
Eccomi qua, di nuovo.
L’ultima volta che ho passeggiato per le pagine di My World… risale a quasi un anno fa, e devo ammettere (senza tanto stupore) di non essermi accorto del tempo che è passato. Sono successe troppe cose negli scorsi mesi. Ma non è questa l’occasione per parlarne.
Data la mia ritrovata passione per la lettura, vi parlo invece dell’ultimo libro che ho portato a termine, You like it darker di Stephen King, nuova raccolta del Re del brivido che racchiude dodici racconti, di cui cinque inediti. In questo post passerò in rapida rassegna ognuno di essi, tenendo conto che non ho più la capacità comunicativa di una volta e che, quindi, il mio parere comprende inevitabilmente alcuni spoiler.
Iniziamo con il racconto di apertura, Due bastardi di talento (Voto 6). Una storia che ho trovato abbastanza scontata e deludente: lo scambio di “favori” diventa prevedibile fin dal momento in cui entra in scena il tema degli alieni. Tuttavia, a tratti l’ho trovato un racconto delicato. Purtroppo il finale sotto le aspettative abbassa la media e porta questo primo salto a raggiungere una risicata sufficienza. Non il migliore apripista, insomma.
Il secondo racconto è Il quinto passo (Voto 6.5). Più prevedibile del precedente, ma la breve durata e la tecnica di narrazione asciutta me l’hanno fatto apprezzare di più.
E’ il turno di Willy lo strambo (Voto 6.5), un altro racconto molto breve, dallo sviluppo senza una direzione precisa. Troppa carne al fuoco, senza mai approfondire nulla: tutto ciò lo rende piuttosto anonimo, ma con un finale struggente.
Passiamo ora a L’incubo di Danny Coughlin (Voto 7.5). Ottimo ritmo incalzante per questa novella, la più lunga della raccolta. La persecuzione, l’ossessione di un segugio e la sensibilità umana messa in dubbio sono alcuni degli elementi di questo racconto avvincente che ti tiene incollato alle pagine per scoprirne sempre di più. Personalmente lo considero uno dei due migliori racconti di You like it darker.
Finn (Voto 7). Dopo una storia ben strutturata e dalla durata di un romanzo breve, arriva un racconto rapido su uno scambio di persona, che parte con ironia e si sviluppa secondo lo stile irriverente e surreale alla Pulp Fiction, lasciandoci la libera interpretazione del finale.
Finiamo poi Lungo Slide Inn Road (Voto 7+). Non avevo grandi aspettative per questo racconto, ma la storia a poco a poco decolla, anche grazie alla costante ironia che la rende una piacevole sorpresa. Peccato per la breve durata e per il finale poco completo, qualche pagina in più avrebbe giovato.
Probabilmente sono di parte nel giudicare la storia successiva. Di recente mi sono ritrovato in una situazione che per certi versi mi ha ricordato quella dei protagonisti (sostituite i termini “invasione degli ultracorpi” con “metodologia di una persona tossica”) ed ho provato lo stesso senso di smarrimento. In sintesi, e non solo per il motivo succitato, Lo schermo rosso mi è piaciuto (Voto 6.5).
La parte centrale del libro propone, ora, altri due racconti brevi che rasentano la sufficienza. In L’esperto di turbolenze (Voto 6) credo che King abbia battuto il record di metafore su scala breve. Si tratta comunque di un intermezzo senza molti fronzoli. Laurie (Voto 6), invece, narra di un’amicizia e di un episodio avventuroso che accomuna i protagonisti. Molto poetico e asciutto, ma non proprio la mia tazza di tè.
Il numero dieci è Serpenti a sonagli (Voto 7). Ambientato ai tempi della pandemia Covid, questo seguito di Cujo narra di un’eredità ingombrante e sinistra. Mi è piaciuto molto il fatto che il titolo sia centrale e che venga richiamato frequentemente e con grande effetto all’interno della storia. Ci sono poi i riferimenti a Duma Key ed un inaspettato cameo del protagonista di Laurie, assieme a un buon intreccio macabro intervallato da delicati periodi nostalgici. Insomma, tanti buoni elementi che confezionano questo bel racconto. Peccato che anche qui il finale sia decisamente telefonato.
Arriviamo verso la fine della raccolta. I sognatori (Voto 6+) è forse il racconto che più si avvicina al vecchio King, dotato di una struttura narrativa più classica. Tuttavia, a me ha convinto molto poco.
Ma è sul finale di questo libro da oltre 500 pagine che il Maestro riserva la sua storia più bella, una vera perla. E dire che, da buon detrattore di contesti storici, inizialmente avevo storto il naso. Eppure, King mi ha trascinato nella vita dell’ambizioso protagonista attraverso un evento ricorrente che segnerà il suo destino. Avrei voluto che si approfondisse di più il personaggio dell’Uomo delle risposte, ma probabilmente è proprio il mistero che ne fa la forza. L’uomo delle risposte (Voto 7.5) è un piccolo capolavoro di scrittura che chiude degnamente la raccolta.
Tiriamo le somme: You like it darker non è la migliore raccolta di King. Infatti, non lo si può avvicinare nemmeno lontanamente ai valori immensi di A volte ritornano e Scheletri, nè ai titoli buoni come Incubi e deliri. Tuttavia, l’ultima fatica del Re propone storie che non scendono mai sotto la sufficienza, piazzando un paio di colpi che alzano l’asticella. Voto complessivo: 6.5.
Concludo questo post manifestandovi tutto il piacere che provo nell’aver ritrovato la passione per la lettura. Ho divorato 544 pagine in pochissimo tempo, una cosa che non mi succedeva da anni. Mi sento bene.