Napoli, 21.11.06 Teatro Augusteo
Ore 19:35. Siamo all’esterno del Teatro. La folla dei presenti in trepidante attesa è già notevole. Posso scorgere molti volti noti, facce già viste nei precedenti concerti. Simpatico fuori programma: il bassista del gruppo, Antonio “Rigo” Righetti, esce allo scoperto e concede a tutti foto ed autografi. Davvero apprezzabile la sua disponibilità. La mia ragazza si precipita verso di lui, strappa foglio e penna dalle mani di un fan ed ottiene sia l’autografo che la foto.
Le 20:10, si entra. L’interno del Teatro presenta tutta la sua aria di maestosità. Ci sediamo ai nostri posti assegnati in quattordicesima fila, e noto con piacere come la visione del palco da qui sia impeccabile. Le 20:30, la metà della sala è ancora vuota. I minuti scorrono lenti, anche se l’attesa, equiparata a quella vissuta a Caserta, è pressoché nulla. Il pubblico “da concerto” crea una strana scena contrastante nell’essere posto in un contesto decisamente diverso come quello teatrale. Sono le 20:50 quando il Teatro si riempie del tutto ed una voce invita i presenti ad accomodarsi. Si alza l’abituale coro ed un applauso spontaneo.
Le 21:00. Si apre il sipario. Un unico raggio di luce ad illuminarlo al centro del palco. Lui, camicia blu, jeans e stivali. Una sola chitarra. Parte Sono qui per l’amore. Intensa. Poi saluta il pubblico e ci “avverte” che leggerà di tanto in tanto qualcuna delle sue poesie. Purtroppo non riesco a sentire bene ciò che Luciano dice, c’è un enorme frastuono e lui (pessima abitudine che avevo già notato nei suoi precedenti concerti) non interrompe mai il suo discorso, impedendo ai più di recepirlo a pieno. Poi attacca con Sogni di R&R, annunciando di aver iniziato con l’ultima canzone e di proseguire con la prima e rivolgendo il suo saluto al grande Pierangelo Bertoli.
Entra in scena colui che, secondo me, rappresenta il più valido artista tra quelli a disposizione del Liga. E’ l’ex PFM, Mauro Pagani. Suo l’assolo iniziale che introduce la terza canzone della serata, la malinconica Ho messo via. Si continua con Una vita da mediano, contraddistinta da un ottimo intermezzo prodotto dallo struggente violino dello stesso Pagani. Il pezzo successivo è Il giorno dei giorni, interpretato per l’occasione in una caratteristica versione in chiave decisamente più soft dell’originale. E’ il momento della prima poesia, quella sui bambini e sulla loro innata fretta di crescere. Altra canzone, tocca alla versione acustica di Walter il mago. La gente si lascia coinvolgere dalle particolari note del brano, e la cornice dell’Augusteo è davvero da brividi. Si viene e si va, recita la canzone successiva. Luciano mette sul palco tutta la grinta che possiede nell’interpretarla, fino al momento del ritornello finale: qui si accendono le luci, la sua voce si ferma, così come gli strumenti. E’ il pubblico a cantare, con un Luciano sorridente ad assistere come il più attento degli spettatori. Poi parte con un’osservazione: Ho notato che tra voi, ovviamente c’è una buona parte che fa il coro, un’altra che rimane in silenzio, indifferente… poi c’è una piccola parte che pare saltare dalla sedia come per dire “Cazzo, che è successo?”… ed infine ci sono quelli che si guardano intorno pensando: “Porca troia, questa proprio non la so…”. Volevo precisare a questi che non c’è nessun errore, né nel titolo né nel ritornello. La canzone non è “Si viene o si va”. La canzone è “Si viene E si va”… Le sue doti da grande trascinatore e da “traghettatore di emozioni” fanno centro ancora una volta e così la voce del pubblico scatta insieme alla sua per finire la canzone. Eccoci arrivati a Vivo morto o x con lo splendido accompagnamento di una delicata armonica. Seconda poesia e poi ancora un’altra canzone prima della pausa. L’inizio la rende inconfondibile, è Questa è la mia vita, impreziosita dal veloce assolo di violino di Pagani.
Sono le 22:00. E’ il momento di una breve pausa. Si riprende con L’amore conta. A seguire, Ligabue lascia al pubblico la scelta del prossimo brano da eseguire. I tre brani in lizza sono “Ancora in piedi”, “Lo zoo è qui” e “Dove fermano i treni”, presenti nell’album, a detta del Liga, sfigato, "Sopravvissuti e Sopravviventi”. La scelta cade sul terzo brano, per il quale Luciano chiede pazienza e concentrazione. Il pezzo riesce perfettamente, facendo da preludio ad una delle canzoni più “vere” di Luciano, Non è tempo per noi. Terza poesia, un’ode all’amore che nasce in estate. Giunge il momento della mia canzone preferita tra quelle presenti in scaletta: il suo riff è unico, è Leggero, è da brividi. Luciano, anche stavolta, ci lascia cantare il ritornello a cappella, il che emoziona anche gli addetti ai lavori presenti al teatro. Tocca poi a Eri bellissima, e alla quarta poesia della serata, stavolta dedicata a suo figlio. Segue Ho perso le parole e Le donne lo sanno, quest’ultima caratterizzata da un’introduzione al piano dall’indescrivibile fascino. L’arrangiamento acustico di Piccola stella senza cielo mi lascia qualche rimpianto: ho sempre preferito la prima versione di questa canzone, versione che difficilmente Ligabue riproporrà ancora dal vivo. Resta comunque degno di nota, anche qui, l’impegno e la straordinaria capacità di “far parlare gli strumenti” di Mauro Pagani.
Scatta il momento per l’Happy Hour ed il pubblico dell’Augusteo, fino a questo momento molto ordinato, si lascia andare ad un ballo travolgente. Da segnalare lo splendido finale di canzone, modificato in perfetto “old style”.
Si spengono le luci. Fine del concerto? Nemmeno per sogno. Ancora Mauro Pagani ed il suo violino, questa volta a completare Cosa vuoi che sia. Ultima poesia, molto breve. Poi ci prepariamo a “sputare via il veleno” sulle note di Urlando contro il cielo e per il gran finale con Tra palco e realtà. Ultimi ringraziamenti di Luciano diretti ad un pubblico capace di lasciarsi andare. Si chiude il sipario. Stavolta è davvero finita.
Terminato questo trittico di concerti posso affermare che quello offerto allo stadio Arechi di Salerno è stato lo spettacolo che ho apprezzato maggiormente, soprattutto considerando le canzoni eseguite in quell’occasione. Malgrado la mia preferenza, anche quelli di ieri e del Palamaggiò di Caserta dello scorso marzo restano concerti meravigliosi e dalle emozioni suscitate molto differenti.
Nonostante non condivida alcuni suoi modi di fare (e di “monetizzare” la sua immagine) che lo hanno cambiato dall’essere quello che rappresentava per me una decina di anni fa, Luciano Ligabue resta uno dei pochi cantanti italiani capace di emozionarmi e di scrivere ciò che sento dentro.