra, con la luce di febbraio che chiama la primavera ma sa farsi ancora tanto soggiogare dall’inverno: l’amore per le relazioni e la voglia di raccontarle con la scusa di parlare di libri. I rapporti a ragnatela di un romanzo che non ti lascia dormire, e quelli vivi di carne e mani per i quali spendiamo energie affinché durino e siano sempre appaganti, belli e pieni di luce. A me questo interessa da sempre, e se qualcuno mi legge e pensa “chissà cosa ci racconta la Sandra oggi?” vuol dire che un minimo di connessione l’ho creata e l’ho portata avanti in questi tredici anni che festeggio oggi con voi. Grazie a voi e auguri a noi, perché un blog è di tutti, è un condominio di cui io sono il portiere e spero di sentirvi scorrazzare ancora  a lungo sulle scale di questo caseggiato. 

Le mie letture: gennaio

Ho scelto di cominciare l’anno con un altro libro tradotto dalla mia amica Clara Nubile, l’avevo preso al Salone ed è quindi stato in attesa sei mesi. E vediamo subito l’elenco:

  1. Agatha Claire Luchette Traduz. Clara Nubile voto 9
  2. Delitto sotto il sole Agatha Christie Traduz. Alberto Tedeschi voto 10
  3. Cortesie per gli ospiti Ian McEwan Traduz. Stefania Bertola voto 8
  4. Controvento Angeles Caso Traduz. Claudia Tarolo voto 7 1/2
  5. Bordell per nagott Paola Varalli voto 10

Agatha è un romanzo coccola molto originale: la storia di un gruppo di quattro suore, capitanato da Agatha che conserva nel suo intimo forse un’indole un po’ differente dalle altre, che la condurrà a un finale inaspettato. La loro quotidianità, il rapporto con Dio e con le due badesse con cui avranno a che fare, la semplicità di un gelato, le domande universali, i miserabili da accudire, tutto è narrato con grazia pennellata di ironia. “Agatha” pubblicato Atlantide, editore da tenere d’occhio, non è un titolo strillato, da classifica con roboanti fascette, è un libro controcorrente, con parole gentili come quelle di Agatha e delle sue sorelle, chiuse nell’abitacolo del furgone, quando un camionista le aggredisce verbalmente e rimangono lì, al riparo delle portiere con la sicura, senza replicare, pregando per lui. Bello, bello, bello! 

Per i 50 anni dalla morte di Agatha Christie la proposta tra libri e film ed eventi è stata massiccia. Mi sono fatta una maratona televisiva, andando a dormire molto tardi, scoprendo che al mio film preferito “Delitto sotto il sole” versione Poirot-Ustinov ne corrisponde una più recente “Corpi al sole” con Poirot-Suchet che appunto non avevo mai visto. Me la sono goduta assai in quella notte che precedeva l’anniversario, è stato girato in un luogo che, ad averlo saputo prima, avremmo anche potuto visitare durante il nostro viaggio nel Devon, l’abbiamo praticamente sforato, peccato. Da lì la voglia di rileggere il romanzo. Entrambe le pellicole si sono prese un certo numero di licenze, ma in “Corpi al sole” sono molte di più, direi troppe. Avevo letto il libro moltissimi anni fa, nella mia guida ho segnato 8 + come voto, ma ora è passato al 10, anche per una scena – che manca nei due film – Poirot decide di organizzare un pic-nic con tutti i sospettati, gita che potrebbe portarlo alla soluzione del caso, come infatti sarà. E dove vanno? Ma nel parco del Dartmoor! Dove noi siamo stati e c’è un punto preciso, che magari no, non è lo stesso, però insomma con un torrente, e pure noi ci fermammo a un torrente, Emanuele a fare foto, io seduta su un masso al sole, ad ammirare il panorama e una famigliola in costume da bagno con tanto di piccola imbarcazione per il bambino. Che amarcord meraviglioso, che grandiosa esperienza ricca di suggestioni durevoli sono libri e viaggi!

Ho stravolto la programmazione di lettura per inserire un altro Ian McEwan, dopo aver letto un po’ in velocità le trame in rete. La scelta è caduta su “Cortesie per gli ospiti” ed è andata benone perché è un romanzo breve e molto intenso, per cui attendo, se lo vorrete, i commenti degli estimatori di McEwan. A me è piaciuto con riserva, scrittura pirotecnica con la bellezza stratosferica di una Venezia mai nominata ma splendidamente raccontata, per cui nelle prime pagine ho ritrovato uno dei miei romanzi preferiti in assoluto cioè “A Venezia un dicembre rosso shocking” di cui vi ho parlato a lungo, e mi piacerebbe proprio sapere se l’autore ha in qualche modo voluto omaggiarlo, perché l’assonanza – assolutamente non scopiazzatura – per me è stata travolgente. Detto ciò poi la storia è un po’ troppo violenta, verrebbe proprio da urlare a Mary e Colin “scapppateeeeeee” e invece no, stanno lì fino all’inevitabile tragedia.

“Controvento” stava lì sul tavolo da quasi un anno. Quando uscì ha avuto una buona risonanza, perlomeno nei canali social che seguo io; edito Marcos y Marcos, tradotto da Claudia Tarolo con la quale avevo fatto il corso, mancata 15 mesi dopo a soli sessant’anni, racchiude l’intera visione di Claudia e dell’editore sulla narrativa attuale. La storia di Sao che da Capoverde arriva infine, dopo un certo numero di traversie, in Portogallo si fa amare, ma, almeno per me, è come mancato un guizzo in più, anche nelle figure femminili di contorno, molto belle ma un passo indietro rispetto a una totale immersione nella narrazione. Peccato.

