
Titolo originale: Stoner
Titolo italiano: Stoner
Autore: John Edward Williams
Pagine: 336
Prima edizione: 1965
Edizione italiana: traduzione di Stefano Tummolini (Fazi Editore, 2012)
Il libro
William Stoner nasce in una famiglia di contadini del Missouri e pare destinato a una vita nei campi, ma qualcosa in lui cambia quando, iscrittosi ad agraria, si ritrova per caso in un corso di letteratura. È lì che ha una sorta di epifania, un moto interiore che lo spinge a cambiare strada: abbandona le aspettative familiari e intraprende la carriera accademica.
La sua esistenza si snoda, quindi, interamente all’interno dell’università, teatro assoluto del romanzo, in un arco di tempo che attraversa, tra l’altro, le due guerre mondiali, il proibizionismo e la Grande Depressione.
L’autore
John Edward Williams, texano di nascita, combatté durante la Seconda guerra mondiale in India e Birmania. Tornato in patria, si stabilì a Denver, dove insegnò all’università per il resto della sua vita. Stoner, pubblicato nel 1965, passò inizialmente quasi inosservato, per poi diventare un vero e proprio caso editoriale mezzo secolo dopo, riscoperto e osannato in tutto il mondo come un capolavoro della narrativa del Novecento.
Citazione
«È la passione, Mr Stoner», disse allegro Sloane, «la passione che c’è in lei. Nient’altro.»
Considerazioni
Imbattersi in Stoner, dopo aver dedicato il mio tempo a una serie di letture piuttosto elementari, è stato come respirare aria nuova. Un romanzo che mi ha colpito per la sua scrittura sobria, priva di fronzoli ma carica di intensità emotiva. Williams ha uno stile pacato ma potente, capace di trattenere il lettore pagina dopo pagina pur raccontando una vita apparentemente piatta, fatta più di rinunce che di conquiste.
Lo stile narrativo è introspettivo, con un crescendo che diventa più incisivo soprattutto nella seconda metà del libro, dove gli eventi si fanno più personali, con una netta e marcata ricerca di sé. I dialoghi sono scarni ed essenziali, ma i diciassette capitoli risultano comunque densi, fitti di parole e riflessioni. È una lettura che richiede attenzione, che va dosata e assaporata, e che a tratti ricorda per struttura e tematiche quasi una lettura scolastica — ma nel senso più nobile del termine.
Quello che ha reso Stoner così magnetico ai miei occhi sta proprio nella sua semplicità. Il protagonista non è un eroe, né un rivoluzionario. Vive una vita semplice, fatta di silenzi, sacrifici e fallimenti: un matrimonio infelice, un rapporto complicato con la figlia, momenti di isolamento. Eppure, nella sua mediocrità apparente, c’è qualcosa di profondamente umano e straordinario. Ecco. La delicatezza con cui viene raccontata la vita di questo uomo comune – i piccoli moti di ribellione, le sue passioni silenziose e i crolli interiori – è una dote autoriale che raramente ho riscontrato in altre opere. Il finale, in particolare, impreziosisce l’intero romanzo con una riflessione struggente e toccante sul valore e il mistero dell’esistenza.
Come scrive Peter Cameron nella bellissima postfazione: “John Williams fa della vita di William Stoner una storia appassionante, profonda e straziante. E tutto questo malgrado si tratti di una vita piatta, mediocre, passiva e desolata.” E non potrei essere più d’accordo.
In conclusione, posso affermare che Stoner è un libro che non va letto per la trama, ma per la vita che contiene. Non offre colpi di scena o eventi eclatanti, ma riesce, con rara grazia, a raccontare l’invisibile. È una riflessione profonda sull’identità, sulla vocazione, sulla fatica del vivere e sull’autenticità. Un romanzo che sembra semplice, ma che resta dentro a lungo.
Voto: 7.5/10
Consigliato a chi: È affascinato dal mistero della vita e ne riconosce il valore autentico.