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Hamlet

Among Shakespeare's plays, "Hamlet" is considered by many his masterpiece. Among actors, the role of Hamlet, Prince of Denmark, is considered the jewel in the crown of a triumphant theatrical career. Now Kenneth Branagh plays the leading role and co-directs a brillant ensemble performance. Three generations of legendary leading actors, many of whom first assembled for the Oscar-winning film "Henry V", gather here to perform the rarely heard complete version of the play. This clear, subtly nuanced, stunning dramatization, presented by The Renaissance Theatre Company in association with "Bbc" Broadcasting, features such luminaries as Sir John Gielgud, Derek Jacobi, Emma Thompson and Christopher Ravenscroft. It combines a full cast with stirring music and sound effects to bring this magnificent Shakespearen classic vividly to life. Revealing new riches with each listening, this production of "Hamlet" is an invaluable aid for students, teachers and all true lovers of Shakespeare - a recording to be treasured for decades to come.

289 pages, Paperback

First published January 1, 1601

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About the author

William Shakespeare

18.6k books48.4k followers
William Shakespeare was an English playwright, poet, and actor. He is widely regarded as the greatest writer in the English language and the world's pre-eminent dramatist. He is often called England's national poet and the "Bard of Avon" (or simply "the Bard"). His extant works, including collaborations, consist of some 39 plays, 154 sonnets, three long narrative poems, and a few other verses, some of uncertain authorship. His plays have been translated into every major living language and are performed more often than those of any other playwright. Shakespeare remains arguably the most influential writer in the English language, and his works continue to be studied and reinterpreted.
Shakespeare was born and raised in Stratford-upon-Avon, Warwickshire. At the age of 18, he married Anne Hathaway, with whom he had three children: Susanna, and twins Hamnet and Judith. Sometime between 1585 and 1592, he began a successful career in London as an actor, writer, and part-owner ("sharer") of a playing company called the Lord Chamberlain's Men, later known as the King's Men after the ascension of King James VI and I of Scotland to the English throne. At age 49 (around 1613), he appears to have retired to Stratford, where he died three years later. Few records of Shakespeare's private life survive; this has stimulated considerable speculation about such matters as his physical appearance, his sexuality, his religious beliefs, and even certain fringe theories as to whether the works attributed to him were written by others.
Shakespeare produced most of his known works between 1589 and 1613. His early plays were primarily comedies and histories and are regarded as some of the best works produced in these genres. He then wrote mainly tragedies until 1608, among them Hamlet, Romeo and Juliet, Othello, King Lear, and Macbeth, all considered to be among the finest works in the English language. In the last phase of his life, he wrote tragicomedies (also known as romances) and collaborated with other playwrights.
Many of Shakespeare's plays were published in editions of varying quality and accuracy during his lifetime. However, in 1623, John Heminge and Henry Condell, two fellow actors and friends of Shakespeare's, published a more definitive text known as the First Folio, a posthumous collected edition of Shakespeare's dramatic works that includes 36 of his plays. Its Preface was a prescient poem by Ben Jonson, a former rival of Shakespeare, that hailed Shakespeare with the now famous epithet: "not of an age, but for all time".

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Displaying 1 - 30 of 321 reviews
Profile Image for Arybo ✨.
1,475 reviews180 followers
May 7, 2018
Rilettura: aprile 2022/ 4.5

Prima lettura
Vi prego, leggetelo. Coinvolgente, appassionante, emozionante, divertente ed irriverente.

Prima o poi farò una vera recensione, per ora voglio solo dire che è stato catartico leggere questa tragedia.



Dolce Amleto, scuoti di dosso quel colore notturno, guarda con occhio amico alla tua patria e al re, non cercare per sempre con le ciglia abbassate il tuo nobile padre nella polvere. Sai che è sorte comune: ogni cosa vivente è dovuta alla morte, attraverso natura a eternità.



Evita le liti, ma se ci caschi, fa che il tuo avversario debba ricordarsi di te Da' orecchio a tutti, voce a pochi ascolta i pareri degli altri, poi giudica da te.



Sii fedele a te stesso, ne seguirà, come la notte al giorno, che non potrai essere falso con gli altri.




Spesso una goccia di male contamina la sostanza più pura.



Voglio annotarlo, che un uomo può sorridere, sorridere, ed essere un miserabile.



AMLETO: In tutta la Danimarca non c'è un miserabile, che non sia un furfante matricolato.
ORAZIO: Non c'è bisogno che uno spettro esca dalla tomba, monsignore, a dirci questo.



I tempi sono fuori di sesto; brutta sorte, che io debba essere nato a mettere ordine.



Dubita che le stelle siano fuoco,
Dubita che il sole si muova,
Dubita che la verità sia bugiarda,
Ma non dubitare del mio amore.




Rimanere onesto, con il mondo come è fatto, è dato a un uomo sopra diecimila.



Lasciate che il gusto sia la vostra guida, misurate il gesto sulla parola, la parola sul gesto, con la regola di non soverchiare mai la modestia di natura: perche l'errore di chi vuol fare troppo è estraneo al concetto dell'arte drammatica la quale, in origine come ora, aveva ed ha lo scopo di porgere, diciamo, uno specchio alla vita, mostrando alla virtù la sua immagine, al vizio la sua guisa.



Le mie parole volano, i miei pensieri strisciano in basso. Parole senza pensieri non giungono al cielo.



Sappiamo cosa siamo, non cosa potremmo essere.


Libro letto per la All-Over-The-World BookChallenge ✈️, paese: Danimarca 🇩🇰
Profile Image for Hank1972.
242 reviews66 followers
February 23, 2023
Perchè c’è del marcio in Danimarca che vorremmo ripulire.
Perché il mondo è fuor di squadra e vorremmo rimetterlo in sesto.
E i fantasmi a volte ci parlano. E a volte conviene fingerci pazzi.
E c’è una realtà che ci sorprende sempre: ci sono in cielo e in terra più cose di quante ne possiamo sognare.
E vorremmo essere, e non non essere. Prendere le armi contro questi guai e opporvisi e distruggerli.
E amare Ofelia, di un amore pari a quello di quarantamila fratelli.
Perché verrá la fine dei nostri giorni, quando non saremo altro che il teschio di un buffone.
E dare e trovare il perdono di chi pensavamo ci fosse nemico e non lo era, ed avere un buon amico che racconterà la nostra storia contro il silenzio, ed un fortebraccio che ci renderà onore.

