Non fosse stato per un club del libro, probabilmente non mi sarei mai imbattuto in La casa disabitata di Charlotte Riddell, opera gotica vittoriana pubblicata nel 1875. Questo perchè ho sempre avuto una scarsa affinità con i contesti storici, sia in narrativa che in ambito cinematografico.
La storia ruota attorno alle vicende di un giovane e ambizioso avvocato, il Sig. Patterson, e di Miss Blake, un’eccentrica ereditiera fuori dagli schemi per l’epoca. Entrambi si trovano invischiati in un mistero irrisolto legato a una dimora sinistra, che trascina i protagonisti in una rete di intrighi e segreti, dove passato e presente si mescolano in un crescendo di tensione.
Diciamo subito che leggere quest’opera è stato un esercizio inedito per me. Non mi imbattevo in niente di così “antico” dai tempi della scuola, e questo ha reso l’approccio iniziale piuttosto ostile. Inoltre, pur trovando la storia inizialmente immersiva, presto ho accusato i lunghi periodi descrittivi per i quali non sempre ho avuto il focus adatto per poterne seguire i concetti. Tutto ciò ha appesantito il ritmo narrativo e spezzato il mio coinvolgimento. Inoltre, il bouquet di personaggi si è rivelato scarno per un genere che invece dovrebbe fare della vastità di ipotesi e congetture il suo punto di forza.
Il risultato complessivo, a conti fatti, mi ha lasciato piuttosto tiepido. Sebbene l’atmosfera gotica e la lingua dell’epoca abbiano il loro fascino, la storia manca di mordente e non sono riuscito a rimanere soddisfatto completamente. Di sicuro, se dovessi rileggerlo non lo farei. Voto: 5.5/10.
Continuiamo il viaggio nella re-visione del mondo di Freddy Krueger con il quarto capitolo della serie. La giovane Kristen Parker è tornata a fare brutti sogni, strane premonizioni di un passato che si accinge a tornare.
Conferme e continuità. Ci eravamo lasciati, alla fine del terzo capitolo, con un epilogo che vedeva ancora una volta la vittoria del bene e l’apparente resa di Freddy. Nightmare 4 – Il non risveglio(A Nightmare on Elm Street – The Dream Master) si riallaccia a quel finale ripresentando gli unici sopravvissuti dell’ennesima strage firmata “Krueger” (Kristen, Kincaid e Joey) e partendo dalle loro incredibili doti, già sfruttate nel precedente episodio. Ad affiancare i tre guerrieri, ci sono altri personaggi di rilievo, tutti coetanei, e ognuno dalle capacità ben definite. Elementi che chiariscono (semmai ce ne fosse il bisogno) la natura da “franchise” e seriale del prodotto. Notiamo, così, che Kristen possiede ancora la capacità di trascinare le persone nei suoi sogni, mentre Kinkaid e Joey assumono, almeno inizialmente, un maggior controllo emotivo nell’ambito del sogno. Poi c’è Alice, timida e riservata, e con la costante tendenza a sognare ad occhi aperti; suo fratello Rick, amante di karate; il belloccio Dan, la cervellona Sheila e la culturista Debbie. Un folto gruppo di potenziali vittime, insomma, per il vecchio Freddy, risorto dalle ceneri abbandonate di quell’autorimessa, teatro suggestivo nell’entusiasmante finale del “numero 3”.
Per realizzare Nightmare 4, la produzione opta ancora una volta per un team rinnovato. Alla regia viene chiamato Renny Harlin (Die Hard 2 – 58 minuti per morire, Blu Profondo, L’Esorcista – La Genesi), mentre le musiche sono curate da Craig Safan. Personalmente, ritengo che questa quarta parte sia la migliore in assoluto della saga, e credo anche che sia stata proprio la colonna sonora a contribuire, in larga parte, alla buona riuscita della pellicola. Divinyls, Dramarama, Billy Idol, Blondie e Sinéad O’Connor, sono solo alcuni degli artisti che riescono, attraverso i propri brani, ad innalzare il livello qualitativo di un prodotto già di per sè molto buono.
