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Comfort Me with Apples: More Adventures at the Table
In this delightful sequel to her bestseller Tender at the Bone, Ruth Reichl returns with more tales of love, life, and marvelous meals. Comfort Me with Apples picks up Reichl's story in 1978, when she puts down her chef's toque and embarks on a career as a restaurant critic. Her pursuit of good food and good company leads her to New York and China, France and Los Angeles, and her stories of cooking and dining with world-famous chefs range from the madcap to the sublime. Throughout it all, Reichl makes each and every course a hilarious and instructive occasion for novices and experts alike. She shares some of her favorite recipes, while also sharing the intimacies of her personal life in a style so honest and warm that readers will feel they are enjoying a conversation over a meal with a friend.
302 pages, Paperback
First published June 12, 2001
About the author
Ruth Reichl
80 books3,101 followersRuth Reichl is the New York Times bestselling author of five memoirs, the novels Delicious! and The Paris Novel, and the cookbook My Kitchen Year. She was editor in chief of Gourmet magazine, and previously served as restaurant critic for The New York Times, as well as food editor and restaurant critic for the Los Angeles Times. She has been honored with six James Beard Awards.
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Community Reviews
Displaying 1 - 2 of 2 reviews
September 2, 2023
Il primo l'avevo trovato più coinvolgente, ma Ruth Reichl si conferma una compagnia estremamente piacevole. Cibo e vita si mischiano nel racconto degli anni centrali dell'autrice, quelli di affermazione professionale e crescita personale.
August 29, 2019
Quando ho preso in mano questo libro ho pensato: chissà di che parla , sarà un romanzo? Un diario? Un ricettario?
È un insieme di queste tre cose, una biografia romanzata, ricordi e ricette che si alternano e completano in un viaggio nel tempo, nello spazio e nel gusto.
È la storia di Ruth e del suo amore per il cibo, dagli inizi come collaboratrice freelance ( e nessuno, nemmeno Dug, marito e primo sostenitore, era entusiasta di quel lavoro, troppo snob per Bekeley e la comune a Channing way dove vivevano) fino a diventare critica gastronomica di punta per il Los Angeles Times.
In mezzo c’è la vita, e dunque anche il cibo. Potrei riscrivere la frase al contrario e sarebbe lo stesso giusta per descrivere il libro. In mezzo c’è il cibo, e dunque anche la vita, in un connubio inscindibile.
Quando la Reichl racconta di questo o quello chef, o di Che Panisse, sembra di essere insieme a lei, a sentire risate, odori, sapori e colori, viene l'acquolina in bocca.
Mi è venuta una voglia pazzesca di mangiare aglio, di provare l’aioli. Di spalmarmela su una fetta di pane caldo e vedere se mi fa lo stesso effetto. Sì, proprio così. Attraverso la penna di Ruth anche l’aglio diventa sensuale, un’esperienza da provare almeno una volta nella vita.
C’è il capitolo delle zuppe che è così delicato che sembra un abbraccio, mentre quello su Michael è “piccante”, gustoso come la torta al cioccolato che lei gli preparerà per i suoi quarant’anni. Ci sono ricette che raccontano l’America degli anni ottanta, e piatti più esotici, derivati dai viaggi in cina o Thailandia. Molto spesso e per ovvie ragioni i piatti raccontati sono quelli di cuochi o ristoranti famosi, ma quello che colpisce di più è l’importanza che viene data al cibo che oggi chiamiamo “a chilometro zero” e che allora si diceva “autoprodotto o della zona”.
Ricetta, dopo ricetta, avventura dopo avventura, si arriva alla conclusione, che altro non è che un nuovo inizio, una nuova sfida: Ruth annuncia che diventerà madre.E c’è una ricetta ad hoc ( che io non ho ancora il desiderio di provare), quella che lei prepara quando le cose vanno male, perché le ricorda che la vita è piena di sorprese e non bisogna mai perdere la speranza.
E se vi state chiedendo se centrano le mele del titolo … la risposta è no! ( ammettiamolo, però, chi non si è mai confortato con il cibo? ( non necessariamente mele, anche se le mele cotte di mia nonna, con burro, zucchero, uvetta , cannella e pepe rientrano a tutti gli effetti nella categoria “cibo di conforto).
La scrittura non è sempre brillante, a volte un po’ noiosa ,ma nell’insieme, si apprezza.
3 stelle.
È un insieme di queste tre cose, una biografia romanzata, ricordi e ricette che si alternano e completano in un viaggio nel tempo, nello spazio e nel gusto.
È la storia di Ruth e del suo amore per il cibo, dagli inizi come collaboratrice freelance ( e nessuno, nemmeno Dug, marito e primo sostenitore, era entusiasta di quel lavoro, troppo snob per Bekeley e la comune a Channing way dove vivevano) fino a diventare critica gastronomica di punta per il Los Angeles Times.
In mezzo c’è la vita, e dunque anche il cibo. Potrei riscrivere la frase al contrario e sarebbe lo stesso giusta per descrivere il libro. In mezzo c’è il cibo, e dunque anche la vita, in un connubio inscindibile.
Quando la Reichl racconta di questo o quello chef, o di Che Panisse, sembra di essere insieme a lei, a sentire risate, odori, sapori e colori, viene l'acquolina in bocca.
Mi è venuta una voglia pazzesca di mangiare aglio, di provare l’aioli. Di spalmarmela su una fetta di pane caldo e vedere se mi fa lo stesso effetto. Sì, proprio così. Attraverso la penna di Ruth anche l’aglio diventa sensuale, un’esperienza da provare almeno una volta nella vita.
C’è il capitolo delle zuppe che è così delicato che sembra un abbraccio, mentre quello su Michael è “piccante”, gustoso come la torta al cioccolato che lei gli preparerà per i suoi quarant’anni. Ci sono ricette che raccontano l’America degli anni ottanta, e piatti più esotici, derivati dai viaggi in cina o Thailandia. Molto spesso e per ovvie ragioni i piatti raccontati sono quelli di cuochi o ristoranti famosi, ma quello che colpisce di più è l’importanza che viene data al cibo che oggi chiamiamo “a chilometro zero” e che allora si diceva “autoprodotto o della zona”.
Ricetta, dopo ricetta, avventura dopo avventura, si arriva alla conclusione, che altro non è che un nuovo inizio, una nuova sfida: Ruth annuncia che diventerà madre.E c’è una ricetta ad hoc ( che io non ho ancora il desiderio di provare), quella che lei prepara quando le cose vanno male, perché le ricorda che la vita è piena di sorprese e non bisogna mai perdere la speranza.
E se vi state chiedendo se centrano le mele del titolo … la risposta è no! ( ammettiamolo, però, chi non si è mai confortato con il cibo? ( non necessariamente mele, anche se le mele cotte di mia nonna, con burro, zucchero, uvetta , cannella e pepe rientrano a tutti gli effetti nella categoria “cibo di conforto).
La scrittura non è sempre brillante, a volte un po’ noiosa ,ma nell’insieme, si apprezza.
3 stelle.
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