All’epoca, nel 1979, non si sapeva ancora, ma gli U.K. Subs si erano già messi in testa di stare sulle scene un bel po’, tanto da immaginare una discografia (lunghissima, come si sarebbe rivelata) organizzata in rigoroso ordine alfabetico.
La stagione delle band da un disco e via era evidentemente già passata, e gli U.K. Subs erano arrivati, subito dopo il punk, a suonare punk per sempre. Rendendolo in qualche modo immortale: “un altro tipo di blues”. E il blues c’era davvero, oltretutto, nascosto fra le ance dell’armonica di Charlie Harper, che l’armonica la portava un po’ anche nel cognome. E ogni tanto (World War, I Couldn’t Be You) cacciarla fuori per aggiungere una spezia al suono legnoso e squadrato della sua band che raramente si concede qualche distrazione. Another Kind of Blues procede veloce verso lo schianto, sfiorandolo di un soffio su Crash Course ma centrandolo in pieno cento metri più avanti, nella folle giravolta hardcore di Disease.
Poi, i quattro teppisti londinesi stappano la loro cassa di birra doppio malto e saltano sul cofano di quel che resta, intonando Stranglehold, l’ultimo inno punk inglese degli anni Settanta. Noi, saltiamo con loro.
Franco “Lys” Dimauro









