27 maggio 2009

La cena delle beffe

Tempo fa sono uscita per qualche settimana con il tipo che leggeva Céline.
Simpatico, alternativo ma non troppo e parlava di cose che mi interessavano : libri, musica e cinema. Alcuni gusti erano simili, altri meno, ma la differenza di opinioni è sempre stimolante. Vero anche che aveva una visione della vita da bicchiere mezzo vuoto e che criticava chiunque incrociasse per strada, atteggiamenti che non mi piacevano granchè, ma era anche una realtà che fosse una persona divertentissima (nei suoi giorni sì).
Era pure gentile, un paio di volte era venuto a prendermi in stazione per accompagnarmi a casa.
Una conoscenza da approfondire, insomma. Così gli avevo detto "Che ne dici di venire a cena da me una di queste sere?".
Mi sembrava un'idea interessante, un modo di trascorrere diversamente la serata, per conoscerci meglio.

La sera convenuta, si era presentato. Avevo preparato per cena pasta alla pizzaiola come primo, arrosto e patate al forno come secondo, avevo pure deciso di usare i piatti fighissimi che avevo preso accendendo un mutuo... Una perfetta padrona di casa, insomma.

Aprendo la porta noto che non aveva nulla in mano. Si era presentato portando solo se stesso.
Mumble mumble. Qualcosa cominciava a disturbarmi. Non mi era mai capitato che un ospite a cena si presentasse a mani vuote, non mi sembrava molto educato.
Probabilmente sapeva di avere la coda di paglia, perchè a vedere la mia espressione un po' sorpresa e un tantino contrariata, mi aveva detto "sai, volevo portare il gelato. C'è una gelateria buonissima vicino casa mia. Ma si sarebbe squagliato a portarlo fin qui".
I miei pensieri, nell'ordine dopo il primo, illuminante "perchè? non esistono gelaterie nel tragitto da casa tua a casa mia?" erano stati :
1) sei davvero maleducato ;
2) questa è la 1° e l'ultima volta;
3) non l'avrai mai.

Gli avevo sorriso, un sorriso di circostanza, falso e idiota, mentre pensavo se mandarlo via lì su due piedi, ma poi avevo tutto il cibo preparato, mi scocciava farlo rimanere per giorni..
"dar da mangiare agli affamati"
dice il Vangelo. Ma del servizio figo le Sacre Scritture non parlano, no, no, quello poteva essere tranquillamente riposto nel mobile. Per lui sarebbero bastati piatti normalissimi, quelli di tutti i giorni. Peccato non avere quelli di plastica, mannaggia a me e al mio essere massaia inside!
La cena fu quasi surreale, lui che parlava di argomenti che di solito mi avrebbero interessata, io che lo ascoltavo quasi senza dire nulla, sorridendo più del necessario e commentando con "sì... certo... già...".

Mentre parlava, però, mi veniva in mente la scena di qualche giorno prima, quando era venuto a prendermi in stazione, di ritorno da Roma : non mi aveva aiutata a mettere il trolley nel bagagliaio dell'auto. Non aveva fatto nessuno sforzo. Be', forse credeva che si fosse già sforzato abbastanza nell'essersi proposto di venirmi a raccattare. Lì per lì ci ero rimasta male, avevo pensato che però, per la parità dei sessi, ci stava che fossi io a riporre il trolley.
Però avevo continuato ad avere la sensazione che non fosse un gentiluomo.

Essersi presentato a mani vuote alla cena, non solo mi aveva fatto ricordare quella scena, ma aveva anche confermato la mia brutta sensazione.
Lui doveva essersi reso conto del velo di freddezza sceso, intelligente com'era, aveva realizzato che se fosse continuata in quel modo, quella serata non sarebbe finita in gloria, come si era immaginato. Forse ipotizzava che non essendo una che ci tiene ad essere scarrozzata su auto lussuose e potenti, che non vuole essere portata in ristoranti alla moda e cose simili, probabilmente ero anche di poche pretese. Mal gliene incolse!
Le mie pretese erano di ben altro spessore, molto più difficili da esaudire, mi sa.
I ristoranti in, le auto lussuose non hanno su di me nessun potere. Penso che se un uomo vuol far colpo in questo modo, come persona non vale granchè. Preferisco posti meno pretenziosi, ma compagni di serata più interessanti: credo mi avesse valutata male.