Il quinto dal titolo in milanese è il nuovo giallo del bar William della mia amica Paola Varalli che leggo e consiglio sempre volentieri per il solido intreccio e l’enorme simpatia dei protagonisti. Sono davvero felice per il successo che sta avendo, se lo merita tutto. Ci siamo conosciute a un corso di scrittura oltre 15 anni fa e ci frequentiamo e sosteniamo ancora nella scrittura con grande piacere reciproco. Teneteli presente se cercate dei gialli.

A gennaio ho letto tantissimo grazie, si fa per dire, a quella mezz’ora in più in pausa pranzo, mediamente dedicata alla lettura. Preferivo di gran lunga il vecchio orario ma tocca sempre trovare il lato positivo e, soprattutto sul lavoro, adattarsi.

Agatha Christie 15/06/1890 – 12/01/1976 – 12/01/2026

Cinquant’anni fa moriva Agatha Christie, questo significa che io avevo sette anni, ma non ne ho alcun ricordo, del resto ho cominciato a leggerla almeno una decina di anni più tardi.

In questi giorni troverete in rete molti articoli celebrativi, quindi eviterò di parlare di lei e delle sue opere, preferendo raccontarvi l’impatto che ha avuto sulla mia vita. Non ricordo neppure con quale libro di Agatha Christie io abbia cominciato, potrebbe essere “E’ troppo facile” o “Sono un’assassina?” ma non ne sono affatto certa. La lettura di Agatha la associo più ai miei primi anni di lavoro, piuttosto che alla scuola. Ho diversi flash: io che ne parlo con le colleghe in pausa pranzo, io che leggo “Il ritratto di Elsa Greer” durante le vacanze di Natale nella casa in Valle, fa un freddo boia e mia sorella ha ricevuto in regalo le cassette con la doppia raccolta per i 25 anni dei Pooh, nella mia memoria la trama del giallo si fonde con alcuni brani, “Pierre” “Eleonora mia madre” come se fossero la colonna sonora del libro, basta controllare: il disco uscì nel dicembre del 1990. Sto leggendo con reale avidità “Perché non l’hanno chiesto a Evans” e sono costretta con grande rammarico a interrompermi per andare a una pizzata di famiglia che non mi interessa per niente. E ancora io e la twin che ci appassioniamo a “Fermate il boia” forse l’unico che lei abbia letto. Così in un lasso di tempo ristretto ho letto quasi l’intera produzione, affiancandola a un paio di guide e segnando su un breve saggio che riporta la biografia i miei voti accanto a ogni titolo. Sono i manuali che ho rispolverato per scrivere il giallo inglese. Nell’estate del 1991, qui il ricordo è preciso, comprai in edicola il mio primo giallo di Ellery Queen. Stavo andando in spiaggia a Cattolica, lo vidi e memore dello sceneggiato Tv anni ’70 che adorai pensai che potesse piacermi. Fu un grande amore, al punto che ho inserito Ellery nel mio indirizzo mail (cosa di cui mi sono pentita ma amen). A quel punto Ellery surclassa Agatha, le sue trame sono molto più complesse e raffinate, ma la fama di Agatha Christie non ha paragoni, il cinema non smetterà mai di trarre nuove versioni dalle sue opere, idem il teatro (ho visto “Dieci piccoli indiani” e “Trappola per topi”) quindi ho modo di non interrompere il flusso. Continuo a trovare troppo fantasiose le traduzioni di svariati titoli, che avrei mantenuto più letterali. Come diavolo fa “Cat among the pigeons” a diventare “Macabro quiz?”

Parlando dei film, ma è in arrivo anche una mini serie Tv, ho apprezzato più o meno tutte le trasposizioni cinematografiche, il mio preferito rimane sempre “Delitto sotto il sole” e giusto ieri direi notte più che sera, essendo in seconda serata, ho visto per la prima volta “Corpi al sole” tratto dal medesimo libro, godendomelo un sacco e osservando con attenzioni le molte differenze tra le due pellicole, che sono tante. Rimasta infatti intatta la trama, sono state fatte scelte di contorno molto diverse, come l’ambientazione, il punto di partenza, il focus sui personaggi principali e ora ho deciso di rileggere il libro che lessi appunto in quegli anni di solitudine. Leggevo tantissimo e viaggiavo abbastanza, anche da sola, ma avevo pochi amici, relazioni sentimentali sporadiche, abitavo in un posto che detestavo e davvero i libri mi salvarono la vita. Oggi, che sono una donna di mezza età appagata come mai avrei ritenuto possibile all’epoca, se mi guardo indietro e mi soffermo a ragionare su quali romanzi mi hanno accompagnata Agatha Christie c’è!

C’è al punto che lo scorso anno siamo andati a Torquay, dove lei è nata. Abbiamo perso l’anniversario per pochi mesi in effetti. Mi vedete nella foto accanto all’indiscussa regina del Mistery nel centro della celebre località della English Riviera. Nei miei sogni di viaggi nel Regno Unito però c’era sempre stato il Lake District, con Windermere e i suoi Lake Poets, ovvero i poeti romantici inglesi della prima generazione, un desiderio che avrei potuto realizzare, scegliendolo al posto del Devon. Capita di prendere delle decisioni basandosi su suggestioni che agiscono sotto traccia, ed è andata proprio così, perché Agatha Christie è stata con me molto di più di quanto non l’abbiano fatto Wordsworth e Coleridge, che in realtà, trascorsa la passione iniziale quando li studiai alle superiori, poi non ho più letto.