Gli elementi che rendono Nightmare 4 un lavoro differente dai suoi predecessori sono soprattutto da ritrovarsi nel modo di agire e di proporsi di Freddy. A partire da questo capitolo, infatti, il killer si mostrerà in maniera sempre più ironica, assumendo un timbro di voce più gracchiante ed un’andatura molto simile a quella di un cowboy. La lunga serie di battute utilizzate da Freddy prima di compiere l’ennesimo massacro lo rende, oramai, una vera icona horror, passando così da spaventoso baubau a tifato condottiero. Memorabili, inoltre, le modalità fantasiose ed originali attraverso le quali Krueger compie i suoi crimini in questo episodio. Da ricordare soprattutto due scene cult: l’uccisione di una ragazza che detesta gli insetti e che viene trasformata a sua volta in un orribile scarafaggio; e la sequenza nella vecchia tavola calda, in cui si assiste ad un indimenticabile dialogo tra Freddy ed Alice e allo spuntino del mostro che divora la sua “pizza agli angioletti”.
Finale, infine, meno frettoloso e più articolato dei precedenti, con la location della Chiesa (nello script originale, in realtà, doveva essere girato nella celebre caldaia) e con l’ormai famosissima filastrocca cantatata dalle anime in bianco dal balconcino di un pulpito: Stavolta saranno loro ad aiutare l’ultimo “combattente” a netraulizzare il mostro, in questo caso facendolo riflettere in uno specchio.
Rivelazioni e fattori ricorrenti. Quasi del tutto assenti le rivelazioni sul passato e la storia di Krueger, gli elementi ricorrenti di questo Nightmare 4 sono, oltre alla già citata filastrocca, lo spazio che viene dato all’abitazione di Elm Street (titoli di testa fenomenali, in tal senso) e il ritorno all’ambientazione studentesca utilizzata nei primi due episodi.
Unico neo del mio personale “Miglior Nightmare” della serie è il cambio dell’attrice che interpreta Kristen: Non più Patricia Arquette, come nel terzo capitolo, ma Tuesday Knight. Una stonatura che pesa ma che, nel complesso, non condiziona la buona riuscita della pellicola.
Curiosità:
Il film incassò, all’epoca, ben 49 milioni di euro.
La sequenza in cui Joey ascolta la musica e guarda la tv è un sottile richiamo alla leggendaria scena interpretata da Johnny Depp in Nightmare – Dal profondo della notte.
Nel film c’è un chiaro riferimento ad Alice nel paese delle meraviglie (Alice giunge nel mondo di Freddy attraverso lo specchio).
Citazioni:
“Non dovevate seppellirmi, non sono morto.” “Dì al demonio che ti manda Freddy…” “Alice… Vieni da paparino.” “Imparare è divertente… con Freddy!” “Benvenuta nel paese delle meraviglie, Alice!” “Il maligno nello specchio si vedrà… e allora morirà!”
Tre libri (e mezzo) in poco più di un mese: quasi un record per me. Nemmeno quando ad inizio ottobre ho inaugurato la nuova “stagione della lettura” sull’ex Twitter potevo aspettarmi un’attività così intensa. Il fatto è che, dopo l’ultimo di King, ho deciso di ampliare i miei orizzonti. Ecco quindi Teddy di Jason Rekulak, titolo che mi ha accompagnato per quattro giorni intensi, una frequenza che finora mi era capitata solo con Joyland del Re.
La storia ruota attorno a Mallory, una giovane donna che, dopo aver affrontato il lato oscuro della vita, sta cercando di rimettersi in piedi. Accetta un lavoro come babysitter per Teddy, bambino di cinque anni con una predilezione particolare per il disegno. Fin qui tutto normale, ma le illustrazioni del piccolo non sono semplici scarabocchi: alcune sono inquietanti, altre sembrano predire eventi sinistri…
Lo stile di narrazione in prima persona, raccontato al presente, ha richiesto un po’ di adattamento (almeno per me), ma superato questo “scoglio” devo dire che il ritmo mi ha completamente travolto. I primi capitoli scorrono con un’energia coinvolgente, e l’espediente dei disegni inclusi nel libro è un tocco geniale che aggiunge un livello di immersione e connessione con la storia davvero molto buono. Sebbene la parte centrale sembra andare un po’ in folle, risultando a tratti ripetitiva e priva di slancio, il racconto riprende quota verso il finale. Ogni pista aperta sembra plausibile e, pur senza un colpo di scena netto, la conclusione risulta godibile. Nota a margine: Personalmente, non avevo intuito la soluzione dell’enigma fino alla rivelazione. Forse sto invecchiando, o forse semplicemente il libro ha fatto il suo lavoro.
