Post di Andrea Pietrini

🔴 𝐀𝐓𝐓𝐄𝐍𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄! Quelli bravi di solito non restano muti. Parlano. Propongono. Ma quando non vengono ascoltati, se ne vanno. Ve ne siete accorti? E non è solo un'impressione: è teoria organizzativa consolidata. 🔵 Secondo il modello classico di Hirschman “Exit, Voice and Loyalty”, i membri di un’organizzazione, di fronte a una cultura che non risponde, possono tentare di cambiare le cose (voice) oppure uscire (exit) e spesso scelgono la seconda strada quando la prima non funziona. 🔵 Le ricerche più recenti nel campo delle risorse umane confermano che ascolto, riconoscimento e supporto manageriale sono i fattori che maggiormente influenzano la permanenza dei talenti: i dati di Gallup-Workhuman mostrano che chi riceve riconoscimenti significativi ha fino a 45% in meno di probabilità di lasciare l’azienda nel biennio successivo. 🔵 E non è un fatto isolato: studi organizzativi e HR mostrano una correlazione diretta tra coinvolgimento delle persone e retention cioè la capacità dell’organizzazione di trattenere i migliori. 🔵 Nel frattempo, sempre i dati Gallup evidenziano una verità scomoda: nel mondo occidentale meno di un terzo dei collaboratori è davvero ingaggiato nel proprio lavoro il che spiega perché i migliori talenti non restano dove non si sentono ascoltati. 𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐚: 𝐥𝐚 𝐟𝐮𝐠𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐭𝐚𝐥𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐨𝐝𝐚, 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐝𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞. Chi resta spesso commenta così: → “Era difficile” → “Aveva un brutto carattere” → “Non era allineato” Traduzione: era più bravo di chi decideva. I migliori non combattono guerre perse. Non passano la vita a convincere chi non vuole capire. Ci provano, ma alla fine, a volte anche con rammarico, usano l’unico strumento che hanno davvero: la libertà di scegliere dove mettere il proprio valore. E quando restano solo quelli “gestibili”, l’azienda diventa finalmente tranquilla... e lentamente, irrilevante. Manager e imprenditori: non potete ignorarlo. Perché quando i migliori se ne vanno, il problema non è chi parte… è chi pensava di poter fare a meno di loro. A questo proposito, se sei una o un #FRACTIONALMANAGER BRILLANTE e stai cercando una nuova sfida professionale insieme al Gruppo che ha portato in Italia il modello, guarda qui 👉 https://lnkd.in/dehCriiR Se invece sei una o un sei una o un #IMPRENDITORE e desideri sapere come YOURgroup abbia aiutato in questi 15 anni centinaia di imprese ad avere successo, guarda qui 👉 https://lnkd.in/dehCriiR 🔴 Che ne pensi? Esperienze in proposito? Facciamo conoscere queste teorie. ➡️ Se ti è piaciuto il post e ti interessano spunti di riflessione manageriale, segui il mio profilo 👉 Andrea Pietrini e quello delle pagine di YOURgroup: yourCFO, yourHR, yourDIGITAL, yourCEO, yourCOO, yourCPO, yourCMO, yourCCO, yourCLO e yourREP

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Attenzione. se quelli bravi non sono ascoltati e sono ad un livello di coscienza superiore si fermano e si fanno una domanda: come mai non mi ascoltano? cosa posso cambiare in me affinché ciò che "emetto" sia recepito come desidero? Questo passo è fondamentale per evitare di andarsene e replicare all'infinito lo stesso schema. Se mi allineo e divento intero (mente-corpo-emozioni-anima) attrarrò strutture e persone che risuonano alla mia frequenza. Grazie per lo spunto

Post molto centrato e, soprattutto, necessario. Il modello Exit–Voice–Loyalty spiega in modo cristallino ciò che molti vivono ogni giorno nelle organizzazioni: quando la voice non viene ascoltata, l’exit diventa una scelta razionale, non emotiva. È un tema che tocco spesso anch’io, in particolare quando parlo del paradosso delle multinazionali occidentali che tendono a privilegiare profili giovani rispetto a manager con esperienza, salvo poi stupirsi quando competenze, visione e pensiero critico prendono altre strade. Proprio per questo oggi pubblicherò anch’io un post dedicato a questo argomento, perché merita di essere approfondito senza ipocrisie. Se me lo concedi, “ruberò” anche la foto che hai scelto: rende perfettamente il senso del messaggio. Grazie per aver portato sul tavolo un tema che molti preferiscono evitare.

Post lucidissimo Andrea,. I talenti provano a usare la voce, ma quando non c’è ascolto scelgono l’unica leva rimasta: l’uscita. La fuga non è emotiva, è razionale. Restare dove il valore non viene riconosciuto è antieconomico, prima ancora che frustrante. Le aziende tranquille perché “gestibili” pagano quel silenzio nel tempo. La vera leadership si misura da chi riesci a trattenere, non da chi riesci a controllare.

Post potente, e soprattutto scomodo proprio per questo necessario.La fuga dei talenti non è mai improvvisa: è l’atto finale di una lunga sequenza di voice ignorate. Chi è davvero bravo prova a migliorare il sistema prima di abbandonarlo; quando capisce che l’ascolto è solo formale, sceglie razionalmente di investire altrove il proprio valore.

Andrea Pietrini Post lucidissimo e, soprattutto, scomodo. Aggiungerei solo un punto: spesso le organizzazioni non perdono i talenti perché “non sanno ascoltare”, ma perché non sono strutturate per reggere il dissenso competente. La voice non è solo dare spazio alla parola, è accettare che chi vede più lontano metta in discussione decisioni, priorità e talvolta l’ego di chi guida. Quando questo non è possibile, l’exit diventa una scelta razionale, non emotiva. Il paradosso è che molte aziende dicono di voler trattenere i migliori, ma poi premiano soprattutto conformità, prevedibilità e obbedienza. Così facendo, non trattengono talento: trattengono quiete. E la quiete organizzativa, nel tempo, è il preludio alla mediocrità. La vera domanda per manager e imprenditori non è “perché se ne sono andati?”, ma "eravamo davvero pronti a farci cambiare da loro?" Perché il talento non chiede il permesso di esistere. Chiede spazio per incidere. Se non lo trova, semplicemente lo crea altrove.

E quindi? Chi decide se sono bravi? Generalmente loro stessi per autovalutazione 😀 è chiaro se sono bravi sono loro che si qualificano tali.... sarebbe interessante ascoltare anche la controparte di cotanta bravura....

Sono pienamente d'accordo, la dinamica del dover chiedere chiedere e pretendere è più che svilente. Se un imprenditore non riconosce il valore di una risorsa - o peggio ancora "finge" di non riconoscere per comodità - prima o poi sarà salutato da chi merita.

Non posso che essere d'accordo, Andrea: chi tace e va via, probabilmente ha provato a lungo a farsi ascoltare e poi ha - comprensibilmente - deciso di cambiare. Sta a noi al vertice tenere sempre aperta la porta dell'ufficio per qualunque confronto, soprattutto quello più scomodo.

Ma a volte anche quelli non bravi se ne vanno caro Andrea Pietrini . Quelli bravi lo faranno certamente per primi. Un caro saluto

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