
Titolo originale: The Lottery
Titolo italiano: La lotteria
Autrice: Shirley Jackson
Pagine: 82
Prima edizione: 1948
Edizione italiana: traduzione di Franco Salvatorelli (Adelphi, 2007)
Il libro
Una raccolta che include quattro racconti brevi scritti tra il 1948 e il 1949, tutti incentrati su protagoniste femminili alle prese con situazioni apparentemente ordinarie che nascondono un crescente senso di inquietudine.
L’autrice
Shirley Jackson è stata un’influente scrittrice americana. Nata a San Francisco (California) nel 1916, il suo stile scritturale ha influenzato autori come Stephen King e Richard Matheson. Il suo racconto distopico, “The Lottery” (1948), la porta alla notorietà, suscitando scalpore per il suo contenuto disturbante e consacrandola tra le scrittrici più influenti della narrativa gotica e classica. Morì nel 1965, nel Vermont, all’età di 48 anni.
Considerazioni
Avevo intenzione di chiudere il mese di marzo con una raccolta di racconti e per caso l’occhio mi è caduto su questo libricino di pochissime pagine che scopro, successivamente, essere composto da addirittura ben 4 racconti (-ini -ini, a dir la verità). Parliamo di racconti così brevi da far risultare difficile parlarne troppo, per non spoilerarne il contenuto. Tuttavia, tenterò di dare per ogni storia la mia valutazione di seguito.
La lotteria (The lottery; Voto 7+) è sicuramente il più riuscito. In un villaggio si sta tenendo la consueta lotteria di paese, una tradizione annuale che si tramanda da chissà quanto tempo. L’ambientazione, inizialmente gioviale e serena, si fa ben presto cupa, lasciando trasparire una tensione crescente che sfocia in una chiusura brutale e disturbante. Ottima la costruzione dell’atmosfera, che regge perfettamente fino al finale.
Lo sposo (The Daemon Lover; Voto 7-) deve il suo titolo originale a un’antica ballata popolare inglese che ha come protagonista il diavolo. La mattina del proprio matrimonio è sempre avvolta da una coltre di emozione, nervosismo e speranza. Una sposa impaziente si lancia in una snervante caccia all’uomo per ritrovare il suo futuro marito. Un racconto che esplora il peso dell’apparenza per la protagonista e il desiderio di conformarsi a uno status sociale accettato per le donne dell’epoca. Ansiogeno e surreale.
E ora passiamo alle note dolenti. Colloquio (The colloquy; Voto 5) è la storia di una donna tormentata dall’incapacità di comprendere determinati neologismi. È pazza o cosa? Il più breve della raccolta, quello meno diretto e quello che paga il fatto di essere figlio di un’epoca lontana. Non mi è piaciuto.
Infine, Il fantoccio (The Dummy; Voto 5) gioca sull’umiliazione e sul disagio sociale. Due amiche, un ristorante alla moda, uno spettacolo di un ventriloquo. Qualcuno supera il limite suscitando una reazione di orgoglio. Capisco le intenzioni della Jackson ma, come il precedente, l’ho trovato debole e invecchiato male.
Questo volume, dunque, rappresenta il mio primo incontro con l’autrice, di cui conoscevo la fama e l’influenza su scrittori che apprezzo, come King. E c’è sicuramente del talento nella sua penna: il suo stile, data la brevità delle storie, potrebbe sembrare essenziale, ma in realtà l’ho trovato evocativo e molto profondo, capace di creare disagio partendo da situazioni ordinarie. I racconti seguono tutti una struttura simile: normalità iniziale, progressivo accumulo di tensione, chiusura scioccante e inaspettata.
I personaggi coinvolti si trovano a dover fare i conti con le proprie paure, indotte o intrinseche. Ciò che più spaventa il lettore, però, è che queste circostanze terrificanti sono radicate nell’ordinario della propria vita. La Jackson descrive abilmente ogni situazione, riuscendo a stupire, sconvolgere e far riflettere.
Tornando al risultato finale, questa raccolta ha confermato la mia propensione per le storie brevi, ma il contenuto non mi ha entusiasmato quanto avrei sperato. Shirley Jackson è indubbiamente un’autrice di grande impatto, e sebbene La lotteria colpisca nel segno (e, a voler essere buoni, anche Lo sposo) gli altri due racconti mi hanno lasciato più tiepido, con finali aperti che non sempre risultano soddisfacenti. Nel complesso, dunque, il libro si è rivelato meno incisivo di quanto mi aspettassi. Bene, ma non benissimo.
Voto complessivo: 6+/10