Delocalizzazione della CO2: in che modo l'UE vuole impedire alle aziende di aggirare le regole sulle emissioni di carbonio
Il piano di dazi doganali sulle importazioni punta ad arginare la delocalizzazione della CO2 ovvero la delocalizzazione delle imprese per eludere le norme sulle emissioni.
Indice
L'UE si è impegnata a ridurre le proprie emissioni di carbonio. Allo stesso tempo, vuole proteggere la propria economia, mantenendo posti di lavoro di qualità e le catene di produzione all'interno dei propri confini.
Tra il 20% e il 30% delle emissioni globali di CO2 sono legate al commercio internazionale e le emissioni derivanti dalle importazioni dell'UE sono aumentate, compromettendo gli sforzi dell'Unione in materia di clima.
Scoprite come il piano di recupero dell'UE ha dato al clima un ruolo centrale.
Cos'è la delocalizzazione della CO2?
La delocalizzazione della CO2 è la pratica adottata dalle industrie con elevati livelli di emissioni di gas serra di trasferire la produzione al di fuori dell'UE al fine di evitare la più severa normativa europea sul clima.
Misure UE per contrastare la delocalizzazione di CO2 (carbon leakage)
Gli sforzi messi in atto dall'UE per ridurre l’impronta di carbonio a livello europeo, così come previsto nel quadro del Green Deal europeo, e per diventare sostenibile e climaticamente neutrale entro il 2050 potrebbero essere vanificati da paesi meno attenti alle questioni climatiche. Per venire incontro a questo fenomeno, nel luglio 2021 la Commissione europea ha proposto Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM - dall’inglese Carbon Border Adjustment Mechanism), ossia una tassa sul carbonio che verrà applicata alle importazioni di alcuni beni provenienti da fuori dei confini dell'Unione Europea.
Il CBAM forma parte di una serie di misure approvate nell'ambito del pacchetto "Pronti per il 55%" che mira a rispettare la Legge europea sul clima attraverso una riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2032 rispetto ai livelli del 1990.
Scoprite di più sulla politica dell'UE per ridurre le emissioni di carbonio.
Come funziona la tassa sul carbonio alle frontiere?
Ai prodotti provenienti da paesi con leggi sulle emissioni di CO2 meno severe di quelle dell'UE viene applicata la tassa sul carbonio alle frontiere in modo da garantire che le importazioni non siano economicamente più vantaggiose rispetto all'equivalente prodotto nell’UE. Considerando il rischio che i settori più inquinanti possano delocalizzare la produzione in paesi con vincoli meno rigidi sulle emissioni di gas serra, l’aggiustamento del prezzo in base alle emissioni di CO2 è visto come un complemento essenziale all'attuale sistema di quote di carbonio dell'UE, noto come Sistema per lo scambio delle quote di emissioni dell'UE o ETS (dall' acronimo inglese Emissions Trading Scheme).
Adeguamento dei prezzi in base alle emissioni di carbonio
Secondo quanto stabilito dall’attuale ETS, che fornisce incentivi finanziari per ridurre le emissioni, le centrali elettriche e le industrie devono acquistare un permesso per ogni tonnellata di CO2 che producono; il prezzo di tali permessi è guidato dalla logica di mercato della domanda e dell'offerta.
Le crisi economiche hanno un impatto sulla domanda di permessi, determinandone una diminuzione che porta a un calo dei prezzi e scoraggia le imprese dall'investire in tecnologie verdi. Per fronteggiare questo problema, l'UE ha riformato l'ETS nell'ambito del pacchetto “Fit for 55”.
Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere
Il Parlamento ha adottato le norme relative al meccanismo di adeguamento delle emissioni di carbonio alle frontiere nell'aprile 2023. Dopo l'adozione da parte del Consiglio, la normativa è entrata in vigore alla fine del 2023.
Tale misura, riguarda i prodotti provenienti da settori ad alta intensità energetica quali ferro, acciaio, cemento, alluminio, fertilizzanti e idrogeno. All'inizio del 2026 la Commissione valuterà se estendere il suo ambito di applicazione ad altri settori a rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio.
Il CBAM si applica alle emissioni dirette, ossia ai gas a effetto serra emessi dal momento della produzione dei beni fino alla loro importazione nell'UE.
Chi deve versare queste imposte?
Gli importatori devono versare l'eventuale differenza tra il prezzo del carbonio versato nel paese di produzione e il prezzo delle quote di carbonio ETS dell'UE. Gli stessi, sono tenuti a riferire su base trimestrale sulle emissioni dirette e indirette dei beni importati nel trimestre precedente, nonché sull'eventuale prezzo del carbonio pagato all'estero.
Semplificazione delle regole
Al fine di semplificare lo strumento dell'UE per la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio, nel settembre 2025 il Parlamento ha approvato la proposta che esenta le imprese che importano piccole quantità di beni ad alta intensità di carbonio. Se le importazioni annuali di un'impresa sono associate a emissioni di CO2 non superiori a 50 tonnellate, l'impresa non sarà tenuta a rispettare i requisiti del CBAM.
La stragrande maggioranza degli importatori (90%), in particolare le piccole imprese, importa solo piccole quantità di prodotti e dovrebbe beneficiare della riduzione degli oneri amministrativi.
Tale esenzione non dovrebbe avere un impatto significativo sugli obiettivi ambientali della tassa sul carbonio, poiché il 99% delle emissioni totali di CO2 derivanti dalle importazioni di acciaio, alluminio, cemento, fertilizzanti e altri beni continuerebbe a essere coperto dalle norme.
Sono inoltre semplificate le norme relative alle importazioni ancora soggette alla legislazione, comprese la procedura di autorizzazione per gli importatori dei beni regolamentati, le modalità di calcolo delle emissioni e la responsabilità finanziaria degli importatori autorizzati.
Da quando sarà in vigore la nuova tassa sul carbonio?
La durata del periodo di transizione e l’introduzione graduale del CBAM sono strettamente legate alla progressiva eliminazione delle quote gratuite nell’ambito dell’ETS. Di conseguenza, il meccanismo verrà applicato in modo graduale tra il 2026 e il 2034.
Maggiori informazioni sull'azione dell'UE per mitigare i cambiamenti climatici:
- La creazione di un regolamento UE sui prodotti importati anti-deforestazione
- In che modo l'UE riduce i gas a effetto serra oltre la CO2
- Come l'UE sta promuovendo le energie rinnovabili
- Il divieto dell'UE sulla vendita di nuove auto a benzina e diesel dal 2035
Per ulteriori informazioni
- Studio del Servizio di ricerca del Parlamento europeo: I prezzi delle emissioni di carbonio (EN)
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Banca Mondiale: La determinazione del prezzo del carbonio (EN)
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Dossier di procedura (EN)
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- Meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera: testi adottati in plenaria
- Studio: implicazioni del meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera dell'UE per il clima e la competitività (EN, marzo 2023)
- In sintesi: meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera dell'UE (aprile 2023)
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Pronti per il 55%: infografica del Consiglio
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- In sintesi: semplificazione e rafforzamento del CBAM (maggio 2025)