ophelia
Ophelia, John Everett Millais, Tate
Profile Image for Erika .
93 reviews106 followers
October 29, 2018
«Essere, o non essere, questo è il problema: se sia più nobile nella mente soffrire colpi di fionda e dardi d'atroce fortuna o prender armi contro un mare d'affanni e, opponendosi, por loro fine? Morire, dormire… nient'altro, e con un sonno dire che poniamo fine al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali di cui è erede la carne: è una conclusione da desiderarsi devotamente. Morire, dormire.
Dormire, forse sognare. Sì, qui è l'ostacolo, perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale deve farci riflettere. È questo lo scrupolo che dà alla sventura una vita così lunga. […] Chi porterebbe fardelli, grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa, se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte, il paese inesplorato dalla cui frontiera nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà e ci fa sopportare i mali che abbiamo piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti? […]»
“Amleto” è una delle tragedie shakespeariane più conosciute e citate. Fu scritta probabilmente tra il 1600 e l'estate del 1602. È tra le opere più frequentemente rappresentate in quasi ogni paese occidentale, ed è considerata un testo cruciale per attori maturi. Il monologo di Amleto "essere o non essere" (Atto III, scena I), il passaggio più famoso del dramma, viene però erroneamente rappresentato accanto all'immagine di Amleto che tiene in mano il teschio del buffone Yorick, ma in realtà si tratta di due scene diverse. L'interrogativo esistenziale del vivere (essere) o morire (non essere) è alla radice dell'indecisione che impedisce ad Amleto di agire (il famoso «dubbio amletico»). Spesso è stato associato all'idea del suicidio.
Amleto è considerato uno degli assoluti capolavori di Shakespeare, nonché una delle più grandi opere della letteratura di tutti i tempi (che, non a caso, troverete, PER BEN DUE VOLTE, nella lista della BBC).
In questa recensione, però, preferirei soffermarmi sulla figura del protagonista, più che sulla trama che credo un po’ tutti conosciate. Amleto riesce qui a racchiudere in sé una miriade di aspetti e rappresenta, allo stesso tempo, l’eroe malinconico, l’eroe in crisi e l’eroe moderno. Amleto è un giovane colto, puro, animato da grandi ambizioni spirituali ma, soprattutto, incapace di sopportare il peso del male. Egli deve obbedire al padre ma lo slancio è impedito dal pensiero malinconico della vanità del tutto, e la volontà è frenata da mille considerazioni. Viene a conoscere dal fantasma del padre le circostanze della sua morte, ed è nauseato dalla vista della madre e dello zio. Tutto lo ripugna ormai e, deluso e impotente, generalizza, rivestendo di pessimismo e di sospetto ogni persona. Ma il suicidio è proibito dalla religione e il senso del dovere assume le sembianze dello spettro paterno.
Ma se Amleto, dopo quattro secoli, continua ad attrarre e commuovere, è perché non è altro che la summa della vita. Forza e debolezza, impulsività e calcolo, sensibilità e riflessione. Il suo è un personaggio complesso e contraddittorio. Con la sua debolezza, con i suoi dubbi, ci rispecchia. Tormentandosi, ci tormenta. Morendo, come ogni eroe, ci induce a domandarci una volta di più che cosa sia mai la vita.
Profile Image for metempsicoso.
494 reviews527 followers
November 3, 2023
Che esperienza è stata questa lettura.
Chiuso in camera mia, in mansarda, mentre contro il tetto si abbatteva uno dei peggiori nubifragi di cui ho memoria. Sembrava volesse venir giù il cielo: le raffiche di vento contro gli scuri delle finestre, la pioggia scontrosa e infaticabile, l'acqua torbida nelle tubature, le notizie degli allagamenti e delle esondazioni. Fuori un cataclisma.
E io dentro, prigioniero del maltempo per due giorni di ferie imprevisti ma di cui avevo bisogno, rannicchiato contro l'abat-jour a leggere ad alta voce.
Ovviamente non ero nuovo né a Shakespeare né ad Amleto: li avevo studiati con cura alle superiori, una quindicina d'anni fa, e non penso ci sia persona sulla faccia di questa terra che direttamente o meno non vi sia entrata in contatto.
Però ritornarci, in questa strana sospensione, è stato un atto potente e magnifico. Mi sono davvero tremate le vene nei polsi. Stupefatto e tramortito, manco fosse sindrome di Stendhal.
Complice per certo questa edizione, con la traduzione chiara di Agostino Lombardo.
Ora voglio recuperare e rileggere tutto Shakespeare.
[Poi, stasera, dopo ore di grigio, il cielo si è aperto, senza che neppure smettesse di piovere, su questo tramonto d'un gradiente di colori tanto intenso quanto irreale che si è poi fuso in un violetto pastello innaturale, dipinto. Ho quasi avuto paura scendesse di nuovo l'Orcolat.
Nel mentre, in quel mio rosario pagano, Ophelia cadeva nel fiume.
Il mio cervello è ancora fottuto da questa coincidenza]
Profile Image for capobanda.
70 reviews62 followers
May 26, 2019
Complice un magnifico articolo di Garboli, l’ho riletto dopo quarant’anni: quarant’anni di recitazioni enfatiche o dimesse, ambientazioni modernissime o arcaicizzanti, citazioni farlocche e inganni della memoria.
La verità è che non me lo ricordavo, non ricordavo la velocità degli accadimenti, la compattezza del testo, il modo repentino in cui l’intento della vendetta di Amleto si trasforma nell’abbandono a un Destino che dovrà riguardare, di Necessità, tutti.

E non ricordavo questo passo:

“- Ma c’è, signore, tutta una nidiata di giovinetti, falconcelli implumi, che sanno solo recitare urlando e riscuotono applausi strepitosi. Sono loro che adesso van di moda; e coprono di tanti e tali insulti e di sberleffi i teatri comuni (così essi li chiamano), che molti che veston spada e tocco hanno paura delle lor penne d’oca, e se ne tengono bene alla larga.
-Che! Davvero fanciulli? Chi li mantiene? Come son pagati? Potranno seguitare a recitare quando, cogli anni, avran cambiato voce? E più tardi nel tempo, se diverranno attori come gli altri
– com’è molto probabile che sia, se proprio non sapranno far di meglio –, non se la prenderanno malamente con gli autori dei testi ch’essi recitano, con l’accusa di averli rovinati
mettendo loro in bocca tante ingiurie contro quello che poi son diventati?“

Willy, quante ne sapeva.
Profile Image for erigibbi.
1,153 reviews757 followers
November 11, 2020
4.5

Amleto è sicuramente una delle tragedie shakespeariane più conosciute, una delle opere drammaturgiche più famose e una tra le opere più rappresentate.

Siamo alla corte di Danimarca, il re è morto, e ora al trono si trova il fratello Claudio, che ha sposato la regina Gertrude, vedova del defunto re. A non accettare tutto questo è Amleto. Il principe fa fatica a superare la morte del padre, e soprattutto il nuovo matrimonio della madre con lo zio, tanto che la definirà una prostituta.