E poi, già lo sapete, con un’illuminazione che non potevo non raccogliere, una mattina nella sala colazioni in hotel a Londra, due adorabili vecchiette hanno attaccato discorso con noi e io ho pensato che erano così tipiche che forse stavano partecipando a un casting per la nuova Miss Marple. Una scintilla potentissima ha innescato una trama traballante, che ho dovuto nutrire e coccolare facendo tesoro di tutte quelle emozioni, che avevano radici molto profonde, nei miei vent’anni. Avevo molti dubbi, non è falsa modestia ma mi sentivo del tutto inadeguata a scrivere una storia di quel tipo, perché poi, il 27 agosto, cioè solo 10 giorni dopo essere tornata a Milano, in effetti ho cominciato. Avevo presente il cuore della storia e dedicandomi con grande impegno ho costruito il resto. Tutto riecheggiava in me, un’orchestra potente fatta di letture passate, la Sandra giovanissima sulla spalla a fare il tifo, a dirmi soprattutto una cosa: ora sei felice, nulla può fermare questa storia, anche se poi dovessi vendere cinque copie, nessuno potrà mai portarti via questo risultato e soprattutto questa gioia! Non temere! Fregatene dell’editoria! Sii autentica!

E manco ricordavo che a breve avremmo celebrato la ricorrenza di questo cinquantesimo che cade oggi.

Le pubblicazioni di Agatha Christie più famose, come il già citato “Dieci piccoli indiani”, “Assassinio sull’Orient Express”, nonché “L’assassinio di Roger Ackroyd” che suscita sempre grandi discussioni, credo siano state intercettate da qualsiasi lettore, magari nell’elenco dei libri assegnati a scuola, ma spesso è nei romanzi meno noti che si celano l’arguzia nei dettagli, la soluzione meno clamorosa e il piacere dell’ambientazione British.

L’abbiamo amata in moltissimi e il suo talento ha travalicato le generazioni. Nessuno può immaginare Poirot con un cellulare o Miss Marple su Facebook, al contempo però l’autrice è modernissima nella sua esposizione delle interazioni umane; le linee telefoniche saltano grazie a un paio di forbici che tagliano i cavi per impedire di chiamare i soccorsi, altro che Wi-Fi, decisamente un’altra epoca, eppure sono solo cinquant’anni oggi che zia Agatha ci ha lasciati. Ma non se n’è mai davvero andata.

PS. Post scritto un po’ al presente e un po’ al passato, sorry!

Tra freddo e funzioni cerebrali

La prima decade del primo mese dell’anno ce la siamo quasi giocata e io non ricordavo un inverno tanto freddo. Che siano giornate splendide oppure grige, come oggi, le temperature non salgono molto, i prati nel giardino condominiale sono ricoperti di brina e in casa indosso un poncho di lana sopra la tuta.

Ho preferito i giorni dal 31 al 6, rispetto a quelli dal 24 al 31 (29 e 30 poi ho pure lavorato) ma nel complesso è stato un periodo molto apprezzabile, tra cui spiccano il 31 dalla twin, il relax a casa (la maratona Ritorno al futuro mi è piaciuta un sacco), la gita da una cugina che abita in Emilia con gita a Carpi (deliziosa!), il grande festival della magia a teatro con Raul Cremona, che da tradizione conclude le festività. Non sono ancora rientrata in ufficio, ma dal 7 la quotidianità è tornata a essere “normale”, visto che l’Orso ha ripreso a lavorare. Il 7 e l’8 mi sono imbattuta in due rogne risolte in fretta ma impegnative: il 3 mi si è rotta un’otturazione e il 7 mi sono presentata nello studio dentistico senza appuntamento dicendo “magari tra un paziente e l’altro uno dei tanti medici può dare un’occhiata al danno”, infatti non solo l’ha guardato ma proprio sistemato; è stata comunque dura con due anestesie. L’8 ho accolto l’idraulico, erano ben 10 mesi che non se ne vedeva uno da queste parti, un piccolo record, sembravano due cose di poco conto ma si è fermato tre ore (con una pausa per andare a comprare gli articoli di ricambio), poi un botto da pulire e nel mentre lui che si lamentava di continuo degli idraulici precedenti. Anche se lo ripete ogni pezzo che tocca, le cose non cambiano, quindi detto una volta, poi è diventato pesantissimo.

In tutto questo però, che forse non è così interessante, ho visto con chiarezza la mia parola per il 2026 che in realtà è un concetto: bicchiere mezzo pieno sempre.

Mi è saltata un’otturazione? Fantastico che il dentista era disponibile e si è trattato solo di ricostruirla, temevo di aver perso il dente.

Di nuovo l’idraulico? Wow che viene subito e io sono ancora a casa, quindi non devo prendere permessi.

E via di sto passo.

Non so se conoscete e/o seguite Paolo Borzacchiello, consulente, esperto di interazioni umane, scrittore di successo, mi appare abbastanza regolarmente su Instagram anche se non lo seguo (non mi è simpaticissimo ma lo ammiro tantissimo come comunicatore e per come ha affrontato un tumore davvero invalidante). Ebbene, mentre lo cercavo in rete ora, mi è apparsa una story simpatica in cui dice “non vestitevi per come vi sentite, ma per come vi vorreste sentire!” che è una figata tipica dei suoi insegnamenti per usare al meglio il cervello, allontanandosi da schemi basati su ciò che la nostra mente sa fare alla grande “adagiarsi sulle abitudini”. Se sai come funzioni, puoi funzionare meglio e questo è ciò che racconta nei suoi corsi, nei social, e nei suoi libri. Il cervello è comodo e ama le ripetizione (come il mio idraulico in effetti) per cui propone sempre le stesse dinamiche: se ci si lamenta, il cervello continuerà a chiedere lamentele. Non è legge dell’attrazione, che a quanto ho capito Borzacchiello detesta, bensì neuro scienza.

Sto sintetizzando e banalizzando molto i suoi programmi, che oltre a non aver studiato, sono articolati e so che se mi ci applicassi sul serio, mi perderei dopo tre secondi.

