
Tre libri (e mezzo) in poco più di un mese: quasi un record per me.
Nemmeno quando ad inizio ottobre ho inaugurato la nuova “stagione della lettura” sull’ex Twitter potevo aspettarmi un’attività così intensa. Il fatto è che, dopo l’ultimo di King, ho deciso di ampliare i miei orizzonti. Ecco quindi Teddy di Jason Rekulak, titolo che mi ha accompagnato per quattro giorni intensi, una frequenza che finora mi era capitata solo con Joyland del Re.
La storia ruota attorno a Mallory, una giovane donna che, dopo aver affrontato il lato oscuro della vita, sta cercando di rimettersi in piedi. Accetta un lavoro come babysitter per Teddy, bambino di cinque anni con una predilezione particolare per il disegno. Fin qui tutto normale, ma le illustrazioni del piccolo non sono semplici scarabocchi: alcune sono inquietanti, altre sembrano predire eventi sinistri…
Lo stile di narrazione in prima persona, raccontato al presente, ha richiesto un po’ di adattamento (almeno per me), ma superato questo “scoglio” devo dire che il ritmo mi ha completamente travolto. I primi capitoli scorrono con un’energia coinvolgente, e l’espediente dei disegni inclusi nel libro è un tocco geniale che aggiunge un livello di immersione e connessione con la storia davvero molto buono. Sebbene la parte centrale sembra andare un po’ in folle, risultando a tratti ripetitiva e priva di slancio, il racconto riprende quota verso il finale. Ogni pista aperta sembra plausibile e, pur senza un colpo di scena netto, la conclusione risulta godibile.
Nota a margine: Personalmente, non avevo intuito la soluzione dell’enigma fino alla rivelazione. Forse sto invecchiando, o forse semplicemente il libro ha fatto il suo lavoro.
Parliamo di imperfezioni. Il titolo italiano non rende giustizia: l’originale Hidden Pictures sarebbe stato più evocativo. Inoltre, una certa scena verso la fine, con un espediente narrativo un po’ forzato (chi ha letto capirà), richiede un pizzico di sospensione dell’incredulità. Tuttavia, il bilancio resta positivo.
Considerazioni finali. Teddy è divisivo, forse il libro più discusso che abbia mai letto. Online si trova di tutto: c’è chi lo considera prevedibile e noioso, e chi lo elogia come un’opera originale e avvincente. Nonostante ciò, io mi sento di schierarmi con chi lo promuove.
Voto: 7+. Non un capolavoro, ma un thriller che merita la lettura e che sa tenerti incollato alle pagine. Ora aspettiamo la serie TV, già in cantiere per Netflix.