A peggiorare le cose è lo spettro del defunto re, che avvisa Amleto che ad ucciderlo è stato proprio il fratello, il nuovo re di Danimarca. Amleto comincia quindi ad escogitare la sua vendetta.

La vendetta di Amleto però sembra non giungere mai, sembra che il ragazzo trovi sempre una scusa per aspettare, per procrastinare, perseguitato dal dubbio. Il dubbio in quest’opera è forse il vero protagonista, l’incertezza tra due poli opposti delle cose: essere o apparire, pensare o agire; non è di certo un caso che “amletico” faccia parte ormai del nostro vocabolario quando ci troviamo di fronte a un dubbio, a un’incertezza.

Amleto è finora l’opera più completa di Shakespeare che io abbia letto. Si parla di potere e della sua legittimazione; si parla di incesto; di morte e suicidio oltre che di creature soprannaturali; è permeato da valori quali amicizia, lealtà, onore e allo stesso tempo la mancanza di questi valori come per esempio il tradimento e l’ipocrisia; ci sono sentimenti, emozioni e relazioni.

Gli amici che hai, dopo averli

Messi alla prova, piantali nella tua anima

Con rampini d’acciaio. Ma non intorpidirti

Le palme per salutare ogni gradasso

Implume e appena nato. Guardati

Dalle liti, ma una volta che ci sei dentro

Bada che sia l’altro a guardarsi da te.

Presta orecchio a ogni uomo ma la tua voce

A pochi. Accogli il parere di tutti

Ma riservati il tuo giudizio. Vestiti

Come ti consente la borsa ma non in modo

Stravagante; ricco ma non vistoso –

Perché l’abito spesso rivela l’uomo

E in Francia quelli più in alto per rango

E per censo ci stanno molto attenti.

Non prendere in prestito e non prestare,

Perché il prestito spesso si perde con l’amico

E far debiti rovina il filo dell’economia.

Questo soprattutto: sii fedele a te stesso

E ne deve seguire, come la notte al giorno,

Che non sarai mai falso con nessuno.

Addio. Tutto questo conservi in te

La mia benedizione!

E la presenza di due personaggi femminili come Gertrude e Ofelia (quest’ultima è la figlia del consigliere del Re, di cui Amleto sembra innamorato) e delle loro storie potrebbero aprire dibattiti sulla condizione della donna e su argomenti più o meno femministi.

L’opera è stata scritta tra il 1599 e il 1600, situandosi in un momento cruciale sia per la storia politica inglese sia per un passaggio strettamente culturale e sociale. Se da un lato infatti si avvicina la fine del regno di Elisabetta, che come sempre porta a una lotta per il potere e a conseguenti intrighi e congiure, dall’altro l’Inghilterra deve anche affrontare il passaggio dal Medioevo all’Età moderna. Ecco che il dubbio che caratterizza un’epoca viene travasato in un’opera teatrale dove, come dicevo poco più su, a farla da padrone è proprio lui.

Essere o non essere – questa è la domanda.

[…] Morire, dormire –

Nient’altro – e con un sonno dire che poniamo

Fino al male del cuore e ai mille

Travagli naturali di cui la carne è erede.

[…] Morire, dormire – dormire, forse sognare.

Ah, qui è l’intoppo. Perché in quel sonno

Di morte quali sogni possano

Venire quando ci siamo liberati

Di questo groviglio mortale, è cosa

Che deve farci meditare.

Come scrive Agostino Lombardo nell’introduzione all’Amleto di Shakespeare:

È nell’aver posto l’interrogazione, il dubbio, come condizione permanente, non contingente, della vita, che sta la modernità, e la dolorosa poesia, dell’Amleto.

Questa è stata la prima vera opera di Shakespeare che mi ha conquistata, che mi è piaciuta davvero, dall’inizio alla fine, anche se, lo devo dire, speravo in una gioia che invece non è arrivata, della serie Amleto uno di noi.

[…] noi sappiamo

quello che siamo ma non sappiamo quello che possiamo

essere.
Profile Image for Simona B.
936 reviews3,197 followers
November 29, 2011
GERTRUDE
O Hamlet, thou hast cleft my heart in twain.
(3.4)
Da amare per la profonda disperazione che emerge dai suoi versi, una disperazione cieca, nera come l'oblio, e miracolosamente sempre disposta ad arte su un letto d'ironia ad un tempo lurida e freschissima; per l'intensità del suo sentimento, tanto più doloroso quanto viscerale; per le domande che pone e a cui con meravigliosa ostinatezza si rifuta di dare risposta, e le verità universali che giocoforza, quasi a malincuore, non può tuttavia trattenersi dal veicolare; per il metateatro, che sta bene ovunque; e per un milione di altre cose ancora.
Il più bel Shakespeare che ad oggi io abbia letto. Superbo.
HAMLET
I am very proud, revengeful, ambitious, with more offences at my beck than I have thoughts to put them in, imagination to give them shape, or time to act them in. What should such fellows as I do crawling between earth and heaven?”
(3.1)
Profile Image for Siti.
431 reviews172 followers
July 25, 2019
Più che una recensione al dramma queste poche righe vorrebbero tendere alla lettura dell'edizione della BUR classici (febbraio 2016) in quanto funzionale alla decodifica di un'opera che si presume di conoscere e che puntualmente si finisce per archiviare come un vero e proprio dilemma. L'edizione presenta testo inglese a fronte, un ricco apparato di note a cura di Keir Elam, un saggio di Viola Papetti e la traduzione del compianto Gabriele Baldini. Fin da subito appare chiaro, anche all'occhio profano, che si andrà a fruire di un lavoro importante e che la lettura rallentata dal fitto apparato di note sarà un 'occasione per avvicinare un'opera che spesso nell'immaginario collettivo, come capita con tante creazioni del Bardo, è stata liberamente interpretata e di volta in volta calata a mere esigenze di attualizzazione. Una stessa sezione dell'introduzione è interamente dedicata ad “Amleto in scena e sullo schermo” senza trascurare le moderne interpretazioni italiane da Gassman ad Albertazzi fino ad Antonio Latella nel più recente 2003.
Arricchiscono il volume un interessante apparato bibliografico, una nota filologica e le varianti testuali. A chi meno edotto su tali questioni già il solo corpus testuale diventa fonte di preziose informazioni: il lettore infatti ha modo di ricordare di essere di fronte ad un testo in poesia la cui ricchezza semantica è intessuta non solo di sforzo e maestria metrica ma, soprattutto, di fine ricerca lessicale rivolta all'uso del doppio senso spesso di carattere sessuale, o di una retorica che fa di metafore, metonimie ed endiadi il substrato semantico di un significato complesso. I temi, poi si intrecciano in modo tale da far oscillare nel dubbio tra dramma pubblico o privato. L'impostazione scenica, quella presunta del Globe, infittisce il mistero: le forzature nella divisione in atti e in scene, le supposizioni circa gli stesi atti scenici se non addirittura sulla presenza scenica di alcuni personaggi in dati momenti, restituiscono la complessità già presente alla base. La stessa rappresentazione del dramma sul finire dell'epoca elisabettiana è indicativa di ulteriori significati contingenti al periodo storico che si chiudeva e che le note aiutano a cogliere permettendo di ampliare la nostra visione. Ci si ritrova anche di fronte a interessanti scorci metaletterari, o meglio metateatrali, che indirizzano sullo stato del teatro nell'Inghilterra dell'epoca e sul ruolo che la compagnia dell'autore ricopriva, in termini di novità, rispetto al passato.

