
Titolo originale: Tales of the Unexpected
Titolo italiano: Storie impreviste
Autrice: Roald Dahl
Pagine: 316
Prima edizione: 1979
Edizione italiana: traduzione di Attilio Veraldi (TEA, 1993)
Il libro
Sedici rapidi bocconi costruiti per sorprendere il lettore con finali che sovvertono le aspettative. Ambientazioni diverse, tono spiazzante, humour british e una vena amara che attraversa relazioni, scommesse e routine quotidiane.
L’autore
Roald Dahl (1916–1990) è probabilmente tra i più grandi narratori britannici del Novecento: nato in Galles da genitori norvegesi, fu aviatore nella Seconda guerra mondiale prima di dedicarsi alla scrittura. La sua produzione spazia dai racconti per adulti al genere fantastico per ragazzi, e il suo stile — ironico, talvolta tagliente, sempre immediato — ha influenzato intere generazioni.
Molti dei suoi libri per l’infanzia sono diventati cult cinematografici: da Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato (1971) alla rielaborazione di Tim Burton del 2005; da Matilda 6 mitica (1996) a James e la pesca gigante (1996), fino a Fantastic Mr. Fox (2009) di Wes Anderson. Anche Le streghe di Robert Zemeckis (2020) nasce da una sua opera. E persino il film Gremlins deve la concettualità del soggetto alla mente creativa di questo straordinario autore.
Considerazioni
Altro giro, altra opera. Stavolta ho fatto un salto tra i mondi creati da Roald Dahl, qui insolitamente svestito dal consueto abito di narratore per bambini che molti ricordano.
In questa raccolta di racconti, già apparsi in precedenza su vari giornali e riviste, ho scoperto un ricco carnet di storie asciutte, essenziali, spesso raccontate in prima persona, dove la struttura è snella e i dialoghi taglienti. Il progetto è semplice: prendere il lettore alla sprovvista, chiudendo con un colpo netto. In questo senso lo schema funziona quasi sempre: presa immediata, colpo di scena e risata amara.
Parliamo di pregi. La scrittura è molto piacevole e diretta, senza fronzoli, spesso intrisa di ironia british a tratti spietata, e i temi ricorrenti — la scommessa, la vanità, l’inganno, il rapporto di coppia — sono trattati con il piglio della barzelletta nera. Alcuni racconti, in particolare, hanno momenti veramente felici grazie al ritmo serrato, al perfetto controllo della situazione e al finale brillante.
Passiamo ai limiti. Inevitabilmente, la brevità di molti racconti ne fa emergere anche la fragilità. Diversi pezzi risultano prevedibili o troppo macchiettistici; qualche finale mi è apparso troppo aperto o non del tutto soddisfacente. Il tono, che poteva essere folgorante nella sua essenzialità, è un’arma a doppio taglio. Il risvolto della medaglia, in questo caso, è trovarlo essenzialmente atarassico e asettico. Insomma, a tratti l’intento è parso non raggiungere il vertice.
Volendo fare un resoconto finale della raccolta in sé, ho trovato Storie impreviste un’opera godibile: non tutte le storie sono memorabili, ma in fondo poche di esse scendono sotto la sufficienza. Il piatto forte è l’abilità di Dahl di giocare con l’attesa e di servirci, in poche pagine, situazioni in cui l’uomo si mostra nel suo lato più meschino o più patetico. Se amate i racconti brevi dal taglio spietato e l’humour british, lo troverete un piccolo scrigno di sorprese. Per quanto mi riguarda, è una sufficiente e simpatica raccolta, dall’equilibrio vario ma comunque consigliabile per chi ama i colpi di scena rapidi.
Voto complessivo: 6.5/10