Non pretendevo mega doni, sarebbe bastato un semplice fiore, era il pensiero quello che contava.
Invece, il fatto di non essersi sbattuto nemmeno un pochino, denotava un disinteresse totale. Una mancanza di rispetto che mi offendeva profondamente.
Come se fosse possibile ottenere tutto senza sforzo, l'illuso.
Peccato che io, nonostante il mio anticonformismo, appartenga alla vecchia scuola: se un uomo mi vuol conquistare, deve sbattersi. Un po' per dimostrare che ci tiene (un minimo di romanticismo), che è adatto ad una bizzarra come la sottoscritta, un po' perchè è propria dell'evoluzione maschile voler dimostrare di essere il migliore, meritevole di essere scelto.

Chi siamo noi per tarpare le ali a questi geni che sopravvivvono da milioni di anni? Nessuno, appunto. E lasciamoglielo fare dunque!

Ad un tratto lo sento dire "Sei stata strana tutta la sera, ma te la sei presa perchè mi sono presentato a mani vuote? Volevi i fiori? La bottiglia di vino? Se è così, sei troppo borghese" ed io, ribattendo serafica :
"Sarà come dici, sono borghese e me ne vanto. Tu, in compenso, sei maleducato e patetico".
Detto questo, gli ho aperto la porta di casa, un chiaro invito a togliere il disturbo. Senza nemmeno avergli offerto il caffè. Un piatto di pasta non si nega a nessuno, il caffè è a discrezione



26 maggio 2009

Fine della pagliacciata

E così alla fine l'ho fatto. Cancellato da feisbuc. Altrove era già stato ranzato via, rimaneva l'ultimo baluardo: il social network. Al mondo d'oggi, cancellare un contatto da feisbuc equivale a cancellare qualcuno dalla propria vita. Ecco, appunto. Esattamente quello che volevo.
"Siamo amici fraterni... ti considero come una sorella...bla bla bla.."
Certo, ed io a crederci, ingenua. E dire che dopo almeno 5 anni del corso di bastardaggine tenuto da lui, ottenuto il master, avrei dovuto stare più accorta. E va be', si sbaglia, sono umana.

Senonchè, nel frattempo, ho cambiato casa, mi è aumentato il lavoro in ufficio e quindi ho perso un po' i contatti con gli amici, che però si sono sempre fatti sentire. Anche solo per sapere come stavo, quanto ero incasinata e tutto il resto. Amici, loro. Quelli che non hanno mai fatto proclami di sorta.
E lui? Colui che si professava amico fraterno? L'essere che mi vuole bene come ad una sorella?
Nulla, zero, silenzio assoluto. Interrotto solo dal suo invito ad accettarlo come contatto su feisbuc, per poi tempestarmi di msg sul perchè avevo scritto "relazione aperta" come stato sentimentale e reiterate richieste di "chiama".
Ora, se devo chiamare qualcuno, lo faccio perchè lo desidero, non perchè me lo si dice. Inoltre, se desiderava parlarmi, aveva solo da cercare il nome della sua amica fraterna sulla rubrica del cellulare e chiamare. Lo sanno fare pure i bambini, figurarsi lui che come mestiere fa il manager in ambito IT.

Poi, tra una cosa e l'altra, non ci ho più pensato. Confesso che non è che occupi il primo posto dei miei pensieri, non più almeno, da qualche anno. Negli ultimi mesi, ad intervalli fissi, mi arrivava un suo sms con su scritto "chiama". "ma chiama tu, no?" pensavo, cancellando il msg.
Finchè mi sono resa conto di poche cose, ma essenziali :
- non desideravo chiamarlo;
- l'amicizia di cui tanto parlava, era una pagliacciata.

Per il primo punto, credo che sia intuitivo capire che se non si desidera chiamare una persona, è perchè praticamente non ci importa nulla di lei. Si chiama qualcuno a cui si vuol bene, si è affezionati : la famiglia, gli amici, il fidanzato. Di sicuro non mi sognerei di chiamare il commesso della drogheria, a meno che non debba consegnarmi la spesa.

Sul secondo punto, più complesso, dirò solo che l'amicizia non era sana. Ci si può lasciare con un ex in molti modi, pacifici o meno, si può anche rimanere in buoni rapporti, ma se uno dei due vuol continuare a zompare addosso all'altro nonostante la fine del legame, probabilmente non è amicizia disinteressata. Non è esattamente fraterna, diciamo. Nonostante i proclami.

Così, facendo mente locale su quante volte l'amico fraterno si fosse fatto sentire non per chiedermi se poteva zomparmi addosso, il totale è stato scoraggiante : zero.
E' una gran bella canzone degli Smashing Pumpkins, lo so, ma nell'economia dell'amicizia, zero = non si è amici. Una pagliacciata, appunto. E qui m'è sorta una domanda legittima : ma perchè devo continuare a sostenere questo stupido gioco? E non ho trovato validi motivi. Nemmeno uno, anche sgangherato, per dire. Niente. Il deserto totale.