Certo c'è poi da gustare l'opera letteraria in sé, ma lo sapete questa è atipica per tensione narrativa, è il dramma dell'inazione per antonomasia, ciò che qui va cercato è il significato della parole e non è semplice da rintracciare. Ecco perché una buona edizione merita una recensione più della stessa opera di cui si occupa. Buona degustazione.
Profile Image for Dagio_maya .
1,178 reviews377 followers
September 19, 2020
La vita e la morte.
Passioni tra lacrime, risate, ragione follia.
Dopo quattrocento anni ci s’inchina ancora davanti ad un’opera che conteneva già tutto.


Il resto è noia...


Morire, dormire, -
dormire, sognare forse...

Profile Image for Albus Eugene Percival Wulfric Brian Dumbledore.
620 reviews102 followers
January 20, 2019
Sul libro, cosa aggiungere, dopo che migliaia di pagine sono state scritte?
Preferisco invece, per quei pochi che non ne avessero ancora avuto il modo, suggerire la visione della trasposizione curata tanti anni fa da Kenneth Branagh.
Qui il trailer http://www.youtube.com/watch?v=UjHXIW...
Ne rimasi affascinato. Ma io mi faccio catturare facilmente …
Profile Image for Federica.
196 reviews7 followers
October 19, 2024
ho sempre pensato che sarei stata una hamlet girlie e invece mi ritrovo a essere una macbeth girlie :/
contentissima di averlo finalmente letto integralmente
Profile Image for Chiara Pagliochini.
Author 5 books463 followers
August 21, 2011

Signore e signori, essendo oggi una domenica particolarmente stanca, ho deciso di fare una cosa un po’ diversa dal mio solito e di coinvolgervi in un piccolo esperimento sociale. L’esperimento è volto a dimostrare che ognuno di noi ha almeno una conoscenza empirica di base del signor Billy Shakespeare e delle sue opere. Come possiamo citare a memoria frasi della Bibbia senza averla mai letta per intero, come citiamo la Divina Commedia o le poesie che abbiamo imparato alle elementari, così siamo in grado di citare e di riconoscere a naso quel creativo falso-noto di zio Billy, cui va il merito di aver così intriso di sé la cultura occidentale da essere quasi diventato un cliché. E povero lui.
Il nostro esperimento consiste in questo, che io elenco una serie di frasi arci-note e alla fine voi mi dite quante ne conoscevate.
Pronti? Via!

AMLETO: Fragilità, il tuo nome è femmina.

POLONIO: Presta l’orecchio a tutti, la tua voce a qualcuno, senti le idee di tutti ma pensa a modo tuo.

MARCELLO: C’è qualcosa di marcio in Danimarca.

AMLETO: Dubita che di fuoco sian le stelle, o che si muova il sole, o che la verità sia una storiella ma giammai del mio amore.

AMLETO: To be, or not to be, that is the question.

AMLETO: Vattene in un convento.

OFELIA: O che nobile mente è qui distrutta!

AMLETO: O Dio, morto da due mesi e non ancora dimenticato! Allora c’è speranza che la memoria d’un grand’uomo gli sopravviva un semestre.

OFELIA: Siete pungente, monsignore, siete pungente.
AMLETO: Vi costerebbe un gemito smussarmi la punta.

AMLETO: O vergogna, dov’è il tuo rossore?

OFELIA: Good night, ladies, good night. Sweet ladies, good night, good night.

AMLETO: Ah, povero Yorick. Io lo conoscevo bene.

LAERTE: Mettetela nella terra, e dalla sua carne bella e incontaminata spuntino viole.

AMLETO: Il resto è silenzio.

ORAZIO: Si spezza un nobile cuore. Buona notte, dolce principe, e canti e voli d’angeli ti accompagnino al tuo riposo.

Questo esperimento (il cui successo peraltro non è sperimentalmente confermato) ha in sé un’implicita componente di tristezza. Non è triste conoscere Amleto senza averlo letto? Non è triste conoscere Romeo e Giulietta senza averlo letto? E Macbeth, Re Lear, La tempesta, Il mercante di Venezia, quel che volete. Pubblicità, pittura, letteratura, televisione, cinema, musica, ognuno di noi può impossessarsi di Shakespeare, staccarne un pezzettino e credere che non ci sia bisogno di leggere Shakespeare per conoscere Shakespeare. Il che è francamente ingiusto, scorretto e moralmente abietto. E se io fossi Shakespeare e avessi la sua conoscenza dei fantasmi tornerei sulla terra a mettere spilli sotto i cuscini.

Ma parliamo di Amleto e del perché ho scelto questa tragedia tra tante per cominciare la mia avventura shakespeariana. Innanzitutto, prima di quest’anno io non credevo che il teatro mi piacesse. Pensavo che fosse una cosa buona da vedersi a teatro, per l’appunto, ma non da leggersi. Pensavo di non poter apprezzare la sua sinteticità né la sua artificiosità, vale a dire didascalie con scritto “Muore” e personaggi che parlano così: Mento In Alto, Teschio Alla Mano, Essere O Non Essere???
Bene, non è così. Il teatro, come ogni altra arte, presuppone che chi ne fruisce sia disposto ad entrare in un principio di finzione. Nel caso di un testo teatrale, il lettore deve essere disposto ad accettare per buona una scarsa didascalia come indice del dramma personale e universale e deve altresì accettare che le persone parlino in modo assurdo, bizzarro, arzigogolato, improponibile. Quest’ultima considerazione non è valida per ogni tipo di teatro, ma nel caso di Shakespeare possiamo prenderla per buona. E allora, qual è la migliore attitudine per affrontare un testo come Amleto? Ecco, la migliore attitudine è farci uomini di teatro noi stessi, afferrare un oggetto, levarlo alto sopra la testa e pronunciare le battute di gola, seguire la cadenza, farsi trascinare nell’artificioso, essere noi stessi artificiali, più alti di noi stessi, più simbolici, più interessanti. Io non dico che il teatro proponga una natura ideale, questo non è vero: il teatro propone la natura così com’è, ma per renderla viva ha bisogno di strumenti ideali, strumenti che mettano il lettore o lo spettatore al di sopra della bieca realtà e gli arricchiscano lo sguardo. Servono dei paroloni, usiamoli. Servono delle inflessioni declamatorie, ben vengano.