Parliamo di imperfezioni. Il titolo italiano non rende giustizia: l’originale Hidden Pictures sarebbe stato più evocativo. Inoltre, una certa scena verso la fine, con un espediente narrativo un po’ forzato (chi ha letto capirà), richiede un pizzico di sospensione dell’incredulità. Tuttavia, il bilancio resta positivo.
Considerazioni finali. Teddy è divisivo, forse il libro più discusso che abbia mai letto. Online si trova di tutto: c’è chi lo considera prevedibile e noioso, e chi lo elogia come un’opera originale e avvincente. Nonostante ciò, io mi sento di schierarmi con chi lo promuove.
Voto: 7+. Non un capolavoro, ma un thriller che merita la lettura e che sa tenerti incollato alle pagine. Ora aspettiamo la serie TV, già in cantiere per Netflix.
A lavoro è iniziato un altro mese pieno di impegni, fatto di giorni da rincorrere che, spesso, scivolano via. Non si fa in tempo a festeggiare il sofferto invio delle dichiarazioni che si deve fare subito i conti con nuove scadenze all’orizzonte.
Nonostante il periodo intenso, sto cercando di scrivere più spesso, e va bene lo stesso se l’argomento libri sta quasi monopolizzando questo posto ultimamente. D’altronde, avendo quasi sempre letto esclusivamente le opere di Stephen King, sto cercando di ampliare i miei orizzonti, esplorando generi e autori diversi. È interessante notare come ogni libro ti lasci qualcosa, sia che lo ami sia che non ti conquisti del tutto. Leggere, in fondo, è un modo per liberare la mente, esplorare mondi nuovi e, a volte, riscoprire parti di te stesso. Forse è proprio questa la magia dei libri: ti rendono libero e, in un certo senso, più forte.
Per Halloween, ho scelto Coraline di Neil Gaiman. Diciamolo subito: Non sapevo fosse un libro per ragazzi, e questo ha influito sulle mie aspettative. Man mano che leggevo, mi sembrava di sentire la voce di un narratore da cartone animato, tipo quelli di Peppa Pig o Bing. Non certo ciò che avevo in mente per una storia dark.
La trama segue Coraline, una ragazzina che si trasferisce con la sua famiglia in una vecchia casa. Curiosa e avventurosa, scopre una porta segreta che la conduce in un mondo parallelo, simile al suo ma con inquietanti differenze.
Nonostante l’incipit promettente, il libro ha una narrazione davvero molto elementare. A differenza del film, che ho trovato molto più coinvolgente, la storia scritta non mi ha emozionato più di tanto, a parte qualche momento descrittivo ben riuscito che dona una certa poesia all’ambientazione.
Tuttavia, verso il finale qualcosa cambia. Il racconto si fa più intenso e Coraline dimostra una forza e una tenacia che risaltano, anche grazie a un bel messaggio di fondo: il coraggio non è l’assenza di paura, ma la capacità di affrontarla.
Nel complesso, non è il mio genere. Ma riconosco che possa essere un’ottima lettura per un pubblico giovane, soprattutto per introdurre i ragazzi al gotico senza traumatizzarli. Per chi ha amato il film, però, consiglio di mantenere basse le aspettative. Voto: 6.5 (dove il mezzo punto è dato dal finale in crescendo).
Concludo affermando che ogni lettura ha il suo valore. Coraline mi ha ricordato perché amo leggere, anche quando un libro non mi entusiasma: ogni storia è un viaggio. E poi leggere mi fa sentire un po’ un supereroe (anche se non ho ancora capito quale superpotere avrei in tal senso). A presto.