Siamo tutti saturi delle rimostranze altrui, magari poco onesti nel valutare le nostre ma tant’è.

A chi non è successo di raccogliere il brontolio reiterato di qualcuno anche di molto caro e pensare “miiii, ma che cavolata è?” A me piuttosto spesso. Vi autorizzo a ricordarmi nei commenti quanti lagna-post ho scritto sull’editoria!

Ecco, in un mondo che oggettivamente va a rotoli e i primi giorni del 2026 ci hanno già dato un assaggio notevole, scelgo questa strada. A discapito dell’energia che un po’ tutti notano in me, non sono un’ottimista, sono terrorizzata all’idea che io o qualcuno a cui voglio bene si ammali seriamente (e il tumore di Borzacchiello è al primissimo posto nella mia classifica del peggio), vorrei avere la DeLorean per tornare indietro nel tempo e cambiare un po’ di cose, ma soprattutto una: portare questi pensieri nella consuetudine non ha senso, però il mio cervello è abituato a farlo quindi sta a me sottrarglieli, allargando l’orizzonte, inserendo cose belle, in modo che queste diventino il suo nuovo nutrimento. Il cervello continua a fare quello per cui è abituato a fare (parole precise di Borzacchiello) e io lo sto disabituando alla negatività. Il processo è iniziato tempo fa, ma solo adesso l’ho messo davvero a fuoco.

Perché se tutti dicono “eh capitano tutte a me!” sentendosi in vetta alla top ten degli sfigati, capite che è oggettivamente impossibile che il podio sia tanto affollato.

Un esempio concreto? Dopo due giorni in cui causa dentista e idraulico non ho pranzato, l’anestesia è durata quasi quatto ore, mentre quando l’idraulico ha finito ho deciso che era prioritario pulire nonostante fossero le 12.30, quando non lavoro comunque ho la pessima abitudine di mangiare al volo sul lavandino e il mio cervello, ormai drogato di sta scemenza cosmica, chiede yogurt, frutta, sbocconellamenti freddi senza apparecchiare e io oggi l’ho fregato. Ho fatto il ragù quello buono-buono che cuoce lento-lento, e mi sono cucinata un ottimo piatto di pasta (avanzando comunque molto sugo per altri pasti), seduta a tavola con tovaglietta e tovagliolo di stoffa.

E voi, avete qualche abitudine da scardinare?

Propositi e progetti con gli astri favorevoli

Ebbene sì, tutti gli oroscopi sono concordi nel dire che sarà l’anno dei segni di fuoco, in particolare di sagittario e leone. Sagittario è spesso al primo posto, più raramente al secondo, nella classifica che prevede la situazione astrale, per chi ci crede, ovviamente. Potrei citare episodi al limite del divinatorio e clamorose cantonate nel passato, ma con cotanti favori pare chiaro che io abbia deciso di dare credito ai vari astrologi.

Sarà un 2026 super propizio a partire dal giorno 26 gennaio, quando si interromperà un ciclo che dura da 14 anni. Calendario alla mano ho cercato di ricordare quindi febbraio-marzo 2012 e cavoli fu proprio uno schifo, una triade di episodi brutti-bruttissimi per cui se quell’ondata lì adesso se ne va, sarebbe proprio wow. Tocca un po’ lavorare di immaginazione per vedere un quadro durato 14 anni durante i quali ovviamente ci sono state anche di momenti molto belli. Ma tant’è. Sono qui a condividere un po’ di cose che iniziano con Pr che sa di prrrrr sberleffo ai pianeti contro: propositi, progetti, programmi.

Ho dato il via a un nuovo No Buy Year, il precedente del 2022, fu un successone, faticoso ma assai soddisfacente. Il No Buy Year comprende tutto l’abbigliamento esterno, quindi non l’intimo, scarpe e borse. Lo scorso anno ho rinnovato il mio guardaroba, soprattutto quello invernale, per cui adesso basta shoping per 12 mesi.

Il blog non subirà grandi modifiche: invariata la rubrica con le letture del mese, in forse però quella sui giorni Sì e No, avere due appuntamenti fissi a fine mese, quindi concomitanti, mi crea un po’ di ansia. Cercherò di essere sempre costante con i post più spalmati.

I propositi universalmente più gettonati sono sempre: mangiare più sano, iscriversi in palestra (e andarci), io in parte aderisco a uno di questi con l’intento di bere meno alcol, che detta così pare che io sia un’alcolizzata, invece no. L’alcol purtroppo fa malissimo, ecco io ho letto un concetto che trovo interessante: abbiamo sbagliato quando abbiamo associato vini e spumanti ai festeggiamenti, come se senza la gioia fosse ridotta. Al di là dell’industria enologica italiana che è importante con prodotti di vero pregio, ho cercato di osservare alcuni momenti felici e capire se evitando l’alcol (che poi magari si tratta di un calice di prosecco in un intero pasto) la gioia conviviale sarebbe stata inferiore, e la risposta ovviamente è stata “no”. Certo manca il piacere in sé del gusto e anche, mettiamocela, di quella leggera euforia che mi prende subito visto che non reggo nulla, ma la contropartita è davvero cruciale. Quindi non metto misure o limiti tipo “solo nel weekend” però mi impegno.

Pongo grande attenzione sulla scrittura, dopo la sorpresa di un anno inaspettatamente pirotecnico, quest’anno dovrebbe uscire il giallo inglese e io non mi ero resa conto che tra una settimana si celebreranno i 50 anni dalla morte di Agatha Christie, il che rappresenta una reale opportunità. Gli anniversari sono sempre un ottimo traino, infatti nel 2025 sono usciti un botto di romanzi a tema Jane Austen. Spero di riuscire a lavorare in sinergia con l’editore per cavalcare al meglio quest’onda. Sto pianificando di proporre l’altro manoscritto concluso nel 2025 solo a editori di livello, insomma fare un ulteriore tentativo di arrivare ai famosi big, se poi non andrà a buon fine potrò sempre dare anche questo a Giaconi per una pubblicazione nel 2027. Inutile cercare di collocarlo nei piccoli, quando un editore piccolo con cui mi trovo davvero bene ce l’ho già, e mi ha di recente assicurato che loro per me ci saranno sempre. Il mio programma di lettura prevede azzerare l’arretrato di libri in attesa di essere letti, sono sei più uno già iniziato, entro il Book Pride che si terrà dal 20 al 22 marzo; non dovrei avere problemi. Sul continuare a frequentare il circolo del libro della mia zona ho alcune perplessità: con il nuovo orario di uscita dall’ufficio arrivo in ritardo di mezz’ora, e già questo non mi piace affatto, (ci si trova un mercoledì al mese, ma ahimè sempre quando lavoro) in più non ho intenzione di spendere soldi per libri che non trovo in biblioteca e che potrebbero rivelarsi, già successo, deludenti, però ai sondaggi i titoli che propongo io non vincono mai, quindi deciderò dopo l’incontro di febbraio. Ci sono aspetti dalla mia vita, come quella di chiunque, che esulano da qualsiasi programma: la salute è tra questi, possiamo solo evitare di trascurarci, per il resto siamo in balia di decisioni supreme per chi crede o del fato, del destino, chiamatelo come volete. In questo momento io aggiungo il lavoro, posso solo sperare che non ci siano ulteriori scossoni, che non spostino troppo in là la pensione e lavorare con coscienza, cercando di non portare a casa lo svilimento delle brutte giornate. Infine tra i progetti già ai blocchi di partenza c’è un viaggio tra due mesi esatti, i concerti della domenica mattina al via il 18 che caratterizzano i primi mesi dell’anno, e c’è solo da essere grati di poter essere seduti in poltrona su un aereo o a teatro.

Tra i lettori affezionati di questo blog ci sono due sagittari: Barbara e Giulia, poi magari altri eh, a me vengono in mente loro ma estendo a tutti le considerazioni su oroscopo e propositi per il 2026 e vi aspetto numerosi nei commenti! Grazie.

PS. In fondo però gli oroscopi sono una cavolata, l’Orso, che vedete nella foto a S. Silvestro dalla twin con il loro maestoso albero di Natale, è bilancia, un segno non troppo favorito e allora mi chiedo come potrò io essere al top se lui non lo è?

Libri letti nel 2025

  1. Fantasmi di famiglia Maisi Card (sfida 49) voto 8 ½
  2. Cosa si prova Sophie Kinsella (sfida 23) voto 7 ½
  3. Amici di una vita Hisham Matar (sfida 43) voto 8 ½
  4. Quando ormai era tardi Claire Keegan (sfida 3) voto 9
  5. L’elogio dell’ignoranza e dell’errore Enrico Carofiglio (sfida 10) voto 9
  6. Giù nella valle Paolo Cognetti (sfida 35) voto 6 ½
  7. Paperino e il vento del Sud Disney Gian Battista Carpi (sfida 21) voto 8
  8. Le affinità elettive J.W.Goethe (sfida 5) voto 10
  9. Com’era verde la mia vallata Richard Llewellyn (sfida 20) voto 10
  10. La prova della mia innocenza Jonathan Coe (sfida 30) voto 10
  11. Delitto all’ora del vespro Rev. Richard Coles (sfida 6) voto 5
  12. Verrà l’estate Nicola Fioni (sfida 28) voto 7 ½
  13. Quel che resta Virginie Grimaldi (sfida 32) voto 10
  14. Più grande del cielo Virginie Grimaldi (sfida 17) voto 10
  15. Stai zitta Michela Murgia (sfida 27) voto 6
  16. Santa Maria Francesco Muzzopappa (sfida 14) voto 6
  17. Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia Michele Ruol (sfida 29) voto 7 ½
  18. Come uccidono le brave ragazze trilogia Holly Jackson (sfida 8) voto 8
  19. Sotto gli alberi Thomas Hardy Traduz. Marco Pettenello (sfida 48) voto 10
  20. E’ ora di riaccendere le stelle Virginie Grimaldi (sfida 13) voto 6 ½
  21. Romeo e Giulietta William Shakespeare (sfida 7) voto 10
  22. Mansfield Park Jane Austen (sfida 9) voto 10
  23. Via dei colibrì Virginie Grimaldi (sfida 15) voto 5
  24. Mie magnifiche maestre Fabio Genovesi (sfida 34) voto 9 1/2
  25. Il giocatore Fedor Dostoevskij (sfida 12) voto 7 ½
  26. Miracoli Anna Beecher (sfida 46) voto 10
  27. Tutto il cielo che serve Franco Faggiani (sfida 4) voto 7
  28. La seconda venuta di Hilda Bustamante Salomé Esper (sfida 33) voto 9
  29. Suonala ancora Bertie Alexander McCall Smith (sfida 36) voto 8
  30. L’uomo che parlava ai funerali Mario Zangrando (sfida 16) voto 9
  31. L’emporio del cielo e della terra James Mc Bride (sfida 31) voto 7
  32. Le pieghe dei giorni Charles Simmons (sfida 11) voto 7 ½
  33. Pronto madre Manuel Bova (sfida 38) voto 8
  34. Felici tutti i giorni Laurie Colwin (sfida 22) voto 10
  35. Uccelli di rovo Colleen McCullough (sida 24) voto 10
  36. Come si dice addio Laurie Colwin (sfida 50) voto 8 ½
  37. Le 27 sveglie di Atena Ferraris Alice Basso (fuori sfida) voto 8
  38. Il grande Hans Daniele Grillo (fuori sfida) voto 8
  39. Sorelle spaiate Lucia Esposito (fuori sfida) voto 8
  40. La verità su Josie Fair Lisa Jewell (fuori sfida) voto 9 ½
  41. La fattoria del cane rosso voto 9
  42. Come si scrive un giallo Patricia Highsmith voto 10
  43. Il giorno dell’ape Paul Murray (sfida 19) voto 8 ½
  44. Ti ricordi di Sarah Leroy? Marie Vareille (sfida 45) voto 5
  45. L’ananas no Cristiano Cavina voto 9 ½
  46. L’uomo con le ali di carta Mariaelena Castellano voto 7 ½
  47. Qualcuno che conoscevo Francesca Mautino voto 8 ½ (sfida 2)
  48. Fermate il boia Agatha Christie voto 10 (sfida 37)
  49. Trappola mortale Ira Levin voto 10
  50. Tutta la vita che resta Roberta Recchia voto 4 (sfida 39)
  51. La cucina degli attimi Rossella Tota voto 5 (sfida 47)
  52. Natale con delitto Moray Dalton voto 7
  53. Natale con delitto Mavis Doriel Hay voto 6
  54. Grande meraviglia Viola Ardone voto 7 ½
  55. Tre topolini ciechi Agatha Christie voto 10
  56. Quello che possiamo sapere Ian McEwan voto 9
  57. Trappola per topi Agatha Christie voto 10