Dicevo, perché ho scelto Amleto anziché un altro testo.
Amleto è con me da tanto tempo. È una cosa che non possedevo per intero (e non credo di possederlo tutto neanche adesso), ma che mi scorreva nel sangue a sprazzi. Dove giravo la testa, sbattevo in Amleto, e quel suo naso un po’ lungo mi solleticava sempre la schiena.
Due stimoli sono stati decisivi per obbligarmi alla di lui conoscenza: Freud e Ofelia. E se al momento pare che le due cose non abbiano punti di contatto, vi racconterò come invece entrano in una fitta rete di associazioni.
Leggendo l’Interpretazione dei sogni, mi sono imbattuta in una lettura di Amleto decisamente interessante e a cui non avevo mai prestato attenzione. Freud ricorre al testo di Shakespeare per illustrare la sua teoria (anche questa arci-nota, e mai nessuno che l’abbia davvero letta) del complesso di Edipo. Amleto, siamo tutti d’accordo, è una tragedia della volontà: la tragedia di un giovane di grande intelligenza e sensibilità, la cui anima è rosa da un lato da un pessimismo cosmico e, dall’altro, da un pessimismo contingente, legato alla scoperta del parricidio perpetrato da sua madre e suo zio, ora convolati a nuove nozze. Assetato di vendetta, grondante male di vivere, Amleto fa sua la causa di uccidere lo zio, restituendo la pace che merita alla memoria del padre. Eppure, mai una volta che lo vediamo fare un passo concreto per uccidere davvero questo zio. Prima si finge pazzo per disorientare la corte, poi si lascia spedire in Inghilterra senza neanche protestare; tornato a casa, si piega a un duello che pare il più stupido modo di morire. Mai una volta che davvero alzi la spada contro lo zio, se non nell’inevitabile resa dei conti. Amleto si lascia sfuggire tutte le occasioni, di proposito e incoscientemente, e di continuo si rimprovera la propria debolezza, la propria viltà. Su questo tema, una manciata di secoli dopo, Joseph Conrad scriverà un volumetto chiamato Lord Jim, che di Amleto è parente vicino. Ma questa è un’altra storia.
Ebbene, cosa vede invece Freud – quella volpe sorniona – nella tragedia di Amleto? Freud vede in Amleto un parricida mancato, un parricida mancato ma estremamente felice che suo padre sia morto. Amleto non può che essere indistruttibilmente felice, perché morto suo padre può coronare ora il sogno di un’unione con la madre. Ma no! No, perché la madre sposa invece lo zio, ed ecco che la figura paterna ritorna, in una forma più subdola e volgare. Amleto, il cui inconscio non è disposto a sopportare lo smacco per la seconda volta, si fa nevrotico, s’inventa un fantasma e in nome di una supposta vendetta compie invece un nuovo parricidio. Il conflitto di volontà sta in luogo della censura del complesso edipico. Da un lato egli vorrebbe far sua la madre, dall’altro l’io cosciente non è d’accordo. Lo scontro si fa titanico e, come va in questi casi, nasce una bella nevrosi.
Bravo zio Billy, il nostro Freud ante litteram.
Ora, io non sto dicendo che dobbiamo prendere per buona l’interpretazione di Freud, ma a me garba parecchio, come mi garbano sempre quelle interpretazioni grondanti repressione sessuale e perversioni.

Cosa c’entra questo con Ofelia? No, era un bluff. Tutto ciò non entra in nessuna relazione con lei.
Ma Ofelia è probabilmente il personaggio letterario, il soggetto pittorico che più ha colpito il mio immaginario da quando sono bambina. La straordinaria Ofelia di Millais, le incantevoli Ofelie di Waterhouse, l’Ofelia di Rimbaud (E il tremendo Infinito atterrì il tuo sguardo azzurro!). Ofelia innesca in me tutta una serie di associazioni piacevoli, all’insegna della meraviglia, della perfezione stilistica. Io penso a Ofelia, e credo che rappresenti tutto ciò che c’è di bello, di pacato, di sacro.
E pensare che è uscita dalla penna di Shakespeare, che lui è stato il primo, pensare che senza di lui non ci sarebbe stata nessun’altra Ofelia, un mito potente quanto quello di Narciso… È semplicemente una cosa troppo grande da pensare.
La tragedia di Ofelia è una tragedia d’amore orribile. È la tragedia di una giovane donna casta come la neve, una donna intelligente, che sa stare al suo posto, una donna che ama, è riamata, non chiede di più, una figlia obbediente, una sorella devota, semplicemente uno dei personaggi femminili di animo più grande (e quindi del tutto inverosimili) che siano mai stati creati. Grandi dolori minano il suo passo: la simulata pazzia di Amleto, che nega di averla mai amata; la morte del padre-ficcanaso Polonio, che fa la fine del sorcio per mano di Amleto. Ofelia è davvero vittima innocente di questo gioco di potere e di morte. Il suo suicidio per annegamento, raccontato con parole struggenti, con immagini immortali, ne fa un caposaldo dell’immaginario collettivo.
Ora, mi piacerebbe raccontarvi anche di Lizzy Siddal, che fu modella per Millais quando dipingeva la sua Ofelia. Lizzy Siddal che restò immobile per ore in una vasca, così che il pittore potesse studiare come l’acqua scivolava sulla sua pelle. Lizzy Siddal che si buscò un raffreddore perché le luci che scaldavano l’acqua s’erano spente e Millais era tanto concentrato che non se ne accorse. Lizzy Siddal che poi fu moglie di Dante Gabriel Rossetti e morì di overdose di laudano, anche lei una star ante litteram. E Dante Gabriel Rossetti fece riaprire la sua tomba per riprendere le poesie che aveva sepolto con lei.
Ora, tutto questo in che relazione entra con Amleto? Che relazione ha con Shakespeare? Nessuna, era solo per dire che Amleto non è solo se stesso e Shakespeare non è solo Shakespeare. Era per dire che c’è un motivo se tutti abbiamo una conoscenza shakespeariana empirica. Ed il motivo è che Shakespeare non è un punto in una rete, bensì un sistema di relazioni. È come fare una puntatina su Google con cinque secoli d’anticipo. Demodé? Artificioso? Puah, così volgarmente all’avanguardia!
Profile Image for Serafina C..
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December 16, 2021
Da quando ho letto Infinite Jest - che per chi non lo sapesse prende il nome dal giullare shakespeariano Yorick, «a fellow of infinite jest» - ho incontrato in quello che ho letto o visto una quantità di riferimenti ad Amleto troppo abbondante per essere una coincidenza.

