Dopo il nostro incontro sembra che la linfa torni con difficoltà a fluire nelle gambe. Alzo il volume nelle cuffie, cerco di soffocare la sensazione di vuoto rimasta aggrappata addosso uscendo di casa. Ci siamo lasciati di nuovo, ancora una volta, pregandoci di non rovinare tutto tornando indietro su quel che è stato. Chiedendoci di aver cura dei ricordi, senza che questi disturbino il presente.
Quei due si erano conosciuti da pochi mesi e pensavano che null’altro potesse andare meglio di così.
O forse no, forse potevano spingere più forte, puntare oltre…
Comprano una casa, lasciano quella splendida in cui avevano costruito le fondamenta della loro relazione.
Lei vacilla, lui sicuro e saldo difronte al cambiamento.
Mariam improvvisamente realizza di essere incinta, come già pensava nelle molte settimane precedenti, quando non era ancora vero, quando sentiva forte la sua fertilità, pur senza aver sfiorato nessun uomo.
Sente di poter vivere al di fuori di sé, in un nuovo neonato essere umano, ma trema e vomita tutto prima ancora di averlo ingerito.
“Dici che mi vuoi, perciò… mi avrai.
Dici che mi sai… E poi, si sa…”
Nelle cuffie canta Mina, mi copre di miele amaro i pensieri.
Avanzo e intanto penso.
Mi hai detto che hai sbagliato.
Non hai sbagliato, non c’è niente di sbagliato, è stato così come diversamente non poteva essere.
Sul muro, mentre ho le gambe pesanti e le piante dei piedi gelate, leggo una frase che sembra più una beffa, che un monito saggio.
La carta è stata stracciata via dal vento e da chissà chi. Resta leggibile soltanto parte di un messaggio rivoluzionario, forse a marchio ultras, forse di qualche nostalgico portuale rivoluzionario…
Leggo soltanto “Abbiate sempre paura de… scegliere”.
E’ proprio così: scegliere è rinunciare a qualcosa, in favore di qualcos’altro. Prevede ed implica coraggio.
Non si può avere coraggio se non c’è prima la viscerale paura, se non c’è la sfida al sentimento più vero e travolgente: la Paura.
Riconoscerla a sé stessi, ammetterla quando si è in due, sapersi immergere e poi risalire dopo l’apnea, per prendere il respiro più essenziale che esista.