Non esiste un limite di tempo per completare il quaderno dei 50 libri, ma in un anno pur avendone letti 7 in più non ce l’ho fatta a causa di alcune definizioni ostiche e credo che non lo finirò mai. Tuttavia, soprattutto nei primi mesi del 2025, questa attività mi è piaciuta parecchio, anche perché il libretto ha delle sezioni da colorare e personalizzare che per i lettori forti sono attività correlate sempre interessanti.

Diciassette romanzi hanno meritato 10 ed è un risultato pazzesco, ma se consideriamo anche 9 1/2 e 9 diventano ventotto, quasi la metà! C’è da essere proprio soddisfatti per le scelte. Vedrete poche insufficienze e un mix di titoli tra cui riletture e classici, quest’anno ci sono stati due circoli di lettura: quello ideato da me su whatsApp “Leggiamo insieme i classici” appunto e quello del mio quartiere in biblioteca. Nel complesso è un percorso personale che ha quasi sempre seguito impulsi anche momentanei, prova ne è il fatto che all’ultimo mi è venuta la voglia di gialli natalizi – deludenti – e Agatha Christie – sempre top – e alcuni acquisti del Salone stanno ancora lì nella pila dell’arretrato, che spero di smaltire prima del Book Pride di marzo. Ripercorrere queste letture significa associarle ai mesi in cui le ho fatte, “Felici tutti i giorni” in spiaggia nel Conero ad esempio. E poi accanto ai rari titoli molto noti, romanzi di nicchia che ho amato tantissimo come “Miracoli” tradotto dalla mia amica Clara Nubile, direi il più bello dell’anno assieme a “La prova della mia innocenza” del mio amato Jonathan Coe. Voglio ricordare anche Virginie Grimaldi, di cui ho letto ben quattro libri, due che mi sono piaciuti tantissimo, posizione 13 e 14 a fronte di due grosse delusioni, posizione 20 e 23.

E su tutto purtroppo  sapere che l’autrice del secondo romanzo che ho letto quest’anno ci ha lasciati di recente. Sophie Kinsella aveva un anno e un giorno meno di me e la sua morte mi ha davvero colpita tanto, saremo sicuramente in molti a celebrarla nei nostri recap e a ringraziarla per la sua forza e le sue storie dirompenti.

Giorni sì – giorni no dicembre

Dicembre è uno zibaldone che merita il podio dei mesi più contraddittori e modello compressore. Faccio quindi un veloce, credo veloce poi non so, elenco.

No: ammalarsi, la morte di mia zia (in realtà avvenuta a novembre, ma funerale 10 dicembre e il lasso di tempo la dice lunga sul caos di questa situazione) e tutto ciò che di delirante ha portato con sé, gestire mia mamma. Rientrare al lavoro, rientrare al lavoro non è una ripetizione, che mi hanno cambiato l’orario e adesso ho un’inutile ora e mezza di pausa pranzo ed esco mezz’ora più tardi la sera. La morte della mia vicina di pianerottolo. Le relazioni tossiche in azienda, la malinconia natalizia. La pioggia del 22, 23 e pure 24. Lavorare 29 e 30 e il gelo la mattina. 

Sì: guarire, il mio compleanno (e della twin con la quale abbiamo festeggiato in una serata bellissima e di Barbara, ma pure del suo blog!) Rivedere i parenti, anche se per il funerale, in particolare il tempo speso con una mia cugina. L’esito di una visita medica importante di mia mamma. La mia nuova amica Monica. La gita in Valle. Il pranzo a casa con amici. Le luminarie di Milano la sera. Il concerto di Natale con amici, una meraviglia strepitosa. Il piccolo aperitivo scambio doni con la twin qui da noi il 23 sera. L’enorme gioia che mi ha dato il mio racconto “Natale a Tavistock”, scriverlo, distribuirlo ai tanti che l’hanno chiesto e ai pochi a cui l’ho dato spontaneamente, il riscontro di tutti, sapere che Jane e Howard torneranno presto. Il 27 dispiego l’agenda programmando i primi giorni dell’anno che saranno ben sei prima che l’Orso rientri in ufficio e pianifico un sacco di cose belle che mi mettono di ottimo umore e trascorro la giornata a casa bella pacifica. Il pranzo fuori con l’illustratore di Enrica la formica il 28. Il giro in centro la mattina del 31 mi restituisce la magia del periodo: Milano è stupenda anche quando le luminarie sono ancora spente. Il cenone dalla twin, dopo più di vent’anni che non si aspettava l’anno nuovo insieme, è un regalo prezioso e perfetto per concludere il 2025 nel migliore dei modi. Quando scocca la mezzanotte sono profondamente grata e felice. 