E così l’ho preso in mano e my oh my, tutto mi aspettavo tranne questa pura goduria piena zeppa di dramma.

Ma a tenere insieme una trama tutto sommato semplice, per quanto avvincente, è la figura di Amleto, che riesce ad attribuire spessore e complessità al tutto. L’idea che un personaggio come Amleto sia stato concepito nel ‘600 per me è sconcertante. In un’opera di intrighi e vendetta, il suo personaggio regala una dimensione esistenziale inaspettata.

Nel suo soliloquio più famoso, quello che inizia con «essere o non essere» per intenderci - che io non avevo mai letto per intero ed è così ricco di pathos da non crederci - Amleto è talmente stravolto dalle circostanze della morte del padre che è ad un passo dal togliersi la vita, a fermarlo è solo l’incertezza delle implicazioni della morte.

Il tormento interiore e il conseguente dubbio lo lacerano al punto da incastrarlo nell’inazione. Amleto sa di dover vendicare suo padre ma non agisce - non per codardia ma perché invischiato nelle sue macchinazioni interiori.

Essere o non essere è una riflessione sulla consistenza dell’esistere, sull’alternativa agli affanni della vita, sulla lotta interiore agitata dal dubbio.

Mille-sei-cento, mi sembra assurdo.

Non siate stolti come me, leggete Shakespeare!
Profile Image for Leti lo yeti.
285 reviews
April 30, 2023
È un destino comune, lo sai: tutto ciò che vive deve morire, passando per via di natura all'eternità.
E cosa c'è di più eterno di un capolavoro, mi chiedo?
Profile Image for Julia.
280 reviews42 followers
October 11, 2017
Un grande Amore non si dimentica mai e Amleto è impossibile da dimenticare.. L'ho riletto dopo aver letto Hamnet e l'ho apprezzato ancora di più.. Una storia senza tempo :)

"Remember me"
Profile Image for Avery Liz Holland.
320 reviews77 followers
November 21, 2016
«Questo groviglio mortale»

Nel saggio L’eroe tragico moderno, Agostino Lombardo scrive che l’Amleto è un’opera così ricca e polivalente, così problematica, misteriosa e sfuggente – in una sola parola, così moderna – da non tollerare né la schematizzazione né una definizione e che qualsiasi discorso su di essa non può che essere una semplice introduzione. Il dramma e il suo protagonista presentano infatti i significati, le luci e le ombre che gli hanno attribuito tanto Shakespeare quanto i critici e i poeti successivi che si sono interrogati su di esso.
L’unica interpretazione che sembra in grado di abbracciare interamente l’opera è quella che la vede come immagine dell’uomo moderno posto di fronte al «misterioso labirinto del reale», un universo oscuro, sfuggente, problematico, da interpretare senza l’appoggio delle certezze medievali, crollate con l’avanzare dell’età moderna: l’affermarsi della visione copernicana dell’universo in sostituzione di quella tolemaica, l’espansione della Riforma, la scoperta di nuovi mondi, il lento crollo dell’ordine feudale ed aristocratico sotto la spinta degli “uomini nuovi”, l’incertezza politica determinata dalla morte imminente della regina Elisabetta, lo sviluppo della nuova scienza. Questi eventi cambiano profondamente la fisionomia del mondo medievale e danno vita ad una realtà davanti alla quale l’eroe tragico moderno e shakespeariano appare segnato da smarrimento, perplessità, cecità. Il tema dell’enigmaticità e della conseguente difficoltà di lettura del mondo percorre l’intero macrotesto shakespeariano, da Bruto ad Amleto, da Macbeth a Otello, ma trova proprio nell’Amleto la sua espressione più profonda e problematica.
Già il Giulio Cesare, che precede immediatamente l’Amleto e ha un rapporto molto stretto con esso, offre un’immagine fortissima della fragilità umana e della relatività e mutevolezza del reale, diventato qualcosa di inafferrabile, sfuggente e osservabile da mille punti di vista. Il dubbio di Bruto davanti al dramma insolubile dell’uccisione di Cesare incarna il tormento dell’uomo moderno che non sa più quale strada intraprendere al cospetto di un modo radicalmente mutato.
Nell’Amleto la domanda di Bruto divampa e si amplia enormemente: non solo cosa fare e come comportarsi, ma anche cosa è il bene e cosa è il male, cos’è la vita e quali sono le sue ragioni, cos’è la morte e cos’è Dio, cos’è l’uomo e quali sono i suoi rapporti con se stesso, gli altri, la vita e ciò che lo aspetta dopo di essa. Come molti altri drammi di età elisabettiana, l’Amleto è un remake, rifacimento di uno spettacolo precedente, e la differenza più importante tra il testo shakespeariano e il suo modello è proprio l’aggiunta al personaggio di Amleto della dimensione del pensiero, della consapevolezza, della coscienza morale, totalmente assente nel dramma e nelle altre fonti dalle quali Shakespeare ha preso ispirazione.
Amleto è emblema dell’uomo moderno consapevole della nuova, difficile realtà, «disjoint and out of frame» (indebolita e fuori di sesto), che gli si presenta quando l’ordine tradizionale scompare e impegnato nel tentativo di decifrarla e chiarirla a se stesso e agli altri anche per mezzo del teatro. Come Bruto, Amleto dibatte angosciosamente sul proprio comportamento, si pone domande continue, non dà nulla per scontato e nulla accetta dall’esterno o dall’alto, ma tutto vuole personalmente sondare, verificare, sperimentare, capire. Scrive Agostino Lombardo che il dubbio e l’interrogazione diventano così «la condizione permanente» della modernità.
Il dramma si apre con una domanda, quasi fosse una vera e propria scelta di metodo. «Essere o non essere – questa è la domanda» riflette Amleto nel celebre monologo all’inizio del terzo atto. Tutti i personaggi si pongono interrogativi che sono il corrispettivo formale dei loro dubbi e assumono a turno il ruolo di inquisitore e di informatore, nessuno ha certezze e a tutti la realtà non offre che misteri e ambiguità: gli uomini sugli spalti si chiedono il motivo del loro fare la guardia, il re e la regina si interrogano sullo strano comportamento di Amleto (che dunque è soggetto e oggetto della domanda al tempo stesso), Polonio indaga sul comportamento del figlio Laerte a Parigi e poi interroga Ofelia per sapere quali siano esattamente i rapporti tra lei e il principe Amleto. Domande particolari e allo stesso tempo universali, solo in apparenza legate a una situazione specifica, ma in realtà derivanti dalla mancanza di certezze esistenziali e metafisiche: Amleto è sì in dubbio su uno specifico atto da compiere, la vendetta, ma lo è perché della vita intera coglie il mistero, l’ambiguità, la contraddizione. Lo stesso meccanismo del teatro nel teatro, che occupa la scena centrale del dramma e svela la colpevolezza di re Claudio, è finalizzato a dare una svolta decisiva alle indagini di Amleto: il teatro è strumento privilegiato di comprensione del reale. L’opera assume quindi la forma di una serie di inchieste, indagini e contro indagini parallele su «questo groviglio mortale», come Amleto definisce, nel monologo all’inizio del terzo atto: l’intricato nodo di contraddizioni che sono la realtà e le azioni umane.
La domanda più importante fra tutte quelle che aleggiano nel dramma è forse cosa sia lo spettro che appare a mezzanotte sugli spalti del castello di Elsinore affermando di essere il fantasma del padre di Amleto e chiedendo vendetta per il proprio assassinio. È una questione cruciale, poiché l’azione di Amleto, o meglio, la sua riluttanza ad agire, dipende proprio dalla corretta identificazione della vera natura di questo personaggio: il principe vuole una prova della colpevolezza di Claudio e non intende uccidere solo perché spinto da una misteriosa entità sovrannaturale. La natura dello spettro, però, è destinata a restare sconosciuta e indecifrabile fino alla fine e tale incertezza è forse la manifestazione più sconcertante dell’enigmaticità dell’universo in cui sono immersi i personaggi della tragedia.
Profile Image for Diletta.
18 reviews18 followers
November 28, 2011
"Chi accetterebbe di accollarsi quelle some, e grugnire e sudare sotto il peso della vita, se non fosse per il terrore di qualcosa dopo la morte, la terra sconosciuta da dove non torna mai nessuno, a paralizzarci la volontà, e farci preferire i mali che abbiamo ad altri di cui non sappiamo niente?"

