🔴 𝐀𝐓𝐓𝐄𝐍𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄! Quelli bravi di solito non restano muti. Parlano. Propongono. Ma quando non vengono ascoltati, se ne vanno. Ve ne siete accorti? E non è solo un'impressione: è teoria organizzativa consolidata. 🔵 Secondo il modello classico di Hirschman “Exit, Voice and Loyalty”, i membri di un’organizzazione, di fronte a una cultura che non risponde, possono tentare di cambiare le cose (voice) oppure uscire (exit) e spesso scelgono la seconda strada quando la prima non funziona. 🔵 Le ricerche più recenti nel campo delle risorse umane confermano che ascolto, riconoscimento e supporto manageriale sono i fattori che maggiormente influenzano la permanenza dei talenti: i dati di Gallup-Workhuman mostrano che chi riceve riconoscimenti significativi ha fino a 45% in meno di probabilità di lasciare l’azienda nel biennio successivo. 🔵 E non è un fatto isolato: studi organizzativi e HR mostrano una correlazione diretta tra coinvolgimento delle persone e retention cioè la capacità dell’organizzazione di trattenere i migliori. 🔵 Nel frattempo, sempre i dati Gallup evidenziano una verità scomoda: nel mondo occidentale meno di un terzo dei collaboratori è davvero ingaggiato nel proprio lavoro il che spiega perché i migliori talenti non restano dove non si sentono ascoltati. 𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐚: 𝐥𝐚 𝐟𝐮𝐠𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐭𝐚𝐥𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐨𝐝𝐚, 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐝𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞. Chi resta spesso commenta così: → “Era difficile” → “Aveva un brutto carattere” → “Non era allineato” Traduzione: era più bravo di chi decideva. I migliori non combattono guerre perse. Non passano la vita a convincere chi non vuole capire. Ci provano, ma alla fine, a volte anche con rammarico, usano l’unico strumento che hanno davvero: la libertà di scegliere dove mettere il proprio valore. E quando restano solo quelli “gestibili”, l’azienda diventa finalmente tranquilla... e lentamente, irrilevante. Manager e imprenditori: non potete ignorarlo. Perché quando i migliori se ne vanno, il problema non è chi parte… è chi pensava di poter fare a meno di loro. A questo proposito, se sei una o un #FRACTIONALMANAGER BRILLANTE e stai cercando una nuova sfida professionale insieme al Gruppo che ha portato in Italia il modello, guarda qui 👉 https://lnkd.in/dehCriiR Se invece sei una o un sei una o un #IMPRENDITORE e desideri sapere come YOURgroup abbia aiutato in questi 15 anni centinaia di imprese ad avere successo, guarda qui 👉 https://lnkd.in/dehCriiR 🔴 Che ne pensi? Esperienze in proposito? Facciamo conoscere queste teorie. ➡️ Se ti è piaciuto il post e ti interessano spunti di riflessione manageriale, segui il mio profilo 👉 Andrea Pietrini e quello delle pagine di YOURgroup: yourCFO, yourHR, yourDIGITAL, yourCEO, yourCOO, yourCPO, yourCMO, yourCCO, yourCLO e yourREP
Post molto centrato e, soprattutto, necessario. Il modello Exit–Voice–Loyalty spiega in modo cristallino ciò che molti vivono ogni giorno nelle organizzazioni: quando la voice non viene ascoltata, l’exit diventa una scelta razionale, non emotiva. È un tema che tocco spesso anch’io, in particolare quando parlo del paradosso delle multinazionali occidentali che tendono a privilegiare profili giovani rispetto a manager con esperienza, salvo poi stupirsi quando competenze, visione e pensiero critico prendono altre strade. Proprio per questo oggi pubblicherò anch’io un post dedicato a questo argomento, perché merita di essere approfondito senza ipocrisie. Se me lo concedi, “ruberò” anche la foto che hai scelto: rende perfettamente il senso del messaggio. Grazie per aver portato sul tavolo un tema che molti preferiscono evitare.
Post lucidissimo Andrea,. I talenti provano a usare la voce, ma quando non c’è ascolto scelgono l’unica leva rimasta: l’uscita. La fuga non è emotiva, è razionale. Restare dove il valore non viene riconosciuto è antieconomico, prima ancora che frustrante. Le aziende tranquille perché “gestibili” pagano quel silenzio nel tempo. La vera leadership si misura da chi riesci a trattenere, non da chi riesci a controllare.
Post potente, e soprattutto scomodo proprio per questo necessario.La fuga dei talenti non è mai improvvisa: è l’atto finale di una lunga sequenza di voice ignorate. Chi è davvero bravo prova a migliorare il sistema prima di abbandonarlo; quando capisce che l’ascolto è solo formale, sceglie razionalmente di investire altrove il proprio valore.
Andrea Pietrini Post lucidissimo e, soprattutto, scomodo. Aggiungerei solo un punto: spesso le organizzazioni non perdono i talenti perché “non sanno ascoltare”, ma perché non sono strutturate per reggere il dissenso competente. La voice non è solo dare spazio alla parola, è accettare che chi vede più lontano metta in discussione decisioni, priorità e talvolta l’ego di chi guida. Quando questo non è possibile, l’exit diventa una scelta razionale, non emotiva. Il paradosso è che molte aziende dicono di voler trattenere i migliori, ma poi premiano soprattutto conformità, prevedibilità e obbedienza. Così facendo, non trattengono talento: trattengono quiete. E la quiete organizzativa, nel tempo, è il preludio alla mediocrità. La vera domanda per manager e imprenditori non è “perché se ne sono andati?”, ma "eravamo davvero pronti a farci cambiare da loro?" Perché il talento non chiede il permesso di esistere. Chiede spazio per incidere. Se non lo trova, semplicemente lo crea altrove.
E quindi? Chi decide se sono bravi? Generalmente loro stessi per autovalutazione 😀 è chiaro se sono bravi sono loro che si qualificano tali.... sarebbe interessante ascoltare anche la controparte di cotanta bravura....
Sono pienamente d'accordo, la dinamica del dover chiedere chiedere e pretendere è più che svilente. Se un imprenditore non riconosce il valore di una risorsa - o peggio ancora "finge" di non riconoscere per comodità - prima o poi sarà salutato da chi merita.
Non posso che essere d'accordo, Andrea: chi tace e va via, probabilmente ha provato a lungo a farsi ascoltare e poi ha - comprensibilmente - deciso di cambiare. Sta a noi al vertice tenere sempre aperta la porta dell'ufficio per qualunque confronto, soprattutto quello più scomodo.
Ma a volte anche quelli non bravi se ne vanno caro Andrea Pietrini . Quelli bravi lo faranno certamente per primi. Un caro saluto
Attenzione. se quelli bravi non sono ascoltati e sono ad un livello di coscienza superiore si fermano e si fanno una domanda: come mai non mi ascoltano? cosa posso cambiare in me affinché ciò che "emetto" sia recepito come desidero? Questo passo è fondamentale per evitare di andarsene e replicare all'infinito lo stesso schema. Se mi allineo e divento intero (mente-corpo-emozioni-anima) attrarrò strutture e persone che risuonano alla mia frequenza. Grazie per lo spunto