Passo successivo, è stato rendermi conto che certe storie, per quanto passionali siano state, hanno un inizio, uno svolgimento ed una fine. E la fine, deve essere una vera fine: ognuno per la propria strada. A maggior ragione se la relazione è stata tormentata. Inoltre, le storie successive a questa, erano state decisamente più gratificanti sul piano umano: persone più simpatiche, più presenti, mature e non troppo egoiste. A dirla tutta, avrei preferito rimanere in contatto con loro, con i quali ero stata bene, piuttosto che con lui, di cui ho solo ricordi negativi.
Alla fine, se in un'esperienza non si riesce a trovare nemmeno bei ricordi, inutile farla continuare sotto mentite spoglie, la realtà è molto più semplice: l'amore è finito, meglio salutarsi e ognuno a vivere la propria vita.

Presa coscienza di questo, del fatto che non sono bulimica di contatti e che desidero far conoscere i fatti miei solo a coloro a cui importa davvero, mi sono collegata al sito di feisbuc, sono andata nella sezione "amici" e l'ho segnato come contatto da eliminare. La mascherina apparsa m'ha domandato se ero proprio sicura di cancellare tizio dai miei amici, ed io, senza nemmeno star lì a sentire un seppur flebile senso di colpa, ho cliccato su " sono sicura". E via, nel dimenticatoio.
Dove sta ormai da molto, molto tempo

17 maggio 2009

3° legge della meccanica


Nei lunghi pomeriggi in laboratorio, soprattutto d'inverno, per combattere l'apatia, perchè sì, un spettrometro può essere affascinante, ma tutti i giorni diventa noioso, m'ero inventata una realtà parallela dove io e i miei amici eravamo diventati i personaggi di una "famiglia". Alcuni di noi nati per partenogenesi, altri erano sposati anche se appartenenti allo stesso sesso, eravamo ormai entrati in questo gioco di ruolo folle e divertente. Famiglia allargata, aperta a qualsiasi componente, tra un'analisi qualitativa e una cromatografia su colonna, ci divertivamo ad inventarci situazioni assurde con personaggi improbabili.
Sì, mamma, tranquilla, lo sai, ci siamo laureati lo stesso. Ti chiedi come? Non farti certe domande, tanto poi ti lamenti delle risposte.

Ora, dopo oltre 17 anni, quella che all'epoca interpretava mia cognata, mi domanda "Ma secondo te, perchè tra me e il bastardone nn ha funzionato?". Ohibò, bel quesito. Ce lo si chiede da quasi 2 decenni, in effetti.
In realtà, quello che ci si domanda è perchè il tizio, che aveva un EVIDENTE interesse per lei, non si sia mai proposto veramente. Curioso. Me lo ricordo, bene. Bel ragazzo, alto e moro, occhi chiari. Aria ribelle. Sempre al centro dell'attenzione. Un sacco di ragazze che gli ronzavano attorno, ovviamente. Le donne, si sa, hanno un debole per i belli e dannati.
Ricordo anche la tenerezza con cui lui si rivolgeva alla mia amica, le battute folgoranti, la sua amicizia assoluta. Erano anche entrati in tesi assieme nello stesso dipartimento.
Ecco, da uno così ribelle e sfacciato, uno che usciva sempre con una tipa diversa, non ti aspetteresti mai una certa qual timidezza, no?
Vedevamo il suo chiaro interesse per lei, ma mai nessuna proposta. Zero assoluto : frustrante. Un paio di volte la mia amica ha anche cercato di spingerlo un po', giusto per capire.
Ma, per il 3° principio di Newton "Per ogni azione esiste una reazione uguale e contraria", in modo più esplicito: le forze sono sempre prodotte a coppie, con uguale grandezza e verso opposto, quindi lui faceva un passo indietro, direttamente proporzionale alla spinta ricevuta.
Cosa potevamo pensare dunque? Che fosse interessato a lei, indubbiamente, ma non così tanto da spingersi oltre.

Gli anni sono passati, la mia amica ha avuto il tempo di sposarsi, diventare madre e divorziare. E lui nel frattempo? Be', con la laurea si erano persi un po' di vista, ma dopo qualche tempo si sono ritrovati. Il bastardone è andato a malincuore a convivere, continua a frequentare la mia amica, anche solo per chiacchierare o prendere un aperitivo in centro. Le è stato vicinissimo durante la dolorosa separazione, periodo in cui lei era veramente a terra. Ed ora che anche il divorzio è stato superato, legalmente e psicologicamente, la mia amica mi domanda a bruciapelo come mai tra di loro non si è mai andati oltre l'amicizia.
Un'amicizia ben strana, ho aggiunto io. C'era sempre tensione nell'aria. Quel tipo di tensione che si riscontra quando due si piacciono.

Diversamente da 17 anni fa, però, dove a causa dell'inesperienza si brancolava nel buio, le ho risposto " Ma senti, non potrebbe essere perchè lui ha paura di legarsi? Cambia donne come fossero calzini, lui stesso è figlio di divorziati. Eppure tu sei il suo punto fisso, sempre da te torna" e le ho portato ad esempio un mio amico, che chiamerò Jacques.

Jacques è stato innamorato per 3 anni della stessa donna, senza mai dichiararsi. Non solo, ma in questo lungo periodo non ha mai fatto nessun passo verso di lei. E non che fosse una persona timida, uno sfigato o un mostro. Niente di tutto ciò, anzi. Bel ragazzo, in gamba, con una buona autostima. Incomprensibile. Mistero fitto.
Io e gli altri provavamo a sollecitarlo pensando derivasse da una terribile paura del rifiuto "ma perchè non provi ad avvicinarti un po' di più? Senza scoprirti troppo, giusto per tastare il terreno. Che ne dici? ".
Si sa, lo spettro del rifiuto in amore è il peggior incubo di qualsiasi essere umano. Cosa ottenevamo? Nulla. Fallimento totale.
Una sera, di ritorno da una cinema, Jacques improvvisamente mi fa "E' strano, sai? Con quelle che mi piacciono fisicamente non mi faccio problemi, chiedo loro di uscire e so già come finirà la serata" - sorriso compiaciuto - "ma con lei, invece... Mi prende in un modo assurdo. Non credo di essere il suo tipo, per questo non mi sbilancio di un mm. E se mi dovesse rifiutare? Insopportabile. Preferisco non sapere"
Avevamo visto giusto, quindi: era la paura del rifiuto a bloccarlo. Occorreva dare una nuova cornice alla situazione, se non altro per sbloccarla. Oh Bandler, come vedi i tuoi insegnamenti non sono stati vani!
Ricordo di avergli chiesto "Ma come fai a sapere di non essere il suo tipo? Te l'ha detto lei?"
Lui aveva balbettato qualcosa come "no, no, ma lo so. Le piacciono uomini diversi da me. Eppoi lo sento"
Ora, a tutto posso credere, ma mi riesce difficile fidarmi del 6° senso maschile. A fatica usano i 5 sensi normali, figurarsi il 6° senso di uno innamorato, poi. Ridicolo. Così gli avevo detto "Uscire con uomini diversi da te non significa nulla. Siete amici quindi hai di sicuro qualcosa che le piace, non credi? Cerca di lavorare su questo. Le donne di solito si conquistano diventando parte del loro mondo. Sii presente, gentile, cerca di capire cosa le piace. Provaci, mica corri il rischio di scoprirti, ti pare?"
Era rimasto in silenzio ed io non avevo insistito. Aveva bisogno di metabolizzare.

Com'è finita? Lei, che è una ragazza sveglia, aveva avuto il trasferimento in un'altra città. Andandosene gli aveva proposto "quando passi da lì, vieni a trovarmi". 2 settimane dopo lui era da lei. Sono passati 3 anni ed è ancora lì.

Tempo fa l'ho rivisto e gli ho chiesto cosa fosse scattato in lui per fare il primo passo, m'ha risposto "Eh be', facevo una cosa EVIDENTE per lei, andandola a trovare. Non passavo lì per caso, ti pare? Così quando m'ha detto ok, vieni a trovarmi, ho capito che un po' le piacevo. A quel punto è svanita la paura del rifiuto"

3 lunghi anni per arrivare a questa conclusione : se si fa qualcosa di particolare per una donna, qualcosa che lei veda come uno sforzo, è fatta. Può essere partecipare ad un suo hobby, leggere un libro che le è piaciuto, darle un parere sullo smalto delle unghie. Al limite.
Insomma, fare qualunque cosa lei sappia non essere nelle corde di quell'uomo in particolare.
I geni ancestrali femminili penseranno "oh dio, se fa questo per me, è davvero il mio erooooooeeee!" e quale uomo non vorrebbe essere l'eroe della sua donzella?
Del resto i cavalieri lasciavano credere alle castellane dalle trezze bionde di andare a sconfiggere i draghi per conquistare il loro amore, mica fessi.

Jacques l'ha scoperto a 40 anni, be', meglio tardi che mai. Poteva andare peggio: non scoprirlo per tutta la vita.
Che sia il caso di spiegarlo anche al bastardone?

14 maggio 2009

Orsacchiotto

La mia collega ieri m'ha passato un link di un certo interesse : foto di Lenny Kravitz desnudo.
Eh si sa, in ufficio anche quando siamo sommerse di lavoro, lo spirito femminile cerca di emergere, in qualsiasi modo. Un guizzo improvviso. Un lampo nel buio.
Quello della mia collega, s'è palesato con una serie di scatti in b/n di un certo spessore. Peccato che io non sia un'estimatrice di Kravitz. La sua carica su di me non fa presa. Mi piacciono un po' sauvage, danno pepe, ma non così tanto. Il giusto mix tra dolcezza e sauvagité.

La cosa che m'ha sorpreso, non è stato tanto il link, ormai si è assuefatti alle foto di qualche cantante/attore poco vestito e che mette in bell'evidenza il corpo scultoreo, quanto l'origine del link : la mia collega.
Ragazza tranquilla, di pochissime parole, molto fly down : jeans, scarpe da ginnastica e niente trucco. Me lo sarei aspettata dalla sua vicina di scrivania, al limite, ma da lei proprio mai.
Il max che abbia mai girato, sono state foto di gattini e cuccioli. Prima di Lenny Kravitz déshabillé, chiaro.

Ovviamente, per la sovrastimata solidarietà femminile, ho rigirato le foto alle mie amiche, a quelle che sapevo avrebbero apprezzato il soggetto e mentre schiacciavo il tasto invio, meditavo su una particolarità : tutte le ragazze a cui piaceva Lenny Kravitz, hanno compagni "orsacchiotti".
Non può essere solo una coincidenza.

Così ho cominciato a tastare il terreno, in fondo io sono pur sempre un'empirista (deformazione professionale). E' emerso che le mie amiche cercano uomini paciosi, solidi, sui quali fare affidamento e che non diano problemi. Come ha risposto A. prima di sposarsi alla mia domanda "Ma perchè sposi uno zerbino?"
- " Tu cerchi quello sveglio perchè non vuoi annoiarti, io cerco quello pacioso perchè voglio stare tranquilla. Non mi tradirà mai".
In effetti, s'è mai visto un orsacchiotto fedifrago?
Ma soprattutto, dov'è scritto che uno sveglio sia per forza infedele?
Banalmente quelli svegli sono più divertenti, sanno tener testa quando serve e abbozzare quando occorre. Sono flessibili e di solito con loro si possono scambiare i ruoli.
Gli orsacchiotti hanno un che di statico, rigido. Si lasciano facilmente condurre. Nessuna iniziativa, solo dolcezza e solidità. Agghiacciante.
E allora Lenny?

Be', a quanto pare Kravitz con la sua carica animalesca, rappresenterebbe il sesso e la trasgressione. Quello che l'orsacchiotto, in quanto pacioso e affidabile non può dare.
La prova? L'ho ricevuta poco dopo l'invio delle immagini osè. Mi sono ritrovata tra le tante mail di risposta una che che diceva " perchè non me lo regali????? così NUDO ...così non perdiamo neanche tempo!!!!"

"I am the chosen I'm the one
So that's why you've got to try
You got to breath and have some fun
Though I'm not paid I play this game
And I won't stop until I'm done"
Lenny Kravitz Are You Gonna Go My Way


10 maggio 2009

Celin Dion


Com'è che ci si innamora di gente banalissima? Com'è che non vediamo la normalità dietro un amore? Perchè io che non amo la fotografia, consideravo le sue foto bellissime? Perchè le cose che mi raccontava mi sembravano sempre interessanti, divertenti anche se parlava di supercomputer?
Perchè come lui nessuno mai? Incomprensibile.
Poi, quando ti risvegli, scopri che nella realtà era un essere normalissimo, nella media. E t'incazzi.
Eh sì, perchè poi ti arrovelli per giorni su questa nuova consapevolezza. Che mica ti arriva pian piano, macchè, magari! Ti devasta all'improvviso, quasi sempre su inezie sulle quali mai ti saresti soffermata a pensare, invece, per una volta che lo fai, patatrac, apriti cielo! scopri che il tipo di cui eri innamoratissima e per il quale hai fatto follie, era un tipo qualunque, mica così speciale come pensavi. Ovviamente lo scopri anni dopo che la storia è finita. E ti domandi : ma perchè non l'ho scoperto prima, quando ci stavo assieme? Che la storia sarebbe durata molto ma molto meno (e mi sarei evitata un bel po' di dolore).

A me è capitato l'anno scorso, per l'ultimo amore di cui ancora avevo qualche ricordo. Quelli precedenti erano già stati dimenticati.
Ero in libreria a gironzolare come faccio ogni tanto quando voglio rilassarmi e per puro caso lo sguardo m'è caduto su un libro di Céline.
E, all'improvviso, una luce accecante nel mio cervello.
"Coma mai è finita?" mi aveva domandato a proposito di un tipo con cui ero uscita per qualche tempo, "be', sai, leggeva Celine", gli avevo risposto, scherzando, per evitare di parlare dei fatti miei e lui "Chi? Celin Dion?" e m'aveva guardata. Un brivido m' aveva percorso la spina dorsale ed avevo pensato "oddio, voglio morì".
Avevo dissimulato il mio sgomento, ma lui se n'era accorto perchè mi aveva sorriso un po' imbarazzato. Lo so, non era colpa sua. Ero stata io ad idealizzarlo.
Ed ora fissavo quella copertina grigia di Corbaccio, domandandomi come mai gli avessi accreditato un sapere immenso.
Possedeva molte qualità, ma non quelle che credevo avesse e che mi avevano colpita tanto al punto di innamorarmene. Molto probabilmente ero stata superficiale, fermandomi all'apparenza.
Un po' come quando si vede una boccetta di profumo, dal packaging accattivante, ma finchè non la sviti e provi l'essenza, non saprai mai com'è veramente.
Ecco, le sue qualità per me sono sempre rimaste esterne. Quando mi addentravo più a fondo, scoprivo che non c'erano. Erano fumo buttato negli occhi, una commedia per conquistarmi.
La simpatia arguta era faciloneria, la sicurezza di sè diventava controllo assoluto, la gentilezza invece rimaneva gentilezza.
Almeno quella
.
Incredula all'inizio, orgogliosa anche, non potevo accettare di essermi sbagliata
su di lui, di essermi innamorata di un'immagine costruita per me ad hoc, alla fine mi son dovuta arrendere : l'impatto col muro di cemento era stato davvero duro.
E' frustrante rendersi conto di non conoscere per nulla la persona amata. Non ti fidi più. Qualsiasi suo gesto carino, mi sembrava falso, ingannevole. E doppiamente doloroso. Mi sentivo ferita, presa in giro. Aveva dovuto interpretare la commedia per rendersi interessante ai miei occhi, per cercare di essere quello che io desideravo che fosse: divertente, premuroso e del quale fidarmi. Ma quanto possono durare le commedie? Al massimo 3 atti.
E poi? E poi c'è la realtà, tutt'altra cosa. Appunto.

Seduta su una poltroncina da Feltrinelli, col libro di Céline in mano, giusto per far vedere che non ero lì concentrata perchè pazza, pensavo invece ai tipi che avevo frequentato dopo la rottura con lui. E a rivalutarli. Catch my fall di Billy Idol nelle cuffiette, ah Billy, ci sei sempre quando servi.
Certo, un paio erano stati quel che si dice "amori traghetto", ma mi avevano aiutata: lo avevo ridimensionato.
Ed ora, dandomi un contegno pseudointellettuale avendo occupato l'ultima poltroncina libera molto ambita, stavo cominciando a dare il giusto peso a questi ragazzi.
Erano stati gentili, premurosi senza mai sconfinare nello zerbinaggio (che l'uomo è uomo, deve avere la sua dignità) e divertentissimi. Mi ero trovata bene, avevano avuto la sensibilità di lasciarmi il controllo della situazione dopo avermi dimostrato in qualche modo il loro interesse conquistando così la mia fiducia. Fare la prima mossa li aveva resi virili ai miei occhi e lasciandomi successivamente condurre il gioco me li rendeva ancora più cari. Avevano
intuito la mia anima ludica e flessibile, mi davano carta bianca.
Nonostante queste
perfette premesse, nessuno di loro era entrato nel mio mondo. Non so se a causa mia, perchè troppo presa a proteggermi, o perchè effettivamente a loro non interessava. Ripensandoci, alla fine delle storie, mi avevano sempre rinfacciato il fatto di rimanere sul limitare, di non spingermi oltre, di averli tenuti fuori dalla mia vita. Verissimo.
Ebbene sì, faccio autocritica e apro il dibattito (No, il dibattito no!, mi urla una Morettiana voce).

Sono piemontese, quindi molto diffidente. I temerari che a sprezzo della vita, sfidando draghi e perigli d'ogni sorta erano riusciti a frequentarmi, avevano cercato di entrare nel mio mondo complesso, con delicatezza e gentilezza. Questa specie di cernita è un mio vezzo, mi aiuta a valutare le persone e conoscerle meglio. Per evitare faciloni e superficiali. Ho scoperto che quelli che non si fermano ai primi ostacoli, sono davvero interessanti e che ci tengono a conoscermi. Mi ero quindi aperta un po', ma non abbastanza da capirli sul serio.
Nonostante possedessero le qualità che apprezzo sempre negli uomini,
quelle che mi conquistano (tra le altre cose, non indossavano braccialetti, nè si depilavano per essere lisci come salamelle, brr, rabbrividiamo e la barba se la radevano il giusto, non tutti i giorni, insomma),
io mi ero fermata sulla soglia, non notando i loro sforzi per comprendermi. Poco coraggiosa,
non mi ero messa in gioco, come invece avevano fatto questi ragazzi che si erano dimostrati non solo in gamba, ma anche audaci, pronti a rischiare. Credo sia il caso di rivedere Non aprite quella porta per sconfiggere la paura ed imparare ad osare di più, una volta sola non è bastata.
So' de coccio


21 anni. Una facoltà universitaria non troppo amata, una vacanza estiva indimenticabile x i castelli della Loira e l'esame di fisica I da dare, palloso.
Pomeriggio uggioso, inizio ottobre, voglia di studiare fisica praticamente nulla, tele accesa su MTV. Appare un video, gruppo sconosciuto ma dalla potenza incredibile. Mi alzo e mi metto a pogare, il gatto che mi guarda perplesso e "Elementi di fisica I" abbandonati sulla scrivania.





Appena dato l'esame, quella sessione di ottobre, di corsa a comprare il disco, in vinile.
C'era una nebbiolina umidissima, ricordo ancora le gocce nell'aria. E la copia n° 100 di Nevermind
tra le mani.

4 maggio 2009

Gaussiana


"Non è l'amore che fa soffrire, ma la sua assenza"
Alessandro Morandotti

Una gaussiana, ormai la considero così. Non ci si sente per parecchio, poi, chissà come, sarà per la congiunzione astrale o per quella ormonale, tac! arriva un suo SMS, oppure lo mando io. Non c'è una legge per chi spedisce per primo e nemmeno si tiene conto che sì, sei stato tu la volta scorsa, quindi ora tocca a me, ah sì, vero, la volta scorsa son stata io e così via... No, banalmente, come allo scadere di un RID, giunge l'SMS di ri-contatto. A uno dei due.
L'arrivo di un suo segnale di vita è come una scarica che mi attraversa, lasciandomi sempre tremante ed eccitata: il desiderio si nutre dell'assenza, chi l'ha detto era un dritto.
Da anni è così, all'inizio della storia le scariche erano davvero devastanti, sentivo il cuore battere a livelli assurdi e la circolazione come impazzita. Tremavo così tanto che mi cadevano le cose dalle mani, una volta ero così tesa che mi son versata il caffè addosso. In ufficio. Ecco, per chi si è sintonizzato solo ora, non si sta parlando di una quindicenne alle prese con le prime cotte, ma una di una donna adulta. Oddio, adulta è una parola forte per me. Meglio anagraficamente adulta.

Col tempo, la parte cerebrale e sensata sempre bistrattata ha cominciato a rivendicare i suoi spazi e a dirmi cose del tipo: "accidenti quant'è palloso, sempre lì a dire cosa devo fare quando nessuno gli ha chiesto nulla" o ancora "parla sempre dei fatti suoi, i miei manco li ascolta" e, per ultimo, il meglio "non c'è mai quando hai bisogno". Tutto vero.
Per una donna anagraficamente adulta e pure indipendente, avere un uomo che non c'è mai quando serve, è come non averlo. Una non pretende l'impossibile, ma almeno il minimo sindacale. Che poi portare il bicchier d'acqua a letto o sbucciare la mela per nutrirmi, sì, sono premure ma che lasciano il tempo che trovano. Solo quando ci si vedeva. Troppo poco.
All'inizio sì che mi avevano impressionato! Come quella volta ad una mostra di Picasso, quando, al bar, aveva aspettato ad ordinarmi il cappuccio perché voleva fosse caldo, dal mio ritorno dal bagno. M'era sembrato così uomo! Ben diverso dai ragazzi che avevo sempre frequentato, che al max si preoccupavano di avere tutti gli appunti per il prossimo esame. Me ne sono innamorata: gentile, premuroso ma non zerbino e si interessava alle mie cose. E pareva così sicuro di ...
Credevo di essere in buone mani: la parte sentimentale aveva preso il sopravvento.

Poi l'innamoramento è passato, l'amore è finito ma non è subentrato il disinteresse. Alternavamo periodi in cui ci si vedeva e sentiva sovente, a lunghi mesi di silenzio. La gaussiana, appunto. Come ieri. E, con pavliana memoria, mi sono sentita folgorata.
Solo che, un attimo, non sono così contenta. Guardo fuori dal finestrino del treno.
Le risaie rigogogliose, il cielo limpido. L'Antonelli di Novara in lontananza. Stessa scenografia, stessa giornata, stesse parole sul cell. Sempre le stesse. Solite, banali. Ma dov'è lo spirito dell'uomo che mi aveva stregato? Di sicuro non in quello striminzito SMS.
Faccio mente locale: ha mai mandato SMS interessanti? Mumble mumble, non mi pare.
SMS sempre molto da "comunicazione di servizio". Mi acciglio un po', pensierosa. Perché non l'ho mai notato prima?
Mi sento come Bill Murray in Ricomincio da capo: rivivo la stessa scena. Da quante volte, ormai? Troppe.
Strano, ma questa volta provo un senso di fastidio. Lo immagino seduto davanti a me, nello scompartimento del treno e mi rendo conto che non me ne frega nulla. Non provo niente.
Una parte di me non vuole nemmeno ricordarsi che lui esiste e l'altra parte, quella sentimentale, si rende lucidamente conto di non sentirsi folgorata perché s'è rifatto sentire, ma perché lui incarna ancora l'idea dell'Ammore, quello che mi faceva sentire viva. Mai più riprovato dopo. Non ancora, per lo meno.

Quella sensazione di leggerezza mista alla tensione, quell'aprir gli occhi al mattino sapendo che al mondo esiste una persona che catalizza l'interesse e che ti rende la vita non noiosa.
Come Louis in Intervista col vampiro, quando si addormenta mortale e si risveglia vampiro, con tutti
i sensi potenziati al massimo: le statue improvvisamente aprono gli occhi e lo guardano, la luce diviene più nitida e chiara, il fogliame è vivo.
La scarica che sempre mi folgora è la vita che mi attraversa. E che bramo. E' l'acuirsi dei sensi,
la gioia di vivere che mi prende quando sono innamorata.
Quando manca l'amore, mi deprimo, mi intristisco.
Paradossalmente non lo cerco, non desidero dare corpo ad un'idea, diserto le uscite con gli amici e i loro amici, mi chiudo in me stessa alla ricerca di un equilibrio impossibile da trovare. Tutto mi sembra banale, noioso e incolore. Anche le persone che mi si avvicinano, le quali meriterebbero maggior considerazione, si ritrovano ad aver a che fare con un'istrice. Una che fa di tutto per non essere coinvolta troppo nella realtà e nelle responsabilità. Una che pensa come un uomo e si comporta da donna. Imprevedibile.
Ah, che pazienza occorre avere con me! Mi ci vorrebbe un essere superiore, che abbia sia i guantoni da baseball in modo da non ferirsi con le mie spine sia il desiderio di toglierne qualcuna.
Un'entità soprannaturale, che ami il rischio e il gioco perenne. Un leviatano, forse?


Come dice un aforisma di Cechov, sull'amore:
"Quel che proviamo quando siamo innamorati è forse la nostra condizione normale. L’amore mostra all’uomo come dovrebbe essere"
Forse dovrei mangiar meno baci perugina...

3 maggio 2009



"Mentre parecchi facevano l'università
E alcuni si impiccavano in garage

Lasciando come ultime volontà le
poesie di Vian"
Fare i camerieri - Luci della Centrale Elettrica




Mi hai accompagnato alla fermata del bus, quella freddissima sera di dicembre, dopo la festa di laurea. Mi hai lasciato sorridendo in quel modo un po' tra il timido e il divertito, hai scherzato sulla nuova condizione di disoccupati nella quale eravamo entrati a buon diritto con la laurea e salutandomi mentre il 68 mi riportava a casa mi hai detto "ci si vede in laboratorio". Vedevo il berretto e la sciarpona arancione nella quale eri avvolto.

Ma nel tuo garage, qualche settimana dopo, non hai lasciato nessuna poesia di Vian.