Sono convinta che la prima opera teatrale che leggi ti resti in un qualche modo nel cuore. O perlomeno, la prima a cui ti avvicini con un po' di criterio, perché forse leggersi Romeo e Giulietta a quindici anni perché hai sbavato nel film con Di Caprio non conta poi molto.
Ammetto di non essere mai stata molto attratta dal teatro: forse per quella sensazione di "incompletezza" che ti assale ad una prima lettura, forse per quei dialoghi spesso artificiosi e un po' retorici, forse per quello sforzo che dobbiamo compiere per immaginare ciò che avviene sulla scena, senza che l'autore ci dica nulla o quasi. Ammettiamolo, il lettore è pigro. Vuole le cose spiaccicate davanti a sé, non ha voglia di crearsi uno scenario, nemmeno un palcoscenico da quattro soldi con il sipario rattoppato.
Eppure il miracolo di un testo teatrale è sempre lo stesso: come può una struttura così apparentemente schematica sprigionare una tale intensità emotiva, resterà per me sempre un mistero.
Certo, anche l'Amleto ha i suoi limiti, ed evidenti. Basti pensare alle scene di combattimenti e duelli, di una staticità per forza di cose notevole, dove anche l'atto del morire è ridotto ad un solo verbo: un "Muore." sul margine destro della pagina, che a dirla tutta suona anche un po' inquietante. E' in questi momenti che rimpiangi il fatto di trovarti su un autobus freddo e in penombra, piuttosto che in un teatro luminoso dove l'azione si svolge a due centimetri dal tuo naso.

Ma parliamo della trama, anche se ormai è conosciuta anche dal primo pesciaiolo che passa per strada.
Amleto è un tipino nervosetto che ha il vizio di prendere tutto sul personale, uno di quegli elementi suscettibili che si legano tutte le cose al dito. Pensa tutto il dì alla morte e si veste sempre di nero; da qui la scarsa capacità di relazionarsi con le persone di sesso opposto, che dopo che lo hanno conosciuto hanno il vezzo di suicidarsi in modi estremamente carini e creativi.
Così decide di fingersi pazzo, capendo che se tutti dicono "Eh vabbè, beato lui che non capisce un cazzo" lo lasciano per i fatti suoi e lui può tramare contro il re.
Perché, vi chiederete...? Perché Amleto aveva un complesso di Edipo grosso come una casa e il fatto che sua mamma si fosse risposata con suo zio proprio non gli andava giù. Certo, suo zio aveva anche ammazzato suo padre, ma questi sono dettagli.
Non vi svelo la fine, ma sappiate che non fanno tutti pace felici e contenti per andare a funghi.

Insomma, che dire. Amleto è un piccolo gioiellino che richiede non più di 3 giorni di tempo per leggerlo e, scherzi a parte, ha tanto da comunicare, tanto su cui far riflettere.
Perché che cos'è Amleto se non lo specchio dell'uomo moderno, infelice proprio per la falsità di una gioia che può solo assumere una valenza effimera nel mondo, e acquista invece vero significato solo nella morte?
Profile Image for LaCabins.
251 reviews30 followers
July 17, 2026
If It be, 'tis not to come. If it be not to come, it will be now. If it be not now, yet it will come.
Rispetto all'arcinoto to be or not to be, that is the question. preferisco riassumere la lettura con un passo meno noto forse, ma più calzante dell'animo di Amleto. Una lettura spassosa, con un protagonista divertentissimo, scaltro, dall'anima nobile e colto, ma anche capace di battute sagagi e spinte. Una tragedia certo, ma anche comica e dall'andatura spinta per tutti e cinque gli atti.
C'è tanta morte, vita, amore e perdita, follia e lucidità: c'è tutto l'animo umano.
Profile Image for Greta.
316 reviews7 followers
November 24, 2020
Al cospetto della corte di Danimarca, il nuovo re appare come incestuoso, traditore e subdolo. Amleto, nipote del nuovo re, figlio del vecchio re(Amleto senior) e della regina, andata in sposa al nuovo re, che altresì non è che il fratello di Amleto senior, vuole vendicare la morte del padre per mano dello zio, ma è torturato dal dubbio “amletico” e continua a procrastinare la vendetta, mettendo in analisi tante argomentazioni, quali: l’incesto, la legittimazione del potere, la morte, il suicidio, l’esistenza di un mondo soprannaturale (apparizione del fantasma del padre), la castità, l’onore, l’amicizia, ma anche l’ipocrisia, il tradimento, l’incostanza, i vincoli familiari e tutti i sentimenti e le emozioni correlate (amore, gelosia, invidia, odio). Quindi, ciò che fondamentalmente turba Amleto è se uccidere Claudio (lo zio) e vendicare il padre o lasciare alla Provvidenza (Dio), come richiesto dalla sua religione (che nella tragedia compare in pochi aspetti: il fantasma che dice di vivere in purgatorio, perché non gli hanno dato l’estrema unzione prima di morire, il funerale di Ofelia, la fidanzata di Amleto).
Non svelerò il finale, nemmeno usando la funzione dello “spoiler”, perché è una tragedia teatrale che va letta. Uno dei migliori capolavori, la tragedia più famosa e più riprodotta di Shakespeare.
A me è piaciuta, soprattutto per il costante senso di ambiguità e di dubbio che pervade il giovane, il senso di esistenzialismo che lo costringe a pensare e pensare.
5 stelline, confermate.
Profile Image for Cristina - Athenae Noctua.
416 reviews50 followers
June 12, 2013
Un dramma da leggere e rileggere (anche se non coinvolgente e intenso quanto Macbeth), per coglierne le sfaccettature e per assaporarne i versi, meglio se nel confronto con l'originale, che ci permette di associare la sonorità alle atmosfere drammatiche che già la lettura silenziosa finisce per appiattire. Un testo, inoltre, che ha alle spalle una solida tradizione tematica classica e che ha davanti a sé infinite rielaborazioni, grazie all'istrionica figura di Amleto e alla sua duplice prospettiva di folle fedele ad un metodo.
http://www.athenaenoctua2013.blogspot...
Profile Image for Sara (Sbarbine_che_leggono).
576 reviews169 followers
Read
October 31, 2018
Quando leggo Shakespeare mi sento sempre dentro uno di quei filmoni americani sui college, gli studenti di letteratura, le sbronze e le confraternite. Probabilmente mi sento più soddisfatta di questa sensazione, che di leggere Shakespeare in sé. Tant'è...
Profile Image for Andrea Belvisi.
38 reviews
June 13, 2023
#7 libri in 7 giorni

Il primo libro di Shakespeare che leggo e nel complesso posso dire che mi è piaciuto, anche se l'ho trovato difficile e un po' pesante da leggere anche se la mia edizione aveva solo 98 pagine, penso che prima o poi lo rileggerò perche sento di non averlo capito a pieno
Profile Image for Frabe.
1,224 reviews60 followers
Read
November 20, 2023
Leggere, certo, ma...
capire o non capire,
questo è il problema
Profile Image for Marianna Botticchio.
310 reviews10 followers
June 22, 2021
Premetto che, sono sempre stata interessata ed affascinata da Shakespeare fin da quando andavo a scuola e, finalmente mi sono decisa a leggere le sue opere.
Amleto è la seconda opera dello scrittore/autore che leggo e, mi sta piacendo sempre di più, nonostante siano tragedie.
Il primo sentimento che emerge chiaro è il dolore, naturale conseguenza della perdita di una persona tanto cara quale un genitore. Dolore che trova sfogo nella vendetta quando Amleto, già profondamente disgustato dal comportamento della madre, scopre che il padre è stato assassinato e non morto naturalmente come si credeva.
È da questo punto in poi che traspare nitida tutta la lacerazione dell'animo e della mente del personaggio.
Lo stile è quello classico, forse non sempre scorrevole ma così ricca di metafore e molto poetica da risultare piacevole.
Se amate i classi vi consiglio di leggere quest'opera anche se non è semplice leggerla come detto poc'anzi.
Profile Image for littlepunkdragon.
157 reviews
December 8, 2020
4.5 ⭐️

Mi è piaciuto molto e, anche questo, mi ha fatto ridere quando in realtà non dovrebbe. In qualche modo l’ho trovato più “serio” di Romeo e Giulietta e vengono affrontate tematiche molto importanti. Il personaggio di Amleto mi è piaciuto tantissimo e penso sia molto reale. Ho amato anche l’evoluzione della storia e le varie vicende che si sono susseguite. La fine è stata bellissima e soprattutto divertente però in teoria non dovrebbe esserlo.
Amleto è sicuramente una storia che mi rimarrà nel cuore per sempre e sono per questo molto contenta di averlo letto.
Profile Image for Leukojum.
102 reviews24 followers
September 20, 2019
Ringrazio immensamente Helena di HeleNarrazioni per avermi invogliata a conoscere e affrontare uno di quegli scrittori a cui non mi sarei normalmente avvicinata.
Il suo entusiasmo per questo autore mi ha permesso di eliminare un'enorme pregiudizio che mi ero creata e a farmi apprezzare qualcosa di totalmente diverso, quindi mi piacerebbe passare questo stesso entusiasmo a qualche altro lettore.
In poche parole...LEGGETE SHAKESPEARE! 💕💕
Profile Image for Adriana Moretti.
883 reviews8 followers
December 27, 2023
Un classico della letteratura inglese. Amleto tormentato dalla passioni, dalla lotta interiore, dall’esistenza “essere o non essere”. Una delle opere per me più belle dell’autore.
⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️
Profile Image for Eustachio.
708 reviews73 followers
October 23, 2015
Dirlo o non dirlo, è questo il dilemma.
Temo di doverlo vedere recitato a teatro per dare un giudizio completo. Temo anche che quello di cui ho bisogno per leggere Shakespeare non sia una traduzione italiana a fronte, bensì una parafrasi in inglese, accompagnata magari da un apparato critico di note da aggiungersi al solito saggio introduttivo.
E quindi niente, ecco la mia impressione a pelle, ma tenete presente che sono un ignorante e che il mio parere conta meno di zero: le premesse, i primi atti, mi sono piaciuti tantissimo, più o meno fino a quando Hamlet non parla a Gertrude dopo la messa in scena; più o meno da lì in poi mi è parso che la vendetta del figlio si perdesse un po' per strada, in un precipitarsi di eventi che conduce a un tragico finale per me non esattamente soddisfacente.
Questo non vuol dire che non mi sia piaciuto per nulla, anzi: pollice in su per il fantasma che urla di giurare una volta uscito di scena (voglio vederlo dal vivo!), per il dilemma morale e per l'astuzia di Hamlet (non tanto per la pazzia, che mi è sembrata essere più qualcosa di cui tutti gli altri parlano che qualcosa di percepibile, al contrario della pazzia di Ophelia), e per la mia scena preferita (Claudius è in preghiera, Hamlet potrebbe ucciderlo seduta stante, ma rimanda l'omicidio perché vuole che Claudius muoia esattamente come suo padre, senza essersi prima confessato).
Hamlet mi ha anche regalato un paio di frasi da utilizzare a sproposito: se sentite qualcuno per strada cominciare a dire «The time is out of joint…» o «Rightly to be great…» è probabile che sia io.
Profile Image for Appunti di una lettrice.
173 reviews87 followers
February 1, 2016
Non me ne vogliate male, ma io questa opera la conoscevo, prima di tutto, per una puntata dei Simpson in cui Bart interpreta Amleto e Lisa è Ofelia. Devo ammettere che la tragedia è stata riassunta e interpretata molto bene nel cartone, ma con quella vena ironica, tipica della famiglia gialla più famosa della televisione...
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