Nì: 24 25 e 26 sono l’apoteosi dell’incoerenza, il cui relativo Nì è emblema di quello zibaldone dicembrino di cui sopra. Volendo raccontare qualcosa in più dico che ero stanchissima, le due mamme invitate al pranzo di Natale, mia e dell’Orso, sono state contente e questo e ciò che conta, tuttavia forse dovrei contare un po’ pure io. Che bello il 24 vedere Disney Channel cenando, che wow ho incastrato tutto, che super organizzescion fare le lasagne e congelarle per la vigilia, seeee non è felicità bensì mania di controllo, regali azzeccati quelli fatti, quelli ricevuti, ops qualcuno ringrazia in ritardo e non fa gli auguri, qualcun altro non ringrazia proprio, ma forse sono io troppo pignola. 

E così tra sì, no e nì finisce dicembre e pure l’anno. 

La sfida dei 50 libri: dicembre

  1. Natale con delitto Mavis Doriel Hay Traduz. Natalia De Martino voto 6 (nessuna sfida)
  2. Grande meraviglia Viola Ardone voto 7 1/2 (sfida 26)
  3. Tre topolini ciechi Agatha Christie Traduz. Federico Roncoroni voto 10 (nessuna sfida)
  4. Quello che possiamo sapere Ian McEwan traduz. Susanna Basso voto 9 (nessuna sfida)
  5. Trappola per topi Agatha Christie Traduz. Edoardo Erba voto 10 (nessuna sfida)

Col secondo “Natale con delitto”, il primo l’ho letto a novembre e meritò 7, va peggio, non è scritto male quindi arriva alla sufficienza ma la storia si trascina con lunghe digressioni su finestre chiuse o aperte e fatico molto. Una sorta di angoscia da libri brutti che ormai si protraggono mi cattura: uscirò mai da questa situazione?

Al secondo posto il libro per il book club di febbraio, mi porto avanti. Il tema: la chiusura dei manicomi con la famosa legge Basaglia non è per niente mio, tuttavia riconosco una scrittura di ottimo livello unita a una storia empatica, la Ardone è piuttosto celebre per cui il romanzo è perfetto per la sfida “un libro che piace a tutti ma che non ti aveva mai convito (e hai cambiato idea)” e sono contenta di averlo letto.

Poi mi viene una gran voglia di rileggere “Tre topolini ciechi” racconto originario sfociato poi nella super celeberrima commedia “Trappola per topi”, in fondo è il mio anno Agatha Christie, faccenda che con il viaggio mi ha dato tanta gioia spalmata un po’ lungo l’intero 2025, con la preparazione del tour prima e la sua immensa eco dopo. Non ero neppure sicura di averlo invece yes e me lo godo un sacco, in giornata pessime in cui rappresenta la ma aria fresca in pausa pranzo, mentre sopprimo o forse sublimo il desiderio feroce di spaccare tutto. La semplicità di questa storia è esemplare, pochi elementi incastrati a meraviglia e tantissimo da insegnare.  Proprio alla fine del mese e dell’anno, in un solo giorno (salto al libro n. 5) leggo anche “Trappola per topi” regalo di Natale dell’Orso, in un scova le differenze con il racconto che non disturba la piacevolissima lettura. Nel testo teatrale c’è un personaggio/una coincidenza in più che tutto sommato è superflua e alla luce di un confronto risulta persino di troppo. Rimante intatta la magia creata da un’espediente alquanto efficace spoiler uno dei protagonisti non è il poliziotto che dice di essere, giunto per proteggere clienti e proprietari della pensione, bensì proprio l’assassino. Memorabile. Agatha, continuo a credere che meritavi il Nobel.

Facciamo un salto indietro al romanzo che mi ha accompagnato nei giorni intorno a Natale. Non avevo mai letto McEwan, né ne avevo la benché minima intenzione, ma certo so chi sia, e questo suo ultimo romanzo è il solito acquisto un po’ forzato dal venditore senegalese fuori da Garabombo. Che botta. La prima parte è oggettivamente un po’ lunga, a tratti bloccata in una girandola di eventi che ruotano, senza grande movimento in realtà, attorno a una lunga poesia andata perduta che un celebre autore ormai defunto da un pezzo aveva scritto e recitato per la moglie. Anni dopo uno studioso si intestardisce per ritrovarla mentre vive la sua vita e ci racconta quella del poeta e del suo giro di amici intellettuali. La scrittura di livello magistrale, qualcosa su cui soffermarsi a ogni frase, tiene unita la storia che altrimenti verrebbe un po’ meno fino alla seconda parte che invece ho amato al punto di andare a dormire una sera a mezzanotte, il giorno dopo lavoravo e la sveglia suona alle 6.15 quindi di solito non vado a letto dopo le 23, per finirlo. Qui è la moglie del poeta in prima persona a ribaltare situazioni, e dare la chiave alla vicenda. La seconda parte, circa 130 pagine, potrebbe essere tutto sommato anche un breve romanzo a sé, ma sono le implicite risposte a quanto avvenuto nella prima che danno sul serio il gusto della narrazione. Personaggi dalla morale quantomeno discutibile, per non dire inesistente, tuonano in continue giustificazioni per i i loro sordidi intrighi, uniti a sensi di colpa blanditi piuttosto in fretta. A me è sembrato tutto notevole, però capisco che la prima parte sia faticosa.

Con le lettura dicembre non era partito bene, ma ha saputo rifarsi alla grande a alla fine è stato un ottimo mese, e questo è davvero importante perché la media dei voti delle letture di novembre non aveva raggiunto neppure la sufficienza e, come ho scritto all’inizio di questo post, ne ero preoccupata.

Tra qualche giorno pubblicherò l’intero elenco delle letture 2025 con alcune considerazioni complessive, vi anticipo che ho letto 57 libri. A questo punto è proprio giunto il momento degli auguri per splendide letture nel 2026 che accompagnino momenti felici o risollevino l’animo nei periodi negativi. Grazie per essere (stati) qui in questo 2025!

Lettera al 2025

Caro 2025,

ho letto in quei profili Instagram di psicologi, magari non sono granché affidabili ma ogni tanto li leggo se mi capitano scrollando, che potrebbe essere una buona idea scriverti. Non è proprio il classico bilancio più freddo, ma una vera lettera più affettuosa, quindi eccomi.

Mi hai portato due cose molto brutte, non proprio a me in effetti, ma a persone a me molto vicine e care, situazioni che vanno solo accettate e gestite, con speranza e concretezza. Il lavoro è stato un disastro sia per me che per l’Orso e arranchiamo ancora in scenari che speriamo migliorino nel nuovo anno che ormai sta bussando, mentre tu te ne vai, con il tuo bagaglio di dimensioni davvero notevoli.

Perché alla fine sei stato un anno pieno, di tanto, di tutto, di cose che alla mia età non credevo neppure possibili, e per questo, nel complesso di diverse botte dolorose, ti sono soprattutto grata.

Il viaggio straordinario in Inghilterra sta avendo un’eco importante, alla fine ti ha dominato per nove dei tuoi dodici mesi: da marzo per organizzarlo, viverlo ad agosto e infine ricordarlo e scriverne su più fronti (il blog, il giornale del circolo fotografico, il racconto di Natale e soprattutto il romanzo che verrà pubblicato nel 2026) è un’operazione che non si è ancora conclusa.

Nei tuoi primi giorni, in maniera del tutto fortuita quando io e l’Orso eravamo in anticipo per il cinema (il film era Conclave, profetico eh!) ho pensato di entrare nel negozio scrap & stamping lì accanto e i dieci fogli di carte in offerta a soli sei euro mi sono parsi un bell’incentivo a ricominciare con l’hobby dei biglietti d’auguri. Mai avrei mai pensato però di produrne così tanti, di venderne alcuni, di regalarne e soprattutto di ritrovare una gioia immensa nel sedere al tavolo con forbici, timbri e colla, che si è tradotta in ulteriori acquisti di materiale, addirittura comprato con i proventi delle royalty dell’albo di Enrica la Formica in un circolo creativo che coinvolge le mie due principali passioni.

2025, sei stato un anno immenso per la creatività, con un romanzo pubblicato dopo 25 anni di attesa, solo a scriverlo qui fa impressione, la magia di Recanati in una presentazione che realizza un desiderio che non osavo manco esprimere, un successo che mi lascia incredula e due scintille di storie nuove che mi sono arrivate così, in una maniera sorprendente e mi hanno donato una grande energia scrittoria. Due romanzi maturi e diversi, frutto di un percorso che non poteva che avere alle spalle tante cadute, perché rappresentano sul serio una rinascita. Ne sarebbe bastato uno per dirmi fuori dal pantano durato anni, invece 2025 carissimo, hai fatto il bis, hai voluto sorprendermi doppiando il traguardo e raddoppiando le ore trascorse tra pc e biblioteca in una girandola di felicità che non provavo da tempo.

Sembra strano lasciare per ultime le considerazioni sulle relazioni, visto che sono centrali nella mia vita, ma non mi hanno riservato grossi scossoni. Sicuramente quelle felici sono state la maggior parte e hanno generato una valanga di momenti di condivisione festosa, e si è anche palesata una nuova amica che sta diventando importante. Sono stata in grado di non imbruttirmi per le amicizie al capolinea e i relativi rigurgiti di rapporti che portavo avanti da sola. Quindi 2025 ti ringrazio per la twin, per l’Orso e per gli amici vicini e lontani, anche per mamma e suocera sì, per Simone Giaconi, per chi hai confermato e chi hai rimesso sulla mia strada in un giorno del tuo anno: alcune cugine ritrovate, la mia maestra delle elementari che mi hai fatto rivedere dopo tantissimi anni, il mio prof. figo che mi hai fatto rincontrare per caso.

2025 sei stato bislacco e a tratti doloroso, le salite mi hanno tramortito ma lungo 365 giorni mi hai indubbiamente donato uno splendido panorama, sia quando ero troppo stanca per godermelo che quando mi hai dato modo di ammirarlo appieno.

PS. A occhio manca circa 1% dell’anno, quindi mi sento di pubblicare con questo breve anticipo la lettera, vero che accadono più cose in un giorno che in un mese e tutto può succedere ma sono fiduciosa che 28, 29, 30 e 31 non apporteranno modifiche negative significative alla mia missiva. Inoltre per fine/inizio mese abbiamo i post con le letture e quello con i giorni sì e no, in più a fine anno pure il recappone dei libri letti, tanti post in attesa. Vero anche, e concludo, che il post precedente, come previsto, non ha avuto la risonanza che merita, però alla fine non è proprio nel mio spirito più autentico essere qui dando troppa importanza al riscontro. So che i più affezionati restano e recuperano i post anche e questo è ciò che conta.