Ciò che differenziava i Giganti dagli altri protagonisti della febbre beat che imperversò in Italia nel biennio ‘65/’66 era il fatto che i quattro milanesi, oltre che musicisti coi fiocchi già ben addestrati a fare i sidemen per gli artisti che gravitavano attorno al Santa Tecla, erano quattro vocalist dotati ognuno di una personalità timbrica ben definita. Era questa alchimia polifonica che garantiva ai Giganti di poter giocare a loro piacimento con le strutture delle loro canzoni (registrate alla SIAE con dei “prestanome”), costruite ad hoc per esaltare da un lato la narrazione comunitaria tipica della musica beat e allo stesso tempo rimarcare l’individualità all’interno delle dinamiche “di gruppo”.
Peculiari di questo stile che li legittima si come protagonisti di punta della scena beat ma anche come eredi della “vecchia” tradizione doo-wop sono certamente la disillusione amorosa narrata su Tema e La bomba atomica che la affiancava su singolo, entrambe poi incluse nel raffazzonato album omonimo pubblicato dalla Rifi e il cui scheletro si reggeva però su una lunghissima lista di cover, secondo il vezzo dell’epoca (e assecondato con grande entusiasmo dai “parolieri” nostrani in virtù del fatto che gli accordi sul diritto d’autore prevedevano introiti indiretti anche dai passaggi radiofonici delle versioni originali, NdLYS).
Il peso specifico complessivo dell’album, come è tipico di questi anni, non equivale a quello solo apparentemente più leggero dei 45 giri, stiracchiando all’inverosimile quanto invece funziona alla perfezione nei tre minuti del “formato-canzone” ma i Giganti si impongono come una delle formazioni meno stereotipate e più riconoscibili del circuito cui hanno deciso, per un paio di stagioni, di aderire.
Franco “Lys” Dimauro









