Prima che Minneapolis si incendiasse per davvero, c’era già chi aveva già appiccato il fuoco: Steve Almaas, Dave Ahl e Chris Osgood, nel ’74 avevano allestito i Suicide Commandos, autori quattro anni dopo di uno dei più grandi album di tutto il punk-rock a stelle e strisce.
Make a Record contiene quindici pezzi che, sin dall’iniziale, travolgente, anthemica Shock Appeal, ti tengono per le palle, canzoni in grado di polverizzare la concorrenza, ancora agguerrita, che col punk si sta sporcando le mani ed imbrattando i muri delle città americane. Il suono del terzetto, a volte si “meccanizza”, ricordando i Devo dei primissimi singoli (Kidnapped, You Can’t) o si compatta in una sorta di versione punk del truce suono degli ZZ Top (Real Cool, Semi-Smart), conservando sempre un piglio fottutamente teppista e un mostruoso campionario di lerciume musicale cui oggi tutti dovrebbero genuflettersi, prima di cianciare a vanvera di ciò che hanno visto solo sulle copertine di Vogue.
Franco “Lys